Il Papa, i cristiani hanno capito di essere insieme sulle rive del Mar Rosso

Il Papa a San Paolo
Foto: Daniel Ibanez/ ACI Group
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“Nell’ultimo secolo abbiamo finalmente compreso di trovarci insieme sulle rive del Mar Rosso”. Papa Francesco spiega così l’ecumenismo, durante la riflessione dei Vespri ecumenici a San Paolo nella solennità della conversione dell’ Apostolo.

Una lunga riflessione che parte dal senso del passaggio del Mar Rosso d Mosé e del popolo di Israele, immagine della salvezza dell’umanità e prefigurazione del Battesimo.

“Nella vita - dice il Papa- sperimentiamo poi la tenerezza di Dio, che nella nostra quotidianità ci salva amorevolmente dal peccato, dalla paura e dall’angoscia”.

E’ l’esperienza di Paolo e la nostra esperienza di credenti perché “la grazia ci raggiunge insieme agli altri ed è da condividere con gli altri. Così, quando innalzo il mio rendimento di grazie a Dio per quanto ha compiuto in me, scopro di non cantare da solo, perché altri fratelli e sorelle hanno il mio stesso canto di lode”.

Pregare insieme, riconoscere il Battesimo significa confessare “che anch’essi hanno ricevuto il perdono del Signore e la sua grazia che opera in loro”.

Pregare insieme e riconoscere “di appartenere al popolo dei redenti, alla stessa famiglia di fratelli e sorelle amati dall’unico Padre” è l’essenza della salvezza.

Nei “tanti deserti spirituali, che fanno inaridire la speranza e la gioia”, nelle persecuzioni che i cristiani subiscono oggi per il nome di Gesù, si trovano le difficoltà di un solo Popolo di redenti. “ Quando il loro sangue viene versato, anche se appartengono a Confessioni diverse, diventano insieme testimoni della fede, martiri, uniti nel vincolo della grazia battesimale”.

E poi ci sono le sfide alla dignità umana, perché i cristiano “fuggono da situazioni di conflitto e di miseria; sono vittime della tratta degli esseri umani e di altre schiavitù moderne; patiscono gli stenti e la fame, in un mondo sempre più ricco di mezzi e povero di amore, dove continuano ad aumentare le disuguaglianze”.

Ma solo nella memoria di quanto Dio ha compiuto, dice il Papa,  “possiamo sostenerci gli uni gli altri e affrontare, armati solo di Gesù e della dolce forza del suo Vangelo, ogni sfida con coraggio e speranza”.

Tra i presenti alla preghiera il Papa ha ricordato il Metropolita Gennadios, Rappresentante del Patriarcato ecumenico, Bernard Ntahoturi, Rappresentante personale a Roma dell’Arcivescovo di Canterbury, e la Delegazione ecumenica di Finlandia, e gli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey.

Nel suo saluto al termine della celebrazione il cardinalel Koch, Presidente del Pontificio consiglio per l' Unità di cristiani ha ricordato che la celebrazione dello sforzo ecumenico di ripristinare l’unità dei cristiani è “un cammino irreversibile e non in retromarcia”. Ed ha aggiunto: "Con il battesimo, siamo stati incorporati a Cristo e siamo già divenuti una cosa sola.

Tuttavia, continuiamo a vivere in Chiese e Comunità separate, mostrando così di aver ferito e di ferire l’unico Corpo di Cristo e nuocendo alla credibilità dell’annuncio del Vangelo nel mondo odierno. La Solennità della Conversione di San Paolo Apostolo ci esorta a comprendere che anche noi abbiamo bisogno di conversione. La conversione è l’anima più profonda di ogni sforzo ecumenico, come osserva con parole incisive il Decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano Secondo: “Non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione". 

A termine delle celebrazione il Papa ha salutato il Pastore luterano che dopo 10 anni parte per Amburgo. 

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