Il Papa ai sacerdoti del Messico: non cedete alla tentazione della rassegnazione

Il Papa all'omelia
Foto: Aci Group
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

La nostra vita parla della preghiera, e la scuola della preghiera è la scuola della vita. Per questo non si deve cedere alla rassegnazione.

Papa Francesco apre la quarta giornata del viaggio in Messico con la messa per i sacerdoti e i religiosi a Morelia, ad un’ora di volo da Città del Messico, in uno stadio che accoglie 20 mila persone.

Morelia  è il centro geografico del Messico, a quasi 2000 metri sul livello del mare, 600 mila abitanti, capitale del Michoacan, luogo significativo tanto da essere inserito nella lista dell’ Unesco come patrimonio dell’ umanità. Ma il luogo purtroppo è famoso per problemi di violenza, di narcotraffico. Il Papa ha creato cardinale il vescovo di Morelia, monsignor Suárez Inda, anche in senso di attenzione e apprezzamento per l’impegno della Chiesa in situazioni particolarmente difficili.

Prima della messa il Papa ha fatto un giro dello stadio in una piccola auto scoperto tre i cori dei presenti: “Papa Francesco tu sei il benvenuto” e “ Papa Francesco, gran missionario”. Ma soprattutto si è pregato per i 43 ragazzi scomparsi nel 2014.

Per dire grazie a questo clero impegnato il Papa ricorda il Padre nostro. “In Gesù - dice il Papa -questa espressione non ha il “retrogusto” della routine o della ripetizione. Al contrario ha il sapore della vita, dell’esperienza dell’autenticità. Egli ha saputo vivere pregando e pregare vivendo, dicendo: Padre nostro. E ci ha invitato a fare lo stesso. La nostra prima chiamata è quella a fare esperienza di questo amore misericordioso del Padre nella nostra vita, nella nostra storia. La sua prima chiamata è a introdurci in questa nuova dinamica dell’amore, della filiazione”.

Mette in guardia dalla tentazione della rassegnazione, una delle armi preferite del demonio, che può “venire da ambienti dominati molte volte dalla violenza, dalla corruzione, dal traffico di droghe, dal disprezzo per la dignità della persona, dall’indifferenza davanti alla sofferenza e alla precarietà” e da una “realtà che sembra essere diventato un sistema inamovibile”.

Una rassegnazione che paralizza e impedisce “di fare la strada; una rassegnazione che non soltanto ci spaventa, ma che ci trincera nelle nostre “sacrestie” e apparenti sicurezze; una rassegnazione che non soltanto ci impedisce di annunciare, ma che ci impedisce di lodare. Una rassegnazione che non solo ci impedisce di progettare, ma che ci impedisce di rischiare e di trasformare le cose”.

E per non cedere a questa tentazione il Papa ricorda un personaggio speciale, il primo vescovo della zona Vasco Vásquez de Quiroga, conosciuto anche come “Tata Vasco”, come “lo spagnolo che si fece indio”.

 E il Papa ringrazia il cardinale che ha voluto che si celebrasse l' Eucaristia con il calice di Vásquez de Quiroga, e del primo vescovo usa anche il pastorale. Lui stesso racconta la realtà vissuta dagli indios Purhépechas: “venduti, vessati e vagabondi per i mercati a raccogliere i rifiuti gettati a terra”, lungi dal condurlo alla tentazione dell’accidia e della rassegnazione, mosse la sua fede, mosse la sua vita, mosse la sua compassione e lo stimolò a realizzare diverse iniziative che fossero di “respiro” di fronte a tale realtà tanto paralizzante e ingiusta”. 

“Tata Vasco”, in lingua purépechas significa: papà.

Padre nostro allora, ripete il Papa  “non lasciarci cadere nella tentazione della rassegnazione, non lasciarci cadere nella tentazione della perdita della memoria, non lasciarci cadere nella tentazione di dimenticarci dei nostri predecessori che ci hanno insegnato con la loro vita a dire: Padre Nostro.

All’inizio della messa il Papa ha ricordato il vescovo emerito di Hermisillo, morto la scorsa notte a 96 anni, aveva partecipato al Concilio Vaticano II.

Terminata la messa il Papa pranza in in arcivescovado e poi si reca nella cattedrale dove incontra 14 rettori di università messicane, sei leader di altre confessioni cristiane e poi tanti bambini del catechismo e della prima comunione.

Subito dopo si reca in un altro stadio, più grande il “José Maria Morelos y Pavón”, dove è previsto l’incontro con i giovani.

Ti potrebbe interessare