Il Papa al mondo del lavoro parla di tradimento del bene comune

Il Papa a Piazza Maggiore
Foto: CTV
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Dall’ Hub il Papa arriva in città. Bologna lo accoglie a Piazza Maggiore dove incontra il mondo del lavoro, i disoccupati, i rappresentanti di Unindustria, sindacati, Confcooperative e Legacoop, anche ifamiliari delle vittime della strage alla Stazione ferroviaria di Bologna del 1980.

“Rappresentate parti sociali diverse, spesso in discussione anche aspra tra loro, ma avete imparato che solo insieme si può uscire dalla crisi e costruire il futuro”.

Il Papa mette in evidenza il dialogo come unico mezzo di convivenza, parla del “sistema Emilia”: “ Cercate di portarlo avanti. C’è bisogno di soluzioni stabili e capaci di aiutare a guardare al futuro per rispondere alle necessità delle persone e delle famiglie”.

Il Papa ricorda l’esperienza della cooperativa, dell "’“ascensore sociale” che secondo alcuni sarebbe del tutto fuori uso. Non pieghiamo mai la solidarietà alla logica del profitto finanziario, anche perché così la togliamo – potrei dire la rubiamo – ai più deboli che ne hanno tanto bisogno. Cercare una società più giusta non è un sogno del passato ma un impegno, un lavoro, che ha bisogno oggi di tutti”.

Il Papa parla della lotta alla povertà, della necessità di lavoro e dignità, del Patto per il lavoro “che ha visto tutte le parti sociali, e anche la Chiesa, firmare un comune impegno per aiutarsi nella ricerca di risposte stabili, non di elemosine, è un metodo importante che auspico possa dare i frutti sperati”.

Per il Papa è chiaro che a crisi economica ha origine nel “tradimento del bene comune, da parte sia di singoli sia di gruppi di potere. È necessario quindi togliere centralità alla legge del profitto e assegnarla alla persona e al bene comune. Ma perché tale centralità sia reale, effettiva e non solo proclamata a parole, bisogna aumentare le opportunità di lavoro dignitoso”.

Il Papa incoraggia a “valorizzare questo umanesimo di cui siete depositari per cercare soluzioni sapienti e lungimiranti ai complessi problemi del nostro tempo, vedendoli sì come difficoltà, ma anche come opportunità di crescita e di miglioramento. E questo che dico vale per l’Italia nel suo insieme e per l’intera l’Europa”.

Prima della preghiera dell’ Angelus il Papa ha ricordato che “ieri, a Bratislava (Slovacchia), è stato beatificato Titus Zeman, sacerdote salesiano. Egli si unisce alla lunga schiera dei martiri del XX secolo, perché morì nel 1969 dopo essere stato per lungo tempo in carcere a causa della sua fede e del suo servizio pastorale. La sua testimonianza ci sostenga nei momenti più difficili della vita e ci aiuti a riconoscere, anche nella prova, lapresenza del Signore”.

Un pensiero per “San Girolamo, grande maestro della Sacra Scrittura. Ringraziamo Dio per il dono della sua Parola e impegniamoci a leggere e meditare la Bibbia, specialmente il Vangelo”.

E la preghiera con Pompei “per la tradizionale Supplica alla Madonna del Rosario, presieduta oggi dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Bassetti”.

L’arcivescovo Zuppi aveva ricordato nel suo saluto che “chi guarda al futuro abbatte i muri, non li costruisce. Dobbiamo tanto sconfiggere i muri più pericolosi, invisibili e tanto resistenti, quelli della solitudine e dell’individualismo, del pregiudizio e della indifferenza. Furono lasciate intatte, però, solo le porte di accesso alla città, 12, segno di accoglienza e pegno della nostra vocazione alla città celeste. Bologna è la città dei portici. Sono i nostri ponti, che la uniscono e facilitano l’incontro e il cammino. Essi sono come i corridoi di una città che vuole essere casa e di una casa che è aperta alla città”.

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