Il Papa alla Chiesa protestante di Scozia: “Siamo anzitutto fratelli”

Il Papa durante una udienza
Foto: ACI Stampa
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“Come possiamo annunciare Dio amore se non ci amiamo tra noi?” Papa Francesco incontra il moderatore della Chiesa di Scozia, Derek Browning, per il Cinquecentenario della Riforma, e rilancia il dialogo con la Chiesa protestante, uno dei temi in quest’anno in cui si discute il Cinquecentenario della Riforma, e chiede di superare le incomprensioni del passato in nome della comune rinascita in Cristo attraverso il Battesimo.

Lo fa davanti al Moderatore della “Kirk”, la Chiesa di Scozia, riconosciuta Chiesa di Stato nel 1921 ed è governata da un’Assemblea generale composta di anziani, eletti dai fedeli.

Il moderatore è la carica più importante della Chiesa di Scozia, ed è eletto ogni anno dal Consiglio Nazionale, che si riunisce ad Edimburgo. Può essere un pastore o un laico, un uomo o una donna.

La “Kirk” conta circa 608mila fedeli praticanti ed esercita una considerevole influenza su un paese di 5,2 milioni di abitanti.

Nel suo discorso, il Papa ricorda il suo viaggio a Lund, sottolinea che “ciò è stato reso possibile dal cammino ecumenico, che ha permesso l’intensificarsi della comprensione, della fiducia e della collaborazione concreta tra noi”.

Secondo il Papa, “uno dei frutti più significativi” del cammino ecumenico è “la reciproca purificazione della memoria”, perché “se è vero che il passato in sé è inalterabile, è anche vero che oggi ci comprendiamo finalmente a partire dallo sguardo di Dio su di noi: siamo anzitutto suoi figli, rinati in Cristo nello stesso Battesimo, e perciò fratelli”.

Papa Francesco sottolinea che cattolici e protestanti per tanto tempo si sono “osservati a distanza con uno sguardo ‘troppo umano’, nutrendo sospetti, con la prospettiva rivolta alle differenze e agli sbagli e il cuore teso a recriminare sui torti subiti”.

Ora, è tempo “della carità umile” che porta “al superamento delle divisioni e alla guarigione delle ferite”, in quel “dialogo di comunione irrinunciabile per l’evangelizzazione”, perché non si può annunciare “Dio amore se non ci amiamo tra noi”:

Papa Francesco ricorda che “proprio in Scozia, a Edimburgo, più di cent’anni fa, dei missionari cristiani ebbero l’audacia di riproporre con rinnovato slancio l’accorata volontà di Gesù che siamo «una sola cosa perché il mondo creda» (Gv 17,21)”, comprendendo che “l’annuncio e la missione non sono pienamente credibili se non vengono accompagnati dall’unità. Ciò è sempre vero, ora come allora”.

Il Papa poi mette in luce che l’emblema della Kirk raffigura “il roveto ardente” di Mosè, che si definisce “Dio dei vostri padri”, un nome attraverso il quale Dio ci chiama “a entrare, da figli e fratelli, in una storia di relazioni che ci precede, ad accogliere la vita di fede non in modo isolato e astratto, ma nell’ambito di una comunità concreta, di un ‘noi’, perché nessuno diventa cristiano da sé e nessuno può vivere da cristiano senza gli altri”.

Papa Francesco ribadisce quindi la comunanza data dal Battesimo, reiterando il suo concetto di “ecumenismo del sangue” pensando “ai cristiani che oggi incontrano gravi prove, perché soffrono e sono perseguitati per il nome di Gesù”, la cui “testimonianza ci impone di andare avanti, con amore e coraggio, fino alla fine”, secondo un impegno al dialogo verso “la piena unità”, alla testimonianza e al servizio comune che è dovuto a tanti martiri.

Il cammino, insomma, deve andare avanti insieme, conclude il Papa, che poi invita tutti a pregare con il Padre Nostro. 

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