Il Papa ai Vescovi: "Voragine spirituale ha permesso scandalose debolezze"

Papa Francesco e il Cardinale Ouellet
Foto: Vatican Media - ACI Group
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Il compito più urgente dei pastori è "quello della santità". Lo ha detto il Papa ai vescovi di recente nomina che hanno partecipato al Corso promosso dalla Congregazione per i Vescovi.

"Non siete frutto - ha spiegato il Papa - di uno scrutinio meramente umano, ma di una scelta dall’Alto. Perciò da voi si richiede non una dedizione intermittente, una fedeltà a fase alterne, una obbedienza selettiva, ma siete chiamati a consumarvi notte e giorno".

"All’inizio del vostro ministero - ha chiesto Francesco - vi prego di mettere Dio al centro: Egli è Colui che chiede tutto ma in cambio offre la vita in pienezza. Non quella vita annacquata e mediocre, vuota di senso perché piena di solitudine e di superbia, ma la vita che sgorga dalla sua compagnia che mai viene meno, dalla forza umile della croce del suo Figlio, dalla sicurezza serena dell’amore vittorioso che ci abita. Cristo sia la vostra gioia, il Vangelo sia il vostro nutrimento".

"So bene - ha ammesso il Pontefice - quanto nel nostro tempo imperversano solitudine e abbandono, dilaga l’individualismo e cresce l’indifferenza al destino degli altri. Milioni di uomini e donne, bambini, giovani sono smarriti in una realtà che ha oscurato i punti di riferimento, sono destabilizzati dall’angoscia di appartenere a nulla. La loro sorte non interpella la coscienza di tutti e spesso, purtroppo, coloro che avrebbero le maggiori responsabilità, colpevolmente si scansano. Ma a noi non è consentito ignorare la carne di Cristo. Anche le sue ferite ci appartengono. È doveroso toccarle non per farne manifesti programmatici di pur comprensibili rabbie, ma luoghi in cui la Sposa di Cristo impara fino a che punto può sfigurarsi quando si sbiadiscono nel suo volto i tratti dello Sposo. Ma impara anche da dove ripartire, in umile e scrupolosa fedeltà alla voce del suo Signore". 

Distribuire Cristo è "l’obiettivo della Chiesa: niente ci può distogliere da questa missione. Nulla vi distolga da questa meta: donare la pienezza! La vostra santità non sia frutto dell’isolamento, ma fiorisca e fruttifichi nel corpo vivo della Chiesa affidatavi dal Signore. Il vostro cuore non si invaghisca di altri amori".

Dio è all'origine della santità - ha concluso il Papa - e "incontrandovi, ogni persona possa almeno sfiorare la bellezza di Dio, la sicurezza della sua compagnia e la pienezza della sua vicinanza. È una santità che cresce mentre si scopre che Dio non è addomesticabile, non ha bisogno di recinti per difendere la sua libertà, e non si contamina mentre si avvicina, anzi, santifica ciò che tocca". Non vergognatevi "della carne delle vostre Chiese. Entrate in dialogo con le loro domande. Vi raccomando una particolare attenzione al clero e ai seminari. Non possiamo rispondere alle sfide che abbiamo nei loro confronti senza aggiornare i nostri processi di selezione, accompagnamento, valutazione. Ma le nostre risposte saranno prive di futuro se non raggiungeranno la voragine spirituale che, in non pochi casi, ha permesso scandalose debolezze, se non metteranno a nudo il vuoto esistenziale che esse hanno alimentato, se non riveleranno perchè mai Dio è stato così reso muto". Ma "non serve puntare solo il dito sugli altri, fabbricare capri espiatori, stracciarsi le vesti. E' necessario lavorare insieme e in comunione, certi però che l’autentica santità è quella che Dio compie in noi, quando docili al suo Spirito ritorniamo alla gioia semplice del Vangelo".

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