Il Crocifisso miracoloso e la spiritualità dei Servi di Maria

Due mesi fa - il 15 marzo - la visita del Papa a San Marcello al Corso nel pieno della pandemia

Il Papa in preghiera dinanzi al Crocifisso miracoloso
Foto: Vatican Media
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Nei giorni in cui l'Italia affrontava la pandemia da Covid-19, sul sagrato della Basilica di San Pietro era esposto un grande Crocifisso.

Il suo volto è conosciuto da tutti, dato che è uno dei simboli che la Chiesa ha donato al mondo per l'annuncio di quel Regno che brilla nel cuore dell'uomo. E' il Crocifisso miracoloso.

Cosi è chiamato dai romani, per le molte grazie attribuite alla sua intercessione ed è abitualmente   esposto alla venerazione dei fedeli, nella chiesa di San Marcello, in via del Corso, storica comunità dell'Ordine dei Servi di Maria.

Non a caso esso è il simbolo dell'amore del Padre che non ha esitato a donare il proprio Unigenito figlio per la Redenzione dell'uomo.

Questo aspetto, cosi importante per la storia della salvezza,  si lega alla spiritualità della famiglia servita, in maniera molto forte, per quel legame che l'Ordine ha con la Passione della Vergine Maria e del Signore.

Gioacchino da Siena, servo di Maria del tardo duecento, narra la sua Legenda, che nel corso di un viaggio, incontrato un malato di epilessia, ne ebbe compassione, tanto da assumere su di se il male, liberando l'uomo. Spirò nel 1305, volando al cielo.

Il gesto simbolo del servizio, ovvero del farsi servo e fratello, al prossimo è uno degli elementi che caratterizzano  la spiritualità dei Servi di Maria, nati sul Monte Senario, ad opera di sette nobili fiorentini, nel 1233, ed è scolpita nel volto e nella piaghe di quella scultura, cosi cara al mondo.

Non c'è storia o vicenda che non abbia interessato il silenzioso Gesù, che pende dalla croce, del penultimo altare della navata destra della chiesa.

Nel corso dei secoli, una parte rilevante della società ha confidato le sue pene, sofferenze e dolori  rasserenandosi e sperimentando il prodigioso miracolo della tenerezza nell'abbandonarsi nelle braccia di un Padre buono.

La storia della scultura, dal punto di vista religioso e culturale, è narrata dalle Cronache dell'epoca che riportano alcuni punti fermi.

Nella notte del 23 maggio 1519 un gravissimo incendio distrusse la chiesa. Accorsi sul posto, per sedare l'incendio e salvare cosa restava, in un mare di cenere, c'era solo il Crocifisso stranamente illeso. Il fatto suscitò interesse ma di più devozione.

In quell'occasione fu istituita una Confraternita chiamata del Crocifisso miracoloso, il cui scopo è quello di testimoniare la fede ed il forte legame dei fedeli, con l'Uomo di Nazareth.

Da allora fino ai nostri giorni, si sono susseguiti diversi fatti che confermano la benevolenza del Signore, verso le sofferenze dell'umanità, tramite la rappresentazione lignea.

Tanta era la fede che il Popolo romano, riponeva nel suo Crocifisso che, durante l'infuriare  della peste, nel 1523, il cardinale segretario di Stato Vaticano, Monsignore Victor Vich, autorizzò una solenne processione, dalla chiesa di San Marcello alla basilica di San Pietro.

Mentre il corteo si snodava, disciplinato ed orante, si pregava con canti, recitando il rosario e chiedendo al Padre, per  intercessione del Figlio, l'arresto del flagello che incombeva sulla città.

Nel tragitto, si aggiungevano persone, tanto che le Autorità temerono un aumento del contagio, ma ciò non si realizzò verificandosi, invece ed inspiegabilmente, a quel giorno, la sparizione del morbo  Era  il 4 agosto 1522.

Pertanto,ogni anno, la scultura è portata nella basilica vaticana, il giovedì santo, in ricordo di ciò. Da allora, la devozione al Crocifisso miracoloso si moltiplicò ed i fedeli hanno sempre avuto fiducia nel riporre la loro speranza nel Cristo che, con il suo amore, è sempre vicino all'umanità sofferente.

 

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