Il Papa ad Assisi: "Il perdono può rinnovare la Chiesa e il mondo"

Papa Francesco alla Porziuncola
Foto: Angela Ambrogetti Acistampa
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La seconda visita di Francesco a Francesco questa volta si svolge a Santa Maria degli Angeli ad Assisi, nella ricorrenza dell’VIII Centenario del Perdono di Assisi. Il Papa, accolto dal Vescovo Domenico Sorrentino e dal Ministro Generale dell’Ordine Francescano dei Frati Minori P. Michael Anthony Perry, è sceso nella Porziuncola per un momento di preghiera silenziosa. Poi, in Basilica, l’incontro con i presenti per un momento di meditazione.

Con il Perdono di Assisi - ha detto il Papa - San Francesco chiedeva il “dono della salvezza, della vita eterna con Dio e della gioia senza fine, che Gesù ci ha acquistato con la sua morte e risurrezione. Il paradiso che cos’è se non quel mistero di amore che ci lega per sempre a Dio per contemplarlo senza fine? La Chiesa da sempre professa questa fede quando dice di credere nella comunione dei santi. Non siamo mai soli nel vivere la fede; ci fanno compagnia i santi e i beati, e anche i nostri cari che hanno vissuto con semplicità e gioia la fede e l’hanno testimoniata nella loro vita. C’è un legame invisibile, ma non per questo meno reale, che ci fa essere “un solo corpo”, in forza dell’unico Battesimo ricevuto, animati da “un solo Spirito”.

Per raggiungere il paradiso - ha sottolineato Papa Francesco - la via maestra è quella del perdono. “E’ difficile perdonare? Eh? Pensiamoci un po’… Alla Porziuncola tutto parla di perdono! Che grande regalo ci ha fatto il Signore insegnandoci a perdonare - o almeno aver la voglia di perdonare - per farci toccare con mano la misericordia del Padre!”.  Noi dobbiamo perdonare - ha aggiunto - “perché noi per primi siamo stati perdonati, e infinitamente di più. Non c’è nessuno tra noi che non sia stato perdonato, pensiamo alle cose brutte che abbiamo fatto e come il Signore ci ha perdonato. Come Dio perdona noi, così anche noi dobbiamo perdonare chi ci fa del male. E’ la carezza del perdono, tanto lontano da quel ‘me la pagherai!’”.

Ricordiamo - ha detto Francesco - il Padre Nostro: “i debiti sono i nostri peccati davanti a Dio, e i nostri debitori sono quelli a cui anche noi dobbiamo perdonare. Anche noi, quando nel confessionale ci mettiamo in ginocchio davanti al sacerdote, non facciamo altro che ripetere lo stesso gesto del servo. Diciamo: Signore, abbi pazienza con me. Dio ha pazienza! Sappiamo bene, infatti, che siamo pieni di difetti e ricadiamo spesso negli stessi peccati. Eppure, Dio non si stanca di offrire sempre il suo perdono ogni volta che lo chiediamo. E’ un perdono pieno, totale, con il quale ci dà certezza che, nonostante possiamo ricadere negli stessi peccati, Lui ha pietà di noi e non smette di amarci. Come il padrone della parabola, Dio si impietosisce, cioè prova un sentimento di pietà unito alla tenerezza: è un’espressione per indicare la sua misericordia nei nostri confronti. Il nostro Padre, infatti, si impietosisce sempre quando siamo pentiti, e ci rimanda a casa con il cuore tranquillo e sereno dicendoci che ci ha condonato ogni cosa e perdonato tutto”. 

Dio - ha ricordato ancora il Pontefice - perdona senza limiti: “va oltre ogni nostra immaginazione e raggiunge chiunque, nell’intimo del cuore, riconosce di avere sbagliato e vuole ritornare a Lui. Dio guarda al cuore che chiede di essere perdonato”.

A differenza di Dio, l’uomo ha difficoltà a perdonare. “Quando siamo noi in debito con gli altri, pretendiamo la misericordia; quando invece siamo in credito, invochiamo la giustizia! E tutti facciamo così! Non è questa la reazione del discepolo di Cristo e non può essere questo lo stile di vita dei cristiani. Gesù ci insegna a perdonare, e a farlo senza limiti. Insomma, quello che ci propone è l’amore del Padre, non la nostra pretesa di giustizia. Fermarsi a questa, infatti, non ci farebbe riconoscere come discepoli di Cristo, che hanno ottenuto misericordia ai piedi della Croce solo in forza dell’amore del Figlio di Dio”.

La strada del perdono - ha concluso il Papa - nel Giubileo della Misericordia può “davvero rinnovare la Chiesa e il mondo. Offrire la testimonianza della misericordia nel mondo di oggi è un compito a cui nessuno di noi può sottrarsi. Il mondo ha bisogno di perdono; troppe persone vivono rinchiuse nel rancore e covano odio, perché incapaci di perdono, rovinando la vita propria e altrui piuttosto che trovare la gioia della serenità e della pace. Preghiamo per diventare umili strumenti di misericordia. Andiamo ai confessionali per essere a disposizione del perdono, ci farà bene riceverlo oggi qui, insieme. Il Signore ci dia la grazia di dire quella parola che il Padre non ci lascia finire… Dio ci tapperà la bocca e ci vestirà! Il Padre sempre guarda la strada, in attesa che torni il figliol prodigo. E noi, tutti noi, lo siamo”.

Prima di lasciare Assisi il Papa - a sorpresa - è entrato in confessionale per confessare alcuni fedeli. Poi l’incontro con quindici tra poveri e rifugiati e,  nell’infermeria del Convento, con i religiosi ammalati.

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