Il Papa: "L’annuncio credibile non è fatto di belle parole, ma di vita buona"

Papa Francesco celebra la Messa in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, nell’ambito del Mese Missionario Straordinario.

Il Papa durante la Messa per la Giornata Missionaria Mondiale
Foto: Daniel Ibanez / ACI group
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Un sostantivo, un verbo e un aggettivo. Papa Francesco coglie tre parole nelle Letture di oggi, durante la Messa nella Basilica Vaticana in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, nell’ambito del Mese Missionario Straordinario.

Il sostantivo è il monte. Questa parola ricorre spesso nell'Antico e nel Nuovo Testamento, sembra, insomma, che "il monte sia il luogo dove Dio ami dare appuntamento all’umanità intera". "È il luogo dell’incontro con noi - spiega il Papa - come mostra la Bibbia dal Sinai al Carmelo fino a Gesù, che proclamò le Beatitudini sulla montagna, si trasfigurò sul monte Tabor, diede la vita sul Calvario e ascese al cielo dal Monte degli Ulivi. Il monte, luogo dei grandi incontri tra Dio e l’uomo".

Che cosa dice a noi il monte? Domanda Francesco. "Che siamo chiamati ad avvicinarci a Dio e agli altri: a Dio, l’Altissimo, nel silenzio, nella preghiera, prendendo le distanze dalle chiacchiere e dai pettegolezzi che inquinano. Il monte ci ricorda che i fratelli e le sorelle non vanno selezionati, ma abbracciati, con lo sguardo e soprattutto con la vita. Il monte lega Dio e i fratelli in un unico abbraccio, quello della preghiera", risponde sicuro Francesco. "Al cuore di questo mese missionario chiediamoci: che cosa conta per me nella vita? Quali sono le vette a cui punto?", questo chiede il Pontefice ai tanti missionari presenti in Basilica.

E' un verbo ad accompagnare il sostantivo monte, "salire".  "Non siamo nati per stare a terra - osserva Papa Francesco - per accontentarci di cose piatte, siamo nati per raggiungere le altezze, per incontrare Dio e i fratelli. Ma per questo bisogna salire: bisogna lasciare una vita orizzontale, lottare contro la forza di gravità dell’egoismo, compiere un esodo dal proprio io". Per partire bisogna lasciare, per "annunciare bisogna rinunciare". "L’annuncio credibile non è fatto di belle parole, ma di vita buona - raccomanda il Papa - una vita di servizio, che sa rinunciare a tante cose materiali che rimpiccioliscono il cuore, rendono indifferenti e chiudono in sé stessi".

L'aggettivo di Francesco che accompagna il verbo e il sostantivo è "tutti". "Il Signore è ostinato nel ripetere questo tutti. Sa che noi siamo testardi nel ripetere mio e nostro: le mie cose, la nostra gente, la nostra comunità..., e Lui non si stanca di ripetere: tutti. Tutti, perché nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua salvezza; tutti, perché il nostro cuore vada oltre le dogane umane, oltre i particolarismi fondati sugli egoismi che non piacciono a Dio. Tutti, perché ciascuno è un tesoro prezioso e il senso della vita è donare agli altri questo tesoro. Ecco la missione: salire sul monte a pregare per tutti e scendere dal monte per farsi dono a tutti", osserva il Pontefice.

Francesco conclude così la sua omelia: "Quali istruzioni ci dà il Signore per andare verso tutti? Una sola, molto semplice: fate discepoli. Ma, attenzione: discepoli suoi, non nostri. La Chiesa annuncia bene solo se vive da discepola. E il discepolo segue ogni giorno il Maestro e condivide con gli altri la gioia del discepolato. Non conquistando, obbligando, facendo proseliti, ma testimoniando".

 

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