Il Papa ai vincenziani; la carità è fuoco per il mondo, non scaldarsi al caminetto

Il Papa prega davanti alle reliquie di san Vincenzo
Foto: Daniel Ibanez/ CNA
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Festa di piazza con Papa Francesco per la Famiglia Vincenziana che conclude così la prima tappa delle celebrazioni dei 400 anni della “fondazione del carisma”. Una mattinata in ascolto delle testimonianze di chi vive il carsima di San Vincenzo de Paoli in tutto il mondo, poi la parola  del Papa che ha proposto tre verbi alla scuola di San Vincenzo: adorare, accogliere, andare.

“Una volta scoperta, l’adorazione diventa irrinunciabile” dice il Papa ricordando l’insegnamento del santo, perché è pura intimità col Signore, che dà pace e gioia, e scioglie gli affanni della vita. Perciò, a qualcuno che era sotto particolare pressione, San Vincenzo consigliava anche di stare in preghiera «senza tensione, gettandosi in Dio con semplici sguardi, senza cercare di avere la sua presenza con sforzi sensibili, ma abbandonandosi a Lui» (Lettera a G. Pesnelle, 1659)”.

E aggiunge Francesco: “Chi adora, chi frequenta la sorgente viva dell’amore non può che rimanerne, per così dire, “contaminato”. E comincia a comportarsi con gli altri come il Signore fa con Lui: diventa più misericordioso, più comprensivo, più disponibile, supera le proprie rigidità e si apre agli altri”.

Eccoci allora all’ accoglienza:” Quando sentiamo questa parola, viene subito da pensare a qualcosa da fare. Ma in realtà accogliere è una disposizione più profonda: non richiede solo di far posto a qualcuno, ma di essere persone accoglienti, disponibili, abituate a darsi agli altri. Come Dio per noi, così noi per gli altri. Accogliere significa ridimensionare il proprio io, raddrizzare il modo di pensare, comprendere che la vita non è la mia proprietà privata e che il tempo non mi appartiene. È un lento distacco da tutto ciò che è mio: il mio tempo, il mio riposo, i miei diritti, i miei programmi, la mia agenda. Chi accoglie rinuncia all’io e fa entrare nella vita il tu e il noi”.

E aggiunge: “ San Vincenzo ci aiuti a valorizzare questo “DNA” ecclesiale dell’accoglienza, della disponibilità, della comunione”.

Andare a questo punto è naturale perché “l’amore è dinamico, esce da sé. Chi ama non sta in poltrona a guardare, aspettando l’avvento di un mondo migliore, ma con entusiasmo e semplicità si alza e va”.

Una vocazione che “pone a ciascuno delle domande: “io vado incontro agli altri, come vuole il Signore? Porto dove vado questo fuoco della carità o resto chiuso a scaldarmi davanti al mio caminetto?”.

Le giornate del Simposio della grande Famiglia Vincenziana (FamVin) sul  tema “Ero straniero e mi avete accolto” (Mt, 25,35),

sono iniziate con la messa nella Basilica di San Giovanni in Laterano, sono proseguite con la preghiera alla Vergine Maria, Nostra Signora della Medaglia Miracolosa, venerata a Parigi nella cappellina di Rue du Bac, oggi luogo di pellegrinaggio da tutto il mondo la cui storia è legata a doppio filo a San Vincenzo de' Paoli. Poi conferenze e dialoghi e un evento solo per i giovani con le testimonianze dei consacrati dei diversi rami della FamVin.

Oggi l’inocntro con il Papa preceduto da testimonianze e musica e dall’arrivo della reliquia del cuore di San Vincenzo ha messo in luce le attività in Siria, si  parla della’ Alleanza della Famiglia Vincenziana per i Senza Fissa Dimora; di Clarence Gilyard, attore statunitense, chiamato a coordinare il “Vincentian Film Festival” e sopratutto a portare la sua testimonianza di conversione; e poi le  toccanti testimonianze di Gabriele Piciacchia da Accumoli, Oriana Girolami da Sommati, frazione di Amatrice e da Daniele Gianfermi di Norcia.

In serata alle 19.00 alla Basilica di San Paolo Fuori Le Mura per la Veglia di preghiera organizzata dalla Gioventù Mariana Vincenziana e durante la quale sarà possibile venerare la reliquia del Cuore di San Vincenzo de’ Paoli. E domani la Celebrazione Eucaristica in programma alle 10.30 nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura dove saranno presenti circa 560 preti e sfileranno in processione le bandiere di ben 154 Paesi, gli stessi dove la Famiglia Vincenziana opera in tutto il mondo. A presiedere la celebrazione sarà Padre Tomaž Mavrič C.M, mentre tra i principali concelebranti ci saranno Padre G. Gregory Gay C.M. e Padre Robert  P. Maloney C.M., gli ultimi due Superiori Generali in ordine temporale.

 

 

Ti potrebbe interessare