Il Giubileo Diocesano: Concordia-Pordenone. Parla Mons. Pellegrini

Mons. Giuseppe Pellegrini
Foto: Diocesi Concordia-Pordenone
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Dopo aver conversato con i Vescovi di Agrigento e Carpi, Acistampa prosegue il suo itinerario attraverso le Diocesi italiane per scoprire come si vive il Giubileo della Misericordia a livello locale. Oggi è la volta della Diocesi di Concordia- Pordenone con un colloquio con il Vescovo, Monsignor Giuseppe Pellegrini.

Papa Francesco ha voluto che ogni Diocesi potesse celebrare a livello locale il Giubileo con l'apertura di una Porta Santa in ogni cattedrale. La Sua Diocesi come sta vivendo questo Anno Santo?

La celebrazione del Giubileo a livello diocesano è uno dei doni più grandi che il Papa ha dato alla Chiesa, non tanto per sminuire l’importanza del pellegrinaggio a Roma… Molta gente ha accolto questa opportunità cpme un dono del Signore. Ho aperto sei Porte Sante: la Cattedrale, la Concattedrale, e quelle di quattro Santuari. Dal 13 dicembre al 17 gennaio abbiamo aperto queste sei Porte: una sorpresa perché mai nessuno avrebbe pensato che ci fosse così tanta gente, è stata una risposta di popolo incredibile. Quello che stupisce, inoltre, è la frequenza delle persone che si accostano alla Confessione. Oltre ai gruppi organizzati che fanno i pellegrinaggi, tanti singoli entrano in chiesa e si avvicinano al confessionale. Questo è un tempo di grazia e noi dobbiamo annunciare e testimoniare la misericordia di Dio attraverso le cose semplici perché questo è il centro dell’esperienza cristiana. Devo dire che tutti, mi pare, abbiano colto l’alto profilo spirituale del Giubileo.

Quali sono le iniziative messe in campo dalla Diocesi? Il Papa richiama spesso alle opere di misericordia. Come vi siete attrezzati per rispondere a questo appello?

Come Diocesi abbiamo scelto quattro opere specifiche. Nel giorno delle aperture delle Porte Sante abbiamo destinato la colletta a quelle che abbiamo chiamato le quattro “opere-segno”: attenzione ai rifugiati, accoglienza per gli ex detenuti, sostegno ad una missione in Mozambico, contributo alla Caritas per sostenere una comunità cristiana della Terra Santa. Il 16 gennaio scorso, Giornata del rifugiato, abbiamo celebrato il Giubileo con più di 400 persone – per lo più musulmani. E’ stato un successo, un avvenimento molto bello: siamo andati a piedi in pellegrinaggio verso un centro di accoglienza della Caritas , siamo stati insieme pregando ognuno secondo la propria spiritualità.

Laicato e giovani sono due realtà fondamentali per la vita della Chiesa. Come si stanno impegnando i laici e i giovani nella Diocesi in questo Anno Santo?

I giovani sono coinvolti, oltre al loro cammino di formazione, nella preparazione della Gmg di Cracovia. Sarà un evento giubilare. Inoltre puntiamo ad una corresponsabilità dei laici: devono “sporcarsi un po’ le mani” nelle mani. Questa attività certamente deve essere prima formata e poi seguita, abbiamo cominciato questo cammino che deve vedere i laici protagonisti.

Che impulso sta dando e darà il Giubileo alla Diocesi di Carpi?  Il Giubileo quali segni lascerà alla vita della Diocesi?

Dobbiamo sempre tenere presente il duc in altum di San Giovanni Paolo II. Papa Francesco ci dice che dobbiamo essere Chiesa in uscita, una Chiesa che annuncia la gioia del Vangelo. Sarà possibile? Dobbiamo rinnovare il modo di testimoniare, dobbiamo cercare nuove forme di evangelizzazione, creare relazioni con il nostro prossimo senza avere paura. Per questo occorre un nuovo slancio di coraggio e se come cristiani riscopriamo l’incontro con Cristo allora certamente ci sarà questo coraggio.

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