Il Papa ai salesiani: dovete affrontare le stesse sfide di Don Bosco

Il Papa sulla porta della Basilica di Santa Maria ausiliatrice
Foto: CTV
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La preghiera silenziosa davanti a Maria nel Santuario della Consolata, e poi l’abbraccio festoso dei ragazzi degli oratori e la preghiera della famiglia salesiana. Il pomeriggio del Papa a Torino comincia così, dopo il pranzo con i giovani detenuti del Carcere minorile “Ferrante Aporti”, alcuni immigrati e senza fissa dimora e una famiglia Rom.

Lascia il testo preparato il Papa e lo consegna al rettore maggiore che racconta di aver conosciuto al Santuario della Madonna di Lujan, e come ispettore dei salesiani in Argentina, racconta la sua esperienza salesiana in famiglia, racconta del suo padre confessore, delle sua visite a Maria Ausiliatrice ogni 24 maggio, della squadra di San Lorenzo fondata da un salesiano nel 1908 coni ragazzi di strada. Poi parla delle sfide che Don bosco ha affrontato. “Alla fine dell’ 800 questa regione dell’ Italia  era  massonica, di mangiapretei, anticlericale anche demoniaca” . Ma don Bosco non ha avuto paura e oggi la situazione è più o meno la stessa con tanti disoccupati.

E allora propone una “educazione alla misura della crisi” una “educazione per mestieri d’urgenza”, professioni da fare subito. “La creatività salesiana deve affrontare queste sfide e viverle con la gipia salesiana e la creatività salesiana. Quella fondata sui tre amori bianchi di Don Bosco: la madonna, la Eucaristia e il Papa. Bisogno non vergognarsi della Madonna.

Don Bosco amando il Papa faceva amare la Chiesa che la sposa santa anche se sempre bisognosa di conversione.

Parla della donna che non ha più importanza se diventa capo dicastero, ma se è come Maria tra gli Apostoli.

E ricorda i missionari della Patagonia con la missionarietà dei salesiani, con la concretezza che li rende speciali.

Sulla piazza davanti alla Chiesa della Consolata ci sono centinaia di giovani degli oratori, con le famiglie e gli educatori, anche un gruppo di ragazzi che hanno costruito una moto per il Papa, un risultato della “formazione salesiana”. Tutti sulla piazza di Valdocco. Il Papa si ferma a ricordar che il vero oratoriano è sempre pieno di gioia tra gli applausi.

Nella basilica il Papa ha salutato quasi singolarmente i presenti, soprattutto i malati e gli anziani, e ha postato sull’altare un mazzo di fiori bianchi che gli era stato donato da una giovane sulla piazza.

Il rettore maggiore dei Salesiani nel suo saluto ha ricordato che la passione evangelizzatrice ed educativa è un grande carico “di responsabilità, che richiede di fare propri i suoi scopi, il suo stile, la sua generosità. Di fronte a tanto impegno cui ha dedicato tutte le sue energie, Don Bosco ha sempre dato una precisa motivazione: Dio vuole la salvezza dei giovani, di ogni giovane, a partire dai più esposti al disagio umano e religioso. Seguire Don Bosco comporta condividere pienamente la sua missione, uscendo da posizioni ristrette e comode, verso le periferie, come Lei ci insegna con vivacità.”

 

 

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