Il Papa in Kenia: Dio ci chiama a resistere all' arroganza degli uomini

Il Papa celebra la messa a Nairobi
Foto: CTV
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I canti africani della liturgia che scaldano il cuore non si fermano per la pioggia e per il fango che invade il campo dove vi celebra la messa. Il Campus universitario con al centro un grande altare sopraelevato. E l'altare ha quasi 50 anni ed è stato scolpito da un confratello di Irene Stefani, suora beatificata su questo altare per aver dato la sua vita in missione. E da li il Papa in italiano alla omelia dice che “in obbedienza alla Parola di Dio, siamo anche chiamati ad opporre resistenza alle pratiche che favoriscono l’arroganza negli uomini, feriscono o disprezzano le donne e minacciano la vita degli innocenti non ancora nati. Siamo chiamati a rispettarci e incoraggiarci a vicenda e a raggiungere tutti coloro che si trovano nel bisogno. Le famiglie cristiane hanno questa missione speciale: irradiare l’amore di Dio e riversare l’acqua vivificante del suo Spirito. Questo è particolarmente importante oggi, perché assistiamo all’avanzata di nuovi deserti, creati da una cultura del materialismo e dell’indifferenza verso gli altri.”

Ai tanti accorsi alla messa, agli studenti, ai religiosi e alla società del Kenia il Papa spiega le parole della lettura di Isaia, qual “fiorire nel deserto” in chiave africana: “Egli farà sì che i figli del suo popolo fioriscano come erba e come salici lussureggianti. Sappiamo che questa profezia si è adempiuta con l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste. Ma vediamo anche che essa si compie dovunque il Vangelo è predicato e nuovi popoli diventano membra della famiglia di Dio, la Chiesa. Oggi ci rallegriamo perché si è realizzata in questa terra. Mediante la predicazione del Vangelo, anche voi siete diventati partecipi della grande famiglia cristiana.”

Parla di famiglia il Papa la cui missione nella società è a sostenere perché “le famiglie cristiane hanno questa missione speciale: irradiare l’amore di Dio e riversare l’acqua vivificante del suo Spirito. Questo è particolarmente importante oggi, perché assistiamo all’avanzata di nuovi deserti, creati da una cultura del materialismo e dell’indifferenza verso gli altri.”

Parla dei sacramenti il Papa commentando il Vangelo: “nel Battesimo, Egli ci conduce ad acque tranquille e fa rivivere la nostra anima; nella Confermazione ci unge con olio di gioia spirituale e di fortezza; nell’Eucaristia ci prepara una mensa, la mensa del suo stesso Corpo e del suo Sangue, per la salvezza del mondo.

Abbiamo bisogno di questi doni di grazia! Il mondo ha bisogno di questi doni! Il Kenia ha bisogno di questi doni! Essi ci rafforzano nella fedeltà in mezzo alle avversità, quando sembriamo camminare “nella valle dell’ombra della morte”. Ma essi cambiano anche i nostri cuori.”

E con questi doni si contribuisce anche alla costruzione di un paese “nella concordia civile e nella solidarietà fraterna. In modo particolare, sono doni che devono essere condivisi con i giovani, che qui, come altrove in questo grande continente, sono il futuro della società.” Quello del Papa è un appello per i giovani perché i “grandi valori della tradizione africana, la saggezza e la verità della Parola di Dio e il generoso idealismo della vostra giovinezza vi guidino nell’impegno di formare una società che sia sempre più giusta, inclusiva e rispettosa della dignità umana. Vi stiano sempre a cuore le necessità dei poveri; rigettate tutto ciò che conduce al pregiudizio e alla discriminazione, perché queste cose – lo sappiamo – non sono di Dio.”

E, mentre la pioggia battente fa crescere il fango, il Papa conclude la sua omelia ricordado il compito che il Signore affida, dice, ad ognuno di noi: “essere discepoli missionari, uomini e donne che irradino la verità, la bellezza e la potenza del Vangelo che trasforma la vita. Uomini e donne che siano canali della grazia di Dio, che permettano alla sua misericordia, benevolenza e verità di diventare gli elementi per costruire una casa che rimanga salda. Una casa che sia un focolare, dove fratelli e sorelle vivano finalmente in armonia e reciproco rispetto, in obbedienza alla volontà del vero Dio, che ci ha mostrato, in Gesù, la via verso quella libertà e quella pace a cui tutti i cuori aspirano.” E ripete : “Siate forti nella fede! Non abbiate paura!». Perchè voi appartenete al Signore e in swaili Mungu awabariki!Dio vi benedica! Mungu abariki Kenya Dio benedica il Kenya!

La Santa Messa è stata celebrata in una parte del Campus, collegato al Central Park ed a Uhuru Park, il Parco della Libertà, luogo simbolo del Paese e teatro delle Sante Messe che San Giovanni Paolo II celebrò nei Viaggi Apostolici del 1980, 1985 e 1995. Il Cardinale Arcivescovo di Nairobi, Card. John Njue ha salutato il Papa al termine della messa con un lungo ringraziamento al Presidente per la collaborazione alla preparazione della visita. L’università è frequentata da circa 22 mila studenti.

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