Il Giubileo Diocesano: Gorizia. Parla Mons. Redaelli

L'Arcivescovo Carlo Redaelli con Papa Francesco
Foto: Arcidiocesi di Gorizia
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Il viaggio di Acistampa attraverso le Diocesi italiane questa domenica ci porta in Friuli Venezia Giulia. A rispondere alle nostre domande sulle celebrazioni giubilari a livello diocesano è l'Arcivescovo di Gorizia, Monsignor Carlo Redaelli.

Papa Francesco ha voluto che ogni Diocesi potesse celebrare a livello locale il Giubileo con l'apertura di una Porta Santa in ogni cattedrale. La Sua Diocesi come sta vivendo questo Anno Santo?

Nel mese di dicembre abbiamo vissuto intensamente e con ampia partecipazione dei fedeli l’apertura delle Porte della Misericordia in Cattedrale e nella basilica di Aquileia. In quell’occasione ho sottolineato che per vivere pienamente il Giubileo della Misericordia dobbiamo ricordare che esso è l’oggi della salvezza che Dio ci dona: Dio ci ama così come siamo, con le nostre generosità, i nostri ideali, i nostri desideri di verità, di bellezza, di bene ma anche i nostri egoismi, le nostre vigliaccherie, i nostri sogni di debolezza, le nostre invidie e gelosie… Nelle scorse settimane è stata aperta anche una Porta della Misericordia nel santuario mariano di Rosa Mistica a Cormons che potrà essere attraversata dai fedeli sino al mese di aprile quando, con un’ideale staffetta, apriremo la Porta nel santuario mariano dell’isola di Barbana nella laguna di Grado. È stata avviata anche la proposta delle Oasi della Misericordia nei cinque decanati della diocesi: si tratta di luoghi dove, sacerdoti e laici “esperti di umanità”, offriranno l’opportunità di un ascolto esistenziale. In aprile abbiamo in programma un pellegrinaggio a Padova, nei luoghi di San Luca, il cui Vangelo della Misericordia segna l’Anno Pastorale diocesano. Insieme alle altre Chiese del Friuli Venezia Giulia abbiamo, poi, programmato alcuni momenti giubilari comuni per il mondo del lavoro, per i sacerdoti, per le famiglie… È doveroso ricordare l’attenzione che la Chiesa goriziana rivolge ormai da tempo all’accoglienza dei richiedenti asilo che giungono a centinaia nell’Isontino provenendo, per lo più, da Pakistan ed Afghanistan: un impegno nell’esercizio delle opere di misericordia corporale (dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi ed alloggiare i pellegrini…) che mi pare assuma una valenza ancora più particolare in quest’anno Giubilare.

Quali sono le iniziative messe in campo dalla Diocesi? Il Papa richiama spesso alle opere di misericordia. Come vi siete attrezzati per rispondere a questo appello?

Ogni fedele ed ogni comunità cristiana sono invitati a sostenere una delle tre opere giubilari che resteranno aperte e funzionali anche dopo la conclusione del Giubileo. Il primo di questi piccoli ma concreti segni di misericordia è il progetto “Dignità&Operosità” inserito nell’ambito dell’iniziativa “Famiglie in Salite”. In questi anni la Chiesa goriziana si è impegnata, soprattutto attraverso la Caritas diocesana, per sostenere le famiglie e le persone che si sono impoverite a causa della crisi offrendo loro occasioni di lavoro con gli strumenti del tirocinio formativo, dei voucher, delle borse lavoro. “Dignità&Operosità” prevede l’inserimento di persone disoccupate in lavori socialmente utili nella cura del verde pubblico e dell’arredo urbano in collaborazione con le amministrazioni comunali del territorio. Si è poi pensato di dare vita a due ulteriori Empori della Solidarietà nelle cittadine di Gradisca e Cormons che si affiancheranno alle analoghe iniziative già attive da tempo a Monfalcone e Gorizia: qui le persone potranno “fare la spesa” gratuitamente, scegliendo autonomamente i prodotti disponibili, utilizzando i punti assegnati presso i centri di ascolto della Caritas diocesana, la Croce Rossa o le San Vincenzo. Terzo impegno è quello di dare vita ad un “Punto famiglia”: si tratterà di un punti di ascolto che, grazie a persone formati e competenti, potrà essere un primo riferimento per le problematiche familiari; un luogo che aiuterà a comprendere le situazioni vissute, orientando verso i servizi esistenti sul territorio (consultorio familiare, servizi sociali, realtà ecclesiali per le problematiche canoniche o spirituali).

Laicato e giovani sono due realtà fondamentali per la vita della Chiesa. Come si stanno impegnando i laici e i giovani nella Diocesi in questo Anno Santo?

Per quanto riguarda i laici, la proposta che ho voluto fare con la mia Lettera pastorale è stata quella di lasciarsi guidare da Luca, ripercorrendo il suo Vangelo – che è il Vangelo della Misericordia per eccellenza - con una domanda “chi è il cristiano?”. Una domanda che ne implica inevitabilmente una seconda: “chi è Gesù?” dal momento che il cristiano è il discepolo di Gesù, ha come modello Gesù e nel battesimo si è rivestito di Lui. Sono domande decisive per ciascuno di noi ed anche per chi è già cristiano ma lo vuole essere in maniera più autentica e vera con la grazia di Dio: domande che possono, con la guida dello Spirito, cambiare le vita di ciascuno di noi e delle comunità e fare della nostra Chiesa una Chiesa capace di incontrare le periferie esistenziali dell’uomo. Sono numerosi,poi, gli appuntamenti che il servizio di Pastorale giovanile diocesano ha predisposto per i prossimi mesi in vista anche della partecipazione alla Giornata mondiale della Gioventù di Cracovia. Un primo intenso momento i giovani lo hanno vissuto, insieme ai loro coetanei delle altre diocesi del Friuli Venezia, domenica 24 gennaio presso la Risiera di San Sabba a Trieste, l’unico campo di sterminio nazista in Italia. Nel luogo dove massimo è stato il male e l’ingiustizia, hanno pregato per la pace e si sono interrogati su cosa significhi vivere pienamente la misericordia. A loro, poi, sono dedicate in modo particolare quest’anno le Catechesi che guido durante la Quaresima nella chiesa di San Valeriano a Gradisca: abbiamo pensato ad un vero e proprio itinerario per coinvolgerli sulle strade delle beatitudini e della misericordia. E così, gli incontri di riflessione in chiesa saranno seguiti – a settimane alternate – dalla proposta di opere di misericordia concrete da vivere nei propri decanati per rispondere ai bisogni del territorio.

Che impulso sta dando e darà il Giubileo alla Sua Diocesi?  Il Giubileo quali segni lascerà alla vita della Diocesi?

Aprendo la Porta della Misericordia nel santuario di Rosa Mistica a Cormons, ricordavo che quella della Chiesa è una porta in cui si entra ma anche da cui si esce. Una porta aperta perché tutti possano trovare misericordia. La mia speranza, come vescovo, è che nelle chiese giubilari ma anche nei luoghi che abbiamo chiamato “Oasi della misericordia” presenti nei nostri decanati, le persone possano sperimentare accoglienza, ascolto, misericordia, perdono e trovare il coraggio per riprendere il cammino, a volte molto duro e faticoso, della vita. Ma anche una porta da cui si esce: non certo, però, per fuggire dalla comunità cristiana perché è proprio questa che deve uscire per incontrare le persone là dove si trovano, specialmente quelle più in difficoltà, divenendo la “Chiesa in uscita” di cui così spesso ci parla papa Francesco.

 

 

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