Il Papa: “Nel nostro tempo si avverte la necessità di un’informazione affidabile"

Il Papa e l'USPI
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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“Voi avete un compito, o meglio una missione, tra le più importanti nel mondo di oggi: quella di informare correttamente, di offrire a tutti una versione dei fatti il più possibile aderente alla realtà. Siete chiamati a rendere accessibili a un vasto pubblico problematiche complesse, in modo da operare una mediazione tra le conoscenze a disposizione degli specialisti e la concreta possibilità di una loro ampia divulgazione”. Sono queste le parole di ringraziamento di Papa Francesco ai Membri dell’Unione Stampa Periodica Italiana (U.S.P.I.) e della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, ricevuti oggi in Udienza presso il Palazzo Apostolico.

Sono circa tremila le testate giornalistiche edite o trasmesse, sia in forma cartacea sia in quella digitale, da medie e piccole imprese editoriali e da enti e associazioni no-profit. 

“La vostra voce, libera e responsabile- continua il Pontefice nel suo discorso ai presenti - è fondamentale per la crescita di qualunque società che voglia dirsi democratica, perché sia assicurato il continuo scambio delle idee e un proficuo dibattito basato su dati reali e correttamente riportati”.

Per il Papa “si avverte in modo pressante la necessità di un’informazione affidabile, con dati e notizie verificati, che non punti a stupire e a emozionare, ma piuttosto si prefigga di far crescere nei lettori un sano senso critico, che permetta loro di farsi adeguate domande e raggiungere conclusioni motivate”. Francesco chiede di evitare i “polveroni mediatici”.

“A queste esigenze la media e piccola editoria può rispondere più facilmente”, commenta a tal proposito il Papa. Perché “essa possiede, nella propria impostazione, salutari vincoli che la aiutano a generare un’informazione meno massificata, meno soggetta alla pressione delle mode, tanto passeggere quanto invadenti”. “Essa infatti è geneticamente più legata alla sua base territoriale di riferimento – continua Francesco - più prossima alla vita quotidiana delle comunità, più ancorata ai fatti nella loro essenzialità e concretezza. Si tratta di un giornalismo strettamente connesso alle dinamiche locali, alle problematiche che nascono dal lavoro delle varie categorie, agli interessi e alle sensibilità”.

“Lavorare nel settimanale diocesano significa “sentire” in modo particolare con la Chiesa locale, vivere la prossimità alla gente della città e dei paesi, e soprattutto leggere gli avvenimenti alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa. Questi elementi sono la bussola del suo modo peculiare di fare giornalismo, di raccontare notizie ed esporre opinioni”.

Conclude infine Francesco :“Si avverte l’urgente bisogno di notizie comunicate con serenità, precisione e completezza, con un linguaggio pacato, in modo da favorire una proficua riflessione; parole ponderate e chiare, che respingano l’inflazione del discorso allusivo, gridato e ambiguo. E’ importante che, con pazienza e metodo, si offrano criteri di giudizio e informazioni così che la pubblica opinione sia in grado di capire e discernere, e non stordita e disorientata”.

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