Il mondo ortodosso verso la Pasqua, con la guerra in Ucraina sullo sfondo

La Pasqua ortodossa si celebra il 24 aprile. Ma mai il mondo ortodosso è stato diviso come è ora

Una liturgia ortodossa
Foto: Missionari della Consolata
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Le Nazioni Unite hanno chiesto una pausa umanitaria della guerra in Ucraina per la festività della Pasqua ortodossa. E a questa richiesta si è unita anche la Santa Sede Eppure, la guerra è continuata, senza interruzione, di assedio in assedio. La Pasqua ortodossa viene celebrata in un clima di divisione intraortodossa mai vista prima.

È stato Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, a mettere in luce che "quest'anno la Settimana Santa ortodossa viene osservata sotto la nuvola di una guerra che rappresenta la totale negazione del messaggio pasquale. Invece di celebrare una nuova vita, questa Pasqua coincide con un'offensiva russa nell'est dell'Ucraina".

La tregua servirebbe dunque anche a consentire “il passaggio in sicurezza di tutti i civili disposti a lasciare le aree di attuale e previsto confronto, in coordinamento con il Comitato Internazionale della Croce Rossa, e inoltre la consegna sicura di aiuti umanitari salvavita alle persone nelle aree più colpite come Mariupol, Kherson, Donetsk e Luhansk".

Nel suo messaggio di Pasqua, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo ha scritto che “anche se siamo riempiti di gratitudine e gioia per questo valore supremo ascritto all’essere umano dal Signore della Gloria, siamo disorientati dalla violenza a più facce, dall’ingiustizia sociale e della rottura dei dei diritti umani” in Ucraina.

Da parte sua, Mosca dice che Kiev starebbe completando “preparazioni per mostruose provocazioni” contro le Chiese ortodosse proprio nel giorno di Pasqua, per poi accusare i russi di averle compiute.

Colpisce che non ci siano stati particolari messaggi pasquali da parte delle Chiese ortodosse, che sono “autocefale”, cioè legate ad un territorio. Tutti pregano per tutti, ma, dall’inizio del conflitto, anche chiese legate al Patriarcato di Mosca hanno smesso in alcuni casi di pregare per il Patriarca Kirill, gesto forte che equivale quasi ad una scomunica.

Il Patriarcato di Mosca sta comunque vivendo sempre più l’esperienza di essere in tensione con alcune delle sue diocesi al di fuori della Russia. Come è successo al metropolia di Vilna e Lituania, del Patriarcato di Mosca, il cui metropolita Innokenty lo scorso 17 marzo ha diffuso in una dichiarazione in cui si condannava “con forza la guerra della Russia contro l’Ucraina”, e poi non ha preso parte all’incontro del Santo Sinodo a Mosca del 24 marzo. Ma la metropolia vede anche il problema di gruppi che stanno lasciando il Pariarcato di Mosca per unirsi al Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.

Il metropolita di Parigi Giovanni di Dubna, capo dell’arcidiocesi delle Chiese Ortodosse della Tradizione Russa nell’Europa occidentale, ha diffuso una lettera ai fedeli della diocesi, in cui si sottolineava che “molti mi sono grati per aver tentato di essere coraggioso nella mia posizione contro la mostruosa guerra in Ucraina”.

Poi ci sono i vescovi della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca. Il metropolita Onufry aveva già preso posizione contro la guerra, ma il più duro nella condanna è stato il metropolita Luca di Zaporzhye.

Il 18 aprile, padre Ioan Sauca, segretario generale in funzione del Consiglio Mondiale delle Chiese, ha inviato una seconda lettera al Patriarca Kirill, riconoscendo che il patriarca “non ha la facoltà di fermare la guerra o influenzare quanti hanno potere di decisione”, ma lo esorta comunque a “intervenire pubblicamente chiedendo un cessate il fuoco”.

Non c’è stato, invece, l’incontro della pentarchia, ovvero dei quattro patriarcati apostolici, che il Patriarca di Costantinopoli avrebbe voluto tenere nella Settimana Santa. L’incontro è solo rinviato.

