Il Padre nostro e l'Eucaristia. XVII Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo di oggi commentato da S. E. Mons. Francesco Cavina

La predicazione di Gesù
Foto: pubblico dominio
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Il Vangelo di questa domenica ci presenta la preghiera del Padre Nostro. Si tratta di una preghiera che ci permette di scoprire gli intimi desideri di Gesù: che cosa gli sta a cuore, che cosa determinava le sue scelte. Pregare con il Padre Nostro significa andare al centro dell’insegnamento di Gesù e penetrare nel suo cuore.

Tertulliano definisce il Padre Nostro “il breviario di tutto il Vangelo”, cioè una sintesi del Vangelo. Anzi, è il Vangelo in preghiera. E’ questa la ragione per la quale non c’è scrittore cristiano dei primi secoli che, parlando della preghiera, non ci abbia lasciato un commento al Padre Nostro.

Questa preghiera nasce da una domanda. I discepoli sono affascinati da Gesù che prega e dall’importanza che egli attribuisce al rapporto con Dio nella sua vita e dal tempo che riserva ad esso, persino notti intere. Vedendo come pregava si convinsero di non aver mai pregato in vita loro e così gli chiedono: Signore, insegnaci a pregare. Gesù viene incontro a questa richiesta, donando la sua stessa preghiera. Il Padre Nostro è la preghiera dei “bambini”, cioè di tutti gli uomini e le donne che si riconoscono figli e figlie di Dio. “Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrate nel Regno dei cieli” (Mt 18,3).

Il Padre Nostro è l’onda della preghiera di Gesù, che si propaga nei secoli.

C’è una grande somiglianza tra il Padre Nostro e l’Eucaristia.

Nell’Eucaristia si rende presente Cristo che si dona al Padre per la salvezza degli uomini; nel Padre Nostro si rende presente Gesù che prega.

Nell’Eucaristia c’è comunione nel Corpo di Cristo; nel Padre Nostro c’è comunione nella preghiera di Cristo.

Anticamente era una delle “tre cose segrete” della fede cristiana, insieme al Credo e all’Eucaristia. Il Padre Nostro, infatti, veniva consegnato ai catecumeni solo al termine della loro preparazione battesimale e cioè alla vigilia del Battesimo. Una volta ricevuta la preghiera del Signore essa veniva custodita come un tesoro prezioso in attesa del momento in cui, uscendo dal lavacro del Battesimo ed elevando le braccia al cielo, il neo battezzato avrebbe esclamato per la prima volta: “Padre!”, facendosi, così, riconoscere da tutti come nuovo figlio di Dio.

Uno scritto dei primi secoli del cristianesimo (II sec.), la Didaché prescrive ai cristiani la recita del Padre Nostro tre volte al giorno: mattino, mezzogiorno e sera. Dunque, i tre momenti centrali della giornata. Perché questa richiesta? Perché attraverso questi tre momenti il cristiano trasforma la sua giornata e la sua vita in “eucaristia”, cioè in un ‘offerta gradita a Dio e vive in perenne rendimento di grazie.

Il Padre nostro è la preghiera dei figli che si rivolgono al Padre dal quale si sanno amati non solo perché ce lo ha detto, ma anche manifestato con il dono del suo Unigenito Figlio. Al riguardo, non possiamo dimenticare che solo il Figlio unigenito può rivolgersi a Dio come Padre; noi possiamo farlo nella misura in cui siamo in Cristo, con Cristo e per Cristo.

Da ultimo, il Signore certamente ci ascolta, ma a modo suo. Nel brano del Vangelo Gesù propone alcuni paragoni chiarificatori: il pane e la pietra, il pesce e la serpe, l’uovo e lo scorpione. Egli vuole aiutarci a comprendere che un padre non sempre dà al figlio quello che gli chiede, gli dono solo quello che gli è utile. Allo stesso modo si comporta Dio con noi. Egli, sempre ci dona lo Spirito Santo, ma il resto solo se ci è utile.

 

 

 

 

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