Il Papa: "Dare ai profughi una speranza concreta"

Papa Francesco
Foto: CTV
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Il sordomuto guarito da Gesù è come un “non-credente che compie un cammino verso la fede”. Lo ha detto il Papa stamane nel corso della preghiera mariana dell’Angelus. “La sua sordità – ha ricordato Francesco – esprime l’incapacità di ascoltare e di comprendere non solo le parole degli uomini, ma anche la Parola di Dio” che “ha bisogno di silenzio per essere accolta come Parola che risana, che riconcilia e ristabilisce la comunicazione”.

“L’insegnamento che traiamo da questo episodio – ha ancora spiegato il Pontefice – è che Dio non è chiuso in sé stesso, ma si apre e si mette in comunicazione con l’umanità. Nella sua immensa misericordia, supera l’abisso dell’infinita differenza tra Lui e noi, e ci viene incontro. Per realizzare questa comunicazione con l’uomo, Dio si fa uomo: non gli basta parlarci mediante la legge e i profeti, ma si rende presente nella persona del suo Figlio, la Parola fatta carne. Gesù è il grande costruttore di ponti, che costruisce in sé stesso il grande ponte della comunione piena con il Padre”.

Anche noi spesso siamo come il sordomuto del Vangelo, siamo chiusi, ha ammonito il Papa “eppure all’origine della nostra vita cristiana, nel Battesimo, ci sono proprio quel gesto e quella parola di Gesù: Effatà! - Apriti! E il miracolo si è compiuto: siamo stati guariti dalla sordità dell’egoismo e dal mutismo della chiusura, e siamo stati inseriti nella grande famiglia della Chiesa; possiamo ascoltare Dio che ci parla e comunicare la sua Parola a quanti non l’hanno mai ascoltata, o a chi l’ha dimenticata e sepolta sotto le spine delle preoccupazioni e degli inganni del mondo”.

Dopo l’Angelus Papa Francesco è tornato a lanciare un appello in favore delle centinaia di migliaia di profughi e migranti che stanno raggiungendo o hanno già raggiunto l’Europa. Seguendo il Vangelo è nostro compito “dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: Coraggio, pazienza!... La speranza cristiana è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura”. In vista dell’Anno Santo il Papa ha chiesto “alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla diocesi di Roma”. Già dalle prossime settimane le due parrocchie del Vaticano daranno asilo a due famiglie di rifugiati.

E ai Vescovi d’Europa il Papa chiede di sostenere questo appello “ricordando che Misericordia è il secondo nome dell’Amore”.

Francesco ha poi rivolto un pensiero a Colombia e Venezuela a causa della tensione venutasi a creare tra i due Paesi, ha parlato della beatificazione a Gerona di tre nuove religiose beatificate perché  “uccise per la fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Malgrado le minacce e le intimidazioni, queste donne rimasero coraggiosamente al loro posto per assistere i malati, confidando in Dio. La loro eroica testimonianza, fino all’effusione del sangue, dia forza e speranza a quanti oggi sono perseguitati a motivo della fede cristiana e noi sappiamo che sono tanti”.

Infine Papa Bergoglio ha ricordato l’inaugurazione in Congo degli undicesimi Giochi Africani, auspicando che “questa grande festa dello sport contribuisca alla pace, alla fraternità e allo sviluppo di tutti i Paesi dell’Africa”.

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