Il Papa ai giovani: "Siete la ricchezza del Messico e della Chiesa"

Il Papa con i giovani a Morelia
Foto: CTV
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La visita alla Cattedrale di Morelia si è aperta con l’omaggio di Papa Francesco al Beato Josè Sanchez del Rio ucciso nel febbraio 1928 a 14 anni durante la persecuzione dei “cristeros”. Il Papa a breve lo canonizzerà. Davanti ai tanti ragazzi che affollavano la Cattedrale Francesco ha improvvisato un breve discorso a braccio. “Grazie per la visita – ha detto il Pontefice – chiederò a Gesù che vi faccia crescere con molto amore come lo ha avuto Lui, per essere cristiani seriamente, per adempiere il comandamento che ci ha dato: amare Dio e il prossimo come Lui ci ha chiamati. Chiediamo alla Vergine che ci benedica. Se avete litigato con qualcuno chiediamo che la Madonna lo custodisca, la vita non è bella con i nemici. Pensiamo alla famiglia, agli amici e ai nemici e a tutte le persone che ci aiutano. Tutti coloro che ci aiutano a crescere, una speciale benedizione per i papà, le mamme e i nonni”.

Lasciata la Cattedrale il Papa ha raggiunto lo stadio per l’incontro con i giovani.

Accolto da migliaia di ragazzi festanti, tra canti e balli locali, il Pontefice – dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni giovani – il Papa ha parlato alternando il discorso scritto a numerose aggiunte a braccio.

“Conoscevo le vostre inquietudini – ha esordito Francesco – e ho constatato in quello stesso momento qualcosa che intuivo da tempo: la vitalità, l’allegria, lo spirito festoso del Popolo messicano. Adesso, dopo avervi ascoltato, ma specialmente dopo avervi visto, constato nuovamente un’altra certezza, una cosa che ho detto al Presidente della Nazione nel mio primo saluto. Uno dei tesori più grandi di questa terra messicana ha il volto giovane, sono i suoi giovani. Sì, siete voi la ricchezza di questa terra. E non ho detto la speranza di questa terra, ho detto: la ricchezza. La montagna può avere minerali molto ricchi che serviranno per il progresso, ma questa ricchezza occorre trasformarla in speranza come fanno i minatori. Voi siete ricchezza: occorre trasformarla in speranza. Avete lanciato una sfida e dato una traccia sulla speranza quando parlavate di difficoltà: non si può vivere la speranza, sentire il domani se prima non si riesce a stimarsi, se non si riesce a sentire che la propria vita, le proprie mani, la propria storia hanno un valore. Se non sento questo la speranza non potrà entrare nel mio cuore”.

“ La speranza – ha proseguito il Papa – nasce quando si può sperimentare che non tutto è perduto, e per questo è necessario l’esercizio di cominciare da casa, cominciare da sé stessi. Non tutto è perduto. Non sono perduto, valgo e valgo molto. E’ vero che non tutto è perduto? Io sono perduto? Io valgo? Valgo poco? O molto? La principale minaccia alla speranza sono i discorsi che ti svalutano, che ti fanno sentire di seconda classe e alla fine ti senti col cuore triste. La principale minaccia alla speranza è quando senti che a nessuno importa di te o che sei lasciato in disparte, questa è una grande difficoltà per la speranza: quando ti fanno sentire che non importi a nessuno e questo succede, e questo uccide, questo ci annienta e apre la porta a tanto dolore. La principale minaccia alla speranza è farti credere che cominci a valere quando ti mascheri di vestiti, marche, dell’ultimo grido della moda, o quando diventi prestigioso, importante perché hai denaro, ma in fondo il tuo cuore non crede che tu sia degno di affetto, degno di amore. La speranza è minacciata da chi non te la fa sviluppare. La principale minaccia è quando uno sente che i soldi gli servono per comprare tutto, compreso l’affetto degli altri. La principale minaccia è credere che perché hai una bella macchina sei felice”.

“Voi siete la ricchezza del Messico, voi siete la ricchezza della Chiesa: non vi sto prendendo in giro! Non vi sto adulando! E capisco – ha scandito ancora il Papa – che molte volte diventa difficile sentirsi la ricchezza quando ci troviamo esposti continuamente alla perdita di amici e di familiari nelle mani del narcotraffico, delle droghe, di organizzazioni criminali che seminano il terrore. E’ difficile sentirsi la ricchezza di una nazione quando non si hanno opportunità di lavoro dignitoso, possibilità di studio e di preparazione, quando non si vedono riconosciuti i diritti e questo finisce per spingere a situazioni limite. E’ difficile sentirsi la ricchezza di un luogo quando, per il fatto che sono giovani, li si utilizza per scopi meschini seducendoli con promesse che alla fine nono sono tali.

