Il Papa al Meeting: il coraggio di mettersi nei panni del'altro

I lavori di preparazione del Meeting 2016
Foto: Meeting di Rimini
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"Tu sei un bene per me" è un titolo coraggioso. In un messaggio a firma del cardinale Parolin il Papa fa giungere il suo saluto alla 37.ma edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si è apre oggi a Rimini.

Nel messaggio, indirizzato al vescovo di Rimini Francesco Lambiasi, il Segretario di Stato Vaticano parla della “tentazione di chiudersi nell’orizzonte ristretto dei propri interessi, così che gli altri diventano qualcosa di superfluo, o peggio ancora un fastidio, un ostacolo”. Invece “fin da bambini noi scopriamo la bellezza del legame fra gli esseri umani”e “di fronte alle minacce alla pace e alla sicurezza dei popoli e delle nazioni, siamo chiamati a prendere coscienza che è innanzitutto un’insicurezza esistenziale che ci fa avere paura dell’altro, come se fosse un nostro antagonista che ci toglie spazio vitale e oltrepassa i confini che ci siamo costruiti”.

Parolin ricorda la parabola del “figlio prodigo che pascola i porci e il padre che tutte le sere sale sulla terrazza per vedere se torna a casa e spera, malgrado tutto e tutti. Come cambierebbe il nostro mondo se questa speranza senza misura diventasse la lente con cui gli uomini si guardano tra di loro!”.

Così come Gesù guardava Zaccheo, il buon ladrone e “perfino Giuda, proprio mentre lo consegnava ai suoi avversari, si è sentito chiamare «amico» da Gesù”.

Certo “un vero incontro implica la chiarezza della propria identità, ma al tempo stesso la disponibilità a mettersi nei panni dell’altro per cogliere, al di sotto della superficie, ciò che agita il suo cuore, che cosa cerca veramente”.

Il compito dei discepoli di Gesù è «l’annuncio del Vangelo, che oggi più che mai si traduce soprattutto nell’andare incontro alle ferite dell’uomo, portando la presenza forte e semplice di Gesù, la sua misericordia consolante e incoraggiante” come ricorda Papa Francesco che “incoraggia i partecipanti al Meeting a porre ogni attenzione alla personale testimonianza creativa, nella consapevolezza che ciò che attrae, ciò che conquista e scioglie dalle catene non è la forza degli strumenti, ma la mitezza tenace dell’amore misericordioso del Padre, che ognuno può attingere dalla sorgente di grazia che Dio offre nei Sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Penitenza, per poi donarlo ai fratelli”.

E Parolin cita Giussani: “Lo sguardo cristiano vibra di un impeto che lo rende capace di esaltare tutto il bene che c’è in tutto ciò che si incontra, in quanto glielo fa riconoscere partecipe di quel disegno la cui attuazione sarà compiuta nell’eternità e che in Cristo ci è stato rivelato”.

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