Il grazie per la canonizzazione di Newman, alla ricerca di verità e santità

Ora preghiamo ha detto il vescovo Byrne, perché divento Dottore della Chiesa

La messa di ringraziamento per la canonizzazione di Newman
Foto: Daniel Ibanez / Aci Group
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“A differenza di santi come Padre Pio o Teresa di Lisieux, probabilmente non sarà il tipo che catturerà l'immaginazione popolare. Era soprattutto un sacerdote e impegnato per la maggior parte della sua vita nei normali doveri della sua vocazione”.

 Così il vescovo Robert Byrne C.O.ha iniziato la riflessione su John Henry Newman nella messa di ringraziamento celebrata oggi a San Giovanni in Laterano per la canonizzazione e presieduta dal cardinale Vincent Nichols.

“Forse dovremmo chiederci - ha detto il vescovo- che tipo di santo Newman è e cosa può dire alla Chiesa ai nostri giorni. Fu Papa San Paolo VI a dire: "guidato unicamente dall'amore per la verità e la fedeltà a Cristo, arrivò alla pienezza della saggezza e della pace". In altre parole, fu la ricerca implacabile ed eroica del santo Cardinale di verità e santità che ci porta alla celebrazione di questa mattina”.

La ricerca della verità e della santità quindi: “Spesso pensiamo che il punto di svolta nella vita di Newman sia la sua accoglienza in piena comunione con la Chiesa cattolica nell'ottobre 1845, ma per lui è stata una naturale progressione della crescita nei suoi ideali. Gli è costato molto rinunciare alla sua famiglia, agli amici e alla carriera, ma il suo detto è sempre  stato "Santità piuttosto che pace" ed è questa determinazione che lo ha reso santo”.

Una vista costantemente dedicata alla ricerca della verità è certamente un esempio per il mondo di oggi, basta rivedere nella sua biografia il suo lavoro: “ Ha fatto molto per promuovere la causa cristiana nel portare la Congregazione dell'Oratorio in Inghilterra, fondando un'Università in Irlanda e una scuola a Edgbaston. Ha lavorato instancabilmente come parroco e aveva una cura paterna per la sua comunità oratoriana. Ha guidato innumerevoli persone con lettere di direzione spirituale e consigli. Ha dato luce a coloro che cercavano la verità e continua a farlo attraverso le sue opere pubblicate di teologia, filosofia, prediche e preghiere”.

La sua ammirazione per San Filippo Neri cui volle dedicare la sua opera chiarisce anche che non fu un freddo intellettuale. “Il suo motto "Il cuore parla al cuore”- spiega Byrne-  dimostra che come Filippo ha raggiunto i suoi obiettivi attraverso l'amicizia e lo spirito di preghiera e promuovendo l'importanza della bellezza nell'arte e nella musica. C'è chi lo vede come un arido intellettuale in opposizione al carismatico e scherzoso Filippo Neri. Ciò nonostante John Henry, che era in primo luogo un figlio di San Filippo, era intriso come Filippo di un carisma di contatto personale con le persone insieme a una profonda comprensione psicologica e all'amore di ciascuno di essi al fine di portarli a una più profonda amicizia con Dio. Entrambi hanno reso questo il pilastro principale del loro apostolato”.

E con lo sguardo al futuro il vescovo ha concluso: “Newman ci parla in diversi modi come predicatore, scrittore, teologo e pastore. Ma comunque ci parli, siamo uniti nel ringraziare che la sua vita e il suo retaggio sono ora un dono per la Chiesa universale.

Molti di noi credono che il cardinale Newman abbia dato un contributo unico alla comprensione di se stessa da parte della Chiesa, in particolare in termini di ruolo dei laici, luogo di coscienza e sviluppo della dottrina. La Chiesa deve ancora decidere di dare a Newman il riconoscimento di Dottore della Chiesa, ma è qualcosa per cui ora possiamo pregare e lavorare”.

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