Il Miracolo Eucaristico di Macerata e la Madonna della Misericordia

Un sacerdote, un dubbio e il miracolo nella città di San Giuliano

La Cattedrale di Macerata
Foto: Wikipedia
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L’ Italia si sa è una terra d’arte e di santità. E lo dimostrano non tanto le pratiche religiose contemporanee, asfissiate dal secolarismo e dalla superficialità che allontana dalle vere questioni della fede, ma le testimonianze storiche. Anche quelle che nascono dai dubbi. Perché il dubbio è metodo di conoscenza. Una prova è nella molteplicità, in una certa epoca prima dello strappo protestante, dei Miracoli Eucaristici.

Si perché solo in Italia se ne contano molti, per lo più sconosciuti, e non solo quello famoso di Orvieto che fece nascere la Solennità del Corpus Domini per volere del Papa, o quello di Lanciano di cui vi abbiamo raccontato tempo fa. 

Oggi andiamo pellegrini nelle Marche a Macerata. Nella cittadina nel 1356, il 25 aprile, avvenne un Miracolo Eucaristico in tutto simile a quello di Orvieto. Un sacerdote dubbioso della reale presenza di Gesù nell’ Ostia dopo la consacrazione, e l’ Ostia che stilla sangue sul calice e sul corporale. Il sacerdote va dal vescovo che prende il corporale e lo porta in cattedrale. 

Il lino è ancora custodito in un’urna di cristallo, nella cattedrale. Purtroppo sono poche le testimonianze storiche documentali dell’epoca per una lacuna nei Libri delle Riformanze del Comune di quel periodo. Ma da metà del 1600 la devozione crebbe, tanto che la piccola urna, dono di un gentiluomo del cardinale Centini, veniva portata in processione nella prima domenica dopo Pentecoste. Nel 1649 il vescovo Silvestri ordina che la processione sia solenne e “con il concorso di tutto il Piceno” scrive uno storico dell’epoca. 

La processione venne interrotta all’epoca della invasione napoleonica, e perse la sua forza fino a quando nel 1932 un arcidiacono della cattedrale, monsignor Scarponi, la espose di nuovo alla venerazione dei fedeli. Nel 1952 Andrea Lazzarini pubblicò uno studio sulla reliquia e il suo culto. 

Rimandiamo a quel testo per i dettagli tecnici e lo studio scientifico del lino liturgico. E anche al testo di Raffaele Iaria sui Miracoli Eucaristici in Italia .

Ma non dimentichiamo che la cattedrale che ospita la Reliquia è essa stessa testimonianza di fede. L’antica Pieve dedicata a San Giuliano il cui culto risale al VIII- IX secolo, si trasformò in cattedrale nel 1320 anno in cui venne creata la diocesi di Macerata. A Metà del 1400 fu iniziata la costruzione di una nuova cattedrale in stile gotico, fu tale fino al 1770 quando venne progettata quella attuale in stile neoclassico, ma non fu del tutto compiuta. 

Tra le opere conservate anche una con un legame speciale con la basilica di San Pietro. Si tratta della pala d’altare del transetto, unico mosaico della città. Il soggetto è san Michele arcangelo e fu eseguita nel 1628 per la basilica Vaticana  da Giambattista Calandra, su cartoni del Cavalier d’Arpino. Fu Papa Clemente XIV nel 1770 a donarla a Macerata per intercessione di un grande cardinale maceratese, Mario Compagnoni- Marefoschi. 

Il “Corporale” si venera sotto l’altare della Cappella del Sacramento nel transetto a sinistra. 

E se siete nella città non dimenticate un piccolo pellegrinaggio al Santuario della Misericordia, nato dalla edicola del 1447 e poi ampliato attorno ad una immagine di Maria dal largo manto protettore secondo lo stile che dal 1200 si diffonde in molti ordini monastici. 

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