Il Papa ai sacerdoti: seguite il modello dei santi, siate in comunione con il vescovo

Papa Francesco durante un incontro nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, dove oggi ha incontrato i partecipanti all’Assemblea Internazionale della Confederazione Unione Apostolica del Clero.
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Tutti i battezzati sono chiamati alla santità, perché “oggi come in passato sono i santi i principali evangelizzatori”. Papa Francesco incontra i partecipanti all’Assemblea Internazionale della Confederazione Unione Apostolica del Clero, indica loro la via della santità e ancora una volta condanna la “mondanità spirituale”, e ribadisce la necessità dell’unione con il vescovo e con la diocesi, da mettere avanti ai programmi dei tanti movimenti che animano le diocesi.

 Comincia un po’ in anticipo, l’udienza nella Sala del Concistoro. È la prima di una intensa giornata che vedrà il Papa incontrare il presidente dell’Austria Alexander van der Bellen e i vescovi dell’Uruguay in visita ad limina.

La Confederazione si riunisce per riflettere sul ministero ordinato “nella, per e con la comunità diocesana”, e, incontrandoli, Papa Francesco rimarca il concetto di “diocesanità”, che più volte ha messo in luce nei suoi discorsi.

Il Papa sottolinea la necessità di una “conversione a Cristo”, e ricorda che “la fecondità dell’apostolato non dipende solo dall’attività e dagli sforzi organizzativi, pur necessari, ma in primo luogo dall’azione divina”, e per questo “oggi come in passato sono i santi i più efficaci evangelizzatori, e tutti i battezzati sono chiamati a tendere alla misura alta della vita cristiana, cioè alla santità”.

Papa Francesco afferma che la Giornata Mondiale di Preghiera per la Santificazione del Clero è “un’occasione propizia per implorare dal Signore il dono di zelanti e santi ministri per la sua Chiesa”, e ricorda che “per realizzare quest’ideale di santità, ogni ministro ordinato è chiamato a seguire l’esempio del Buon Pastore che dà la vita per le sue pecore”.

Una attività pastorale che viene dal “Cuore di Cristo”, cui ci conduce anche “la relazione filiale” con la Madonna. Papa Francesco ribadisce il suo fastidio per la “mondanità di tanti ministri ordinati”, e ricorda che “la tentazione della mondanità spirituale” è “tante volte nascosta nella rigidità”, perché “una chiama l’altra: sono sorellastre”.

Il Papa poi enfatizza l’impegno “nell’azione pastorale” che diventa concreto nella Chiesa locale, che i pastori sono chiamati a servire per “comprenderne la storia e a vivere le gioie e i dolori, le attese e le speranze del gregge loro affidato”. Per Papa Francesco, i pastori devono vivere la loro Chiesa particolare, perché questa “ha un volto, ritmi e scelte concrete; va servita con dedizione ogni giorno, testimoniando la sintonia e l’unità che viene vissuta e sviluppata con il vescovo”.

Per Papa Francesco, la diocesi viene prima, il suo programma pastorale “va anteposto ai programmi delle associazioni, dei movimenti e di qualsiasi gruppo particolare”, mentre la dedizione alla Chiesa particolare deve comunque guardare “alla vita di tutta la Chiesa”, perché “comunione e missione sono dinamiche correlative” e “si diventa ministri per servire la propria Chiesa particolare, nella docilità allo Spirito Santo e al proprio Vescovo e in collaborazione con gli altri presbiteri, ma con la consapevolezza di essere parte della Chiesa universale, che varca i confini della propria diocesi e del proprio Paese”.

Il Papa poi si sofferma sulla comunione con il vescovo, tema importantissimo per lui.

“È molto triste – dice - quando in un presbiterio troviamo che questa unità non esiste, è apparente. E lì dominano le chiacchiere. Le chiacchiere distruggono la diocesi, distruggono l’unità dei presbiteri fra loro e con il vescovo. Fratelli sacerdoti, mi raccomando per favore: vediamo sempre qualcosa di brutto negli altri, le cataratte da questo occhio non vengono, sempre sono pronti per vedere le cose brutte, ma non arrivate alle chiacchiere. Se io vedo cose brutte, prego o come fratello parlo, ma non faccio il terrorismo, perché le chiacchiere sono terrorismo. Per favore, niente chiacchiere! Sono il tarlo che mangia il tessuto della Chiesa, della Chiesa diocesana e dell’unità fra tutti noi”.

Il Papa infine sottolinea che la missionarietà è davvero una “proprietà essenziale della Chiesa” , ma lo è “soprattutto per colui che, ordinato, è chiamato a esercitare il ministero in una comunità per sua natura missionaria, e ad essere educatore alla mondialità”.

La missione, conclude il Papa, “non è una scelta individuale, dovuta a generosità individuale o magari a delusioni pastorali, ma è una scelta della Chiesa particolare che si rende protagonista nella comunicazione del Vangelo a tutte le genti”.

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