Il Papa: “Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà”

Papa Francesco, Udienza
Foto: Lucia Ballester, ACI Group
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“Non mi ribellerò mai alla Chiesa perché ho bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei peccati, e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la Chiesa”. Così scrisse don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, il 10 ottobre 1958. E così ripropone Papa Francesco nel suo videomessaggio inviato ai partecipanti alla presentazione dell’Opera omnia di Don Lorenzo Milani (nella Collana I Meridiani edita da Mondadori) che ha luogo questo pomeriggio nell’ambito della prima edizione della nuova Fiera dell’editoria italiana Tempo di libri, ospitata presso i padiglioni della Fiera di Milano, Rho dal 19 al 23 aprile.

Dice Papa Francesco di don Lorenzo Milani: “Tutti abbiamo letto le tante opere di questo sacerdote toscano, morto ad appena 44 anni, e ricordiamo con particolare affetto la sua “Lettera ad una professoressa”, scritta insieme con i suoi ragazzi della scuola di Barbiana, dove egli è stato parroco. Come educatore ed insegnante egli ha indubbiamente praticato percorsi originali, talvolta, forse, troppo avanzati e, quindi, difficili da comprendere e da accogliere nell’immediato”.

“Mi piacerebbe – auspica il Pontefice nel videomessaggio -  che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani”.

Andare a scuola per il sacerdote toscano significava infatti “aprire la mente ed il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni”. E Francesco ripete: “E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo!”. Il Pontefice lo disse nel suo discorso alla scuola italiana, il 10 maggio 2014.

Quella di Don Milani per Francesco “era un’inquietudine spirituale, alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come “un ospedale da campo” per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati”.

“Apprendere, conoscere, sapere, parlare con franchezza per difendere i propri diritti – ricorda Francesco nel videomessaggio - erano verbi che don Lorenzo coniugava quotidianamente a partire dalla lettura della Parola di Dio e dalla celebrazione dei sacramenti, tanto che un sacerdote che lo conosceva molto bene diceva di lui che aveva fatto “indigestione di Cristo”.

Conclude infine il Papa il suo videomessaggio ricordando un episodio della vita di Don Lorenzo: “Lascio la conclusione, come l’apertura, ancora a don Lorenzo, riportando le parole scritte ad uno dei suoi ragazzi, a Pipetta, il giovane comunista che gli diceva “se tutti i preti fossero come Lei, allora ...”, Don Milani rispondeva: “il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, istallato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso”.

 

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