La guerra in Ucraina, alla fine, ha reso questa Pasqua una Pasqua di maggiore divisione che unità. E non va dimenticato che proprio l’Ucraina è stata terreno di quello scisma ortodosso che ancora scuote il mondo bizantino.

Le Nazioni Unite hanno chiesto una pausa umanitaria della guerra in Ucraina per la festività della Pasqua ortodossa. E a questa richiesta si è unita anche la Santa Sede Eppure, la guerra è continuata, senza interruzione, di assedio in assedio. La Pasqua ortodossa viene celebrata in un clima di divisione intraortodossa mai vista prima.

È stato Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, a mettere in luce che "quest'anno la Settimana Santa ortodossa viene osservata sotto la nuvola di una guerra che rappresenta la totale negazione del messaggio pasquale. Invece di celebrare una nuova vita, questa Pasqua coincide con un'offensiva russa nell'est dell'Ucraina".

La tregua servirebbe dunque anche a consentire “il passaggio in sicurezza di tutti i civili disposti a lasciare le aree di attuale e previsto confronto, in coordinamento con il Comitato Internazionale della Croce Rossa, e inoltre la consegna sicura di aiuti umanitari salvavita alle persone nelle aree più colpite come Mariupol, Kherson, Donetsk e Luhansk".

Nel suo messaggio di Pasqua, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo ha scritto che “anche se siamo riempiti di gratitudine e gioia per questo valore supremo ascritto all’essere umano dal Signore della Gloria, siamo disorientati dalla violenza a più facce, dall’ingiustizia sociale e della rottura dei dei diritti umani” in Ucraina.

Da parte sua, Mosca dice che Kiev starebbe completando “preparazioni per mostruose provocazioni” contro le Chiese ortodosse proprio nel giorno di Pasqua, per poi accusare i russi di averle compiute.

Colpisce che non ci siano stati particolari messaggi pasquali da parte delle Chiese ortodosse, che sono “autocefale”, cioè legate ad un territorio. Tutti pregano per tutti, ma, dall’inizio del conflitto, anche chiese legate al Patriarcato di Mosca hanno smesso in alcuni casi di pregare per il Patriarca Kirill, gesto forte che equivale quasi ad una scomunica.

Il Patriarcato di Mosca sta comunque vivendo sempre più l’esperienza di essere in tensione con alcune delle sue diocesi al di fuori della Russia. Come è successo al metropolia di Vilna e Lituania, del Patriarcato di Mosca, il cui metropolita Innokenty lo scorso 17 marzo ha diffuso in una dichiarazione in cui si condannava “con forza la guerra della Russia contro l’Ucraina”, e poi non ha preso parte all’incontro del Santo Sinodo a Mosca del 24 marzo. Ma la metropolia vede anche il problema di gruppi che stanno lasciando il Pariarcato di Mosca per unirsi al Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.

Il metropolita di Parigi Giovanni di Dubna, capo dell’arcidiocesi delle Chiese Ortodosse della Tradizione Russa nell’Europa occidentale, ha diffuso una lettera ai fedeli della diocesi, in cui si sottolineava che “molti mi sono grati per aver tentato di essere coraggioso nella mia posizione contro la mostruosa guerra in Ucraina”.

Poi ci sono i vescovi della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca. Il metropolita Onufry aveva già preso posizione contro la guerra, ma il più duro nella condanna è stato il metropolita Luca di Zaporzhye.

Il 18 aprile, padre Ioan Sauca, segretario generale in funzione del Consiglio Mondiale delle Chiese, ha inviato una seconda lettera al Patriarca Kirill, riconoscendo che il patriarca “non ha la facoltà di fermare la guerra o influenzare quanti hanno potere di decisione”, ma lo esorta comunque a “intervenire pubblicamente chiedendo un cessate il fuoco”.

Non c’è stato, invece, l’incontro della pentarchia, ovvero dei quattro patriarcati apostolici, che il Patriarca di Costantinopoli avrebbe voluto tenere nella Settimana Santa. L’incontro è solo rinviato.

La guerra in Ucraina, alla fine, ha reso questa Pasqua una Pasqua di maggiore divisione che unità. E non va dimenticato che proprio l’Ucraina è stata terreno di quello scisma ortodosso che ancora scuote il mondo bizantino.

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