Eppure, malgrado tutto questo, non mi stanco di ripeterlo: voi siete la ricchezza del Messico!”.

“Avete detto – ha detto a braccio Francesco – che avete perso qualcosa, non il cellulare o i soldi… avete detto abbiamo perso l’incanto di godere dell’incontro, di camminare insieme, di sognare insieme: ebbene abbiate il coraggio di sognare. Non pensate che vi dica questo perché sono buono ma perché come voi credo in Gesù Cristo. Ed è Lui che rinnova continuamente in me la speranza, è Lui che rinnova continuamente il mio sguardo, che mi fa sognare. E’ Lui che continuamente mi invita a convertire il cuore. Sì, amici miei, vi dico questo perché in Gesù ho incontrato Colui che è capace di accendere il meglio di me stesso. Ed è grazie a Lui che possiamo fare strada: non è vero che l’unico modo di vivere, di essere giovani è lasciare la vita nelle mani del narcotraffico o di tutti quelli che la sola cosa che stanno facendo è seminare distruzione e morte. Questa è una bugia e lo diciamo con le mani di Gesù ed è con la Sua mano che possiamo dire che non è vero che l’unico modo di vivere per i giovani qui sia nella povertà e nell’emarginazione; emarginazione dalle opportunità, emarginazione dagli spazi, emarginazione da formazione ed educazione, emarginazione dalla speranza. E’ Gesù Cristo Colui che smentisce tutti i tentativi di rendervi inutili, o meri mercenari di ambizioni altrui. Sono le ambizioni altrui che vi emarginano e che terminano nella distruzione. Solo Gesù trasforma la ricchezza in speranza”.

“Mi avete chiesto – ha aggiunto il Papa – una parola di speranza: quella che ho da darvi si chiama Gesù Cristo. Quando tutto sembra pesante, quando sembra che ci caschi il mondo addosso, abbracciate la sua croce, abbracciate Lui e, per favore, non staccatevi mai dalla sua mano, per favore, non allontanatevi mai da Lui Il trionfo non è nel non cadere ma nel non restare a terra: l’unico che può aiutare è Gesù, non nascondete la mano quando cadete! Questo è il cammino, non permettevi di restare a terra, caduti! E se viene un amico che ha inciampato offrite una mano con dignità. Ascoltatelo come amici, questa medicina che si sta dimenticando: l’ascoltoterapia! E lui ti stenderà la mano e lo farai in nome di Gesù. Non lasciate mai la mano di Gesù. Lui capisce quello che succede. Insieme a Lui è possibile vivere pienamente, insieme a Lui è possibile credere che vale la pena dare il meglio di sé, essere fermento, sale e luce tra gli amici, nel quartiere, in comunità, nella famiglia. Perciò cari amici, da parte di Gesù vi chiedo di non lasciarvi escludere, non lasciarvi disprezzare, non lasciarvi trattare come merce. Siate astuti,  semplici e buoni, avrete l’esperienza, l’incanto di sognare e l’esperienza di sentirsi famiglia e comunità e di poter guardare il mondo in faccia a fronte alta! La dignità. Tre parole: ricchezza che Dio ha dato a voi,  speranza, dignità!”.

“Oggi il Signore – ha concluso Papa Bergoglio – continua a chiamarvi, continua a convocarvi, come fece con l’indio Juan Diego. Vi invita a costruire un santuario. Un santuario che non è un luogo fisico, bensì una comunità, un santuario chiamato parrocchia, un santuario chiamato Nazione. La comunità, la famiglia, il sentirci cittadini è uno dei principali antidoti contro tutto ciò che ci minaccia, perché ci fa sentire parte di questa grande famiglia di Dio. Non per rifugiarci, non per chiuderci, per scappare dalle sfide della vita, anzi, per uscire ad invitare altri, per uscire ad annunciare a tutti che essere giovani in Messico è la più grande ricchezza e pertanto non può essere sacrificata e ci dà dignità. Gesù che ci dà la speranza mai ci inviterebbe ad essere sicari, ma ci chiama discepoli, amici. Gesù mai ci manderebbe a morire, ma tutto in Lui è invito alla vita. Una vita in famiglia, una vita in comunità; una famiglia e una comunità a favore della società.  In famiglia si impara la condivisione, a litigarsi e a riconciliarsi. Nella famiglia custodisce la ricchezza: troverete speranza e dignità, la famiglia è la pietra di base della costruzione di una grande Nazione.  Voi siete la ricchezza di questo Paese, e quando dubitate di questo, guardate Gesù Cristo, che è la speranza e che smentisce tutti i tentativi di rendervi inutili, o meri mercenari di ambizioni altrui”.

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