Il Papa: i sacerdoti primi nella contemplazione, ultimi tra le gente

Una celebrazione nella Cappella della Santa Famiglia a Schönstatt
Foto: Schönstatt
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Il sacerdote secondo Papa Francesco, un uomo forte e umile, grande perdonatore. L’occasione per ricordarlo è stata la udienza ai sacerdoti di Schönstatt, appartenenti al Movimento Apostolico fondato da padre Josef Kentenich ricevuti al termine del loro capitolo generale.

Un sacerdote deve essere “sulla torre della contemplazione” come Mosè che guardava Dio in volto, e con la gente che nessuno guarda.
“Questo essere ‘ultimo’ riflette chiaramente il posto che occupano i sacerdoti rispetto ai loro fratelli. Il sacerdote non sta sopra né davanti o altrove, ma cammina con loro, amandoli con l'amore di Cristo (…) Chiediamo al Signore che ci dia spalle come la sue, forti, per caricarvi coloro che sono senza speranza (...) e per liberarci dal ‘carrierismo’ nella nostra vita sacerdotale”.

Nella Sala del Concistoro nel Palazzo Apostolico il Papa ha ripetuto alcun dei pensieri che più ama.  Il “carisma - ha detto - non è un pezzo da museo, che rimane intatto in una teca di vetro perché sia contemplato e nient’altro”. L’esservi fedeli, il mantenerlo “puro”, “non significa in alcun modo chiuderlo in una bottiglia sigillata, come fosse acqua distillata... il carisma non si conserva tenendolo al riparo: è necessario aprirlo e farlo uscire, perché entri in contatto con la realtà, con le persone, con le loro preoccupazioni e problemi”.

Francesco ha ripetuto le parole del fondatore di Schönstatt, bisogna rimanere “con l'orecchio sul cuore di Dio e la mano sul polso del tempo”.

Per questo ha chiesto: “Quando incontriamo i nostri fratelli, specialmente quelli che agli occhi del mondo o nostri sono meno gradevoli, cosa vediamo? Ci rendiamo conto che Dio li ama, che hanno la stessa carne che Cristo ha assunto o restiamo indifferenti ai loro problemi?”.

Il sacerdozio poi “non può essere concepito – obietta – in modo individuale, o peggio, individualista”. Viceversa, la fraternità “è una grande scuola di discepolato”, osserva Francesco, che conclude con il suo consueto “per favore”: siate dei grandi “perdonatori”.

E così il Papa ha ricordato un frate di Buenos Aires, che è un ‘perdonatore’: “Ha quasi la mia età... A volte viene preso dagli scrupoli di aver perdonato troppo. Un giorno gli chiesi: “Tu che fai quando ti prendono questi scrupoli?”. “Vado alla cappella, guardo il Tabernacolo e dico: ‘Signore perdonami, ho perdonato troppo! Però, sia chiaro che il cattivo esempio me lo hai dato Tu!”.

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