Il dialogo con i sacerdoti a San Giovanni in Laterano. Papa Francesco parla ai continenti

Papa Francesco parla ai sacerdoti
Foto: CTV
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Parla ai diversi continenti del mondo Papa Francesco, nel suo lungo dialogo con i sacerdoti al termine della meditazione nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Con i partecipanti al terzo incontro mondiale dei sacerdoti, Francesco si concentra molto sulle amate “periferie”, soprattutto Africa e Asia.

Il continente africano vive un’assenza cronica di sacerdoti, nonostante un costante aumento di fedeli, ma soprattutto, continua a chiedere una vera agenda di sviluppo. “Se Dio vuole sarò in Africa nel mese di novembre, nella Repubblica Centrafricana e poi in Uganda”, anche se ancora “questa rimane una possibilità”. Parla anche del Kenia, Francesco, ma spiega che il suo viaggio nel continente africano sarà in gran parte dedicato al cinquantenario dei “martiri ugandesi”.

Sarà un viaggio in cui ribadire vicinanza, ma anche dare forza. Perché, se i preti mancano, “la colonna vertebrale sono i catechisti”. Ritornando sul tema del laicato come aveva fatto nella meditazione, il Papa ha ricordato che “la formazione dei catechisti laici è fondamentale in Africa”. Spesso, “sono loro che portano avanti la Chiesa”, come “è successo in Corea”.

Francesco ha definito l’Africa luogo di “spoliazione”: “le potenze vanno lì a cercare oro, metalli e fanno piazza pulita e lasciano il vuoto. In Africa il problema dello sviluppo e della promozione sociale sono necessari”. La povertà costringe in tanti a scappare via - “quante persone dell’Africa vengono in Europa a cercare un luogo migliore” – ma l’Occidente intero, e soprattutto l’Europa “deve andare in Africa per investire, perché ci sia l’industria e il lavoro. Questo è un aspetto sociale”.

La componente bella dell’Africa è la gioia, che si percepisce nella spiritualità e nelle celebrazioni. Ma la Chiesa deve continuare ad investire su scuole ed ospedali: serve “insegnare, come promozione culturale”, poi occorrono “la tenerezza di tante suore e tanti laici che curano gli infermi”. In tutto questo, è fondamentale una nuova stabilità politica e il rifiuto di un certo “islam arabo” (diverso dall’“Islam africano”, distingue il Papa), testimoniato da Boko Aram, che sta mettendo in atto una “guerra ideologica” che continua a creare tragedie e stragi.

I sud del mondo hanno problemi diversi dagli spesso paradossali problemi dell’opulento Occidente. Cita il suo discorso alla Fao di ieri, Francesco, rincarando – se possibile - la dose: “Cammino e consumismo stanno provocando e deteriorando l’Occidente”. Mentre, “in generale l’Asia è una promessa, è un futuro, pieno di riserva spirituale”. Certo,  non mancano i problemi, ma “l’Asia ha una storia di spiritualità molto forte. Il futuro della Chiesa è in Asia”.

Anche il cristianesimo ha diverse sensibilità nel continente, che è vastissimo. C’è una religione più legata alla componente intellettuale, come avviene in Giappone, una più legata a quella popolare, come avviene nelle Filippine, una più orientata al sociale, come avviene in Corea. Ma in tutte queste esperienze il comune denominatore sono “laici e martiri”, anche se in tante zone, come la Cina, l’esperienza dei Gesuiti e di Padre Ricci è stata fondamentale: hanno parlato alle élite dimostrando che il cristianesimo ha qualcosa da dire. “L’Asia è una delle grandi promesse della Chiesa – ha ribadito il Papa -. Ecco perché durante gli ultimi concistori sono stati creati tanti cardinali asiatici”.

Il sud del mondo offre tanti esempi validi anche per l’Occidente. Alla domanda sul continente australiano, sempre più alle prese con il secolarismo, il Papa chiede una missionarietà rinnovata fatta di “attrazione”. Parlando dell’America latina, Bergoglio cita invece il problema “dell’ingiustizia sociale”. Servono dei passi avanti in entrambi i campi, ma soprattutto occorre la misericordia, oltre ad un rinnovato spirito ecclesiale di inclusione.

Fondamentale anche nel rapporto con gli ortodossi e, in generale, nelle sfide dell’ecumenismo. Con Bartolomeo, dice il Papa, c’è un’amicizia forte e un’“unica fede”, che poi si fa comunione di intenti. Il Patriarca ecumenico, che non potrà essere a Roma - seppure invitato - per la presentazione della nuova enciclica ambientale, invierà un suo teologo. “Leggete i teologi ortodossi”, l’invito del Papa, soprattutto per comprendere la nuova ecclesiologia.

La stessa vicinanza non è ancora attuata con il Patriarca russo, Kirill, con il quale ci sono stati vari contatti ma, probabilmente, il percorso insieme è ancora in salta. Ma, per il Papa, l’Ecumenismo è una richiesta del Signore, un mandato.

E, soprattutto con gli Ortodossi – ha ribadito Francesco - “abbiamo una difesa dei valori cristiani fondamentali. Siamo nella stessa lotta. Quindi la Chiesa Ortodossa non si lascia colonizzare dalle nuove teorie che vengono dal sistema socio economico che pone il denaro al Cento”.
Per esempio, ancora, “al problema della Pasqua vogliamo trovare una soluzione, ma dappertutto ci sono tanti gruppi fondamentalisti”.

“Quando risuscita il tuo Cristo? Oggi. Il tuo? Fra una settimana – ha scherzato il Papa -. Questo è uno scandalo. La cosa definitiva dovrà essere una data fissa, supponiamo la seconda domenica di aprile, perché se si continua con la tradizione classica, corriamo il rischio di celebrare la Pasqua in agosto”.

D’altronde, ha detto Francesco, “la Chiesa cattolica è disposta, fin dai tempi di Paolo VI, a fissare una data e a rinunciare al primo solstizio dopo la luna piena di marzo”.

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