Il Papa: “La speranza non è un concetto o un sentimento, è Gesù”

Papa Francesco, Udienza
Foto: Lucia Ballester, ACI Group
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E’ la Prima Lettera di San Pietro Apostolo la protagonista speciale di questa Udienza Generale in Piazza San Pietro di Papa Francesco. Qual è il segreto di questa Lettera? Il Papa lo svela ai fedeli spiegandone tre passaggi.

Leggere la lettera di Pietro "adagio, adagio", consiglia Francesco, per capirne i segreti.

“Il segreto –inizia il Pontefice - sta nel fatto che questo scritto affonda le sue radici direttamente nella Pasqua, nel cuore del mistero che stiamo per celebrare, facendoci così percepire tutta la luce e la gioia che scaturiscono dalla morte e risurrezione di Cristo. L’Apostolo ci raccomanda di rendere ragione della speranza che è in noi: la nostra speranza non è un concetto, non è un sentimento, non è un telefonino, ma è una Persona, è il Signore Gesù che riconosciamo vivo e presente in noi e nei nostri fratelli”.

Il secondo segreto è che “di questa speranza non si deve tanto rendere ragione a livello teorico, a parole, ma soprattutto con la testimonianza della vita, e questo sia all’interno della comunità cristiana, sia al di fuori di essa”. Il Papa aggiunge: “La speranza che abita in noi, deve necessariamente sprigionarsi al di fuori, prendendo la forma squisita e inconfondibile della dolcezza, del rispetto e della benevolenza verso il prossimo, arrivando addirittura a perdonare chi ci fa del male”. " I mafiosi pensano che il male si vinca con il male, ma non conoscono cosa sia l'umiltà...i mafiosi non hanno speranza", aggiunge a braccio il Papa.

Poi il commento del Pontefice all’ultimo passaggio della Lettera: “Quando soffriamo per il bene, siamo in comunione con il Signore, il quale ha accettato di patire e di essere messo in croce per la nostra salvezza. Quando allora anche noi, nelle situazioni più piccole o più grandi della nostra vita, accettiamo di soffrire per il bene, è come se spargessimo attorno a noi semi di risurrezione e di vita e facessimo risplendere nell’oscurità la luce della Pasqua”.

Francesco in questa Udienza raccomanda soprattutto la “benedizione”: “La benedizione non è una formalità, non è solo un segno di cortesia, ma è un dono grande che noi per primi abbiamo ricevuto e che abbiamo la possibilità di condividere con i fratelli”.

 

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