Il Papa: "Non è il carcere ma il peccato a separarci da Dio"

Il Papa entra nel carcere di Poggioreale
Foto: Marco Mancini - ACI stampa
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Vi sono vicino ''portandovi la parola e l’amore di Gesù, che è venuto sulla terra per rendere piena la nostra speranza ed è morto in croce per salvare ciascuno di noi".

E' l'incipit del discorso che Papa Francesco ha consegnato ai detenuti di Poggioreale prima di pranzare con loro. Un incontro molto più lungo di quanto previsto dal programma ufficiale.

Un messaggio carico di speranza e di misericordia quello che il Pontefice ha voluto dedicare ai carcerati. "Dio non si dimentica dei suoi figli - ha detto Francesco - non li abbandona mai! Egli è sempre al nostro fianco, specialmente nell’ora della prova. Anche se nella vita abbiamo sbagliato, il Signore non si stanca di indicarci la via del ritorno e dell’incontro con Lui".

Un carcere non può separare l'uomo da Dio, "l’unica cosa che ci può separare da Lui è il nostro peccato; ma se lo riconosciamo e lo confessiamo con pentimento sincero, proprio quel peccato diventa luogo di incontro Lui, perché Lui è misericordia".

Non è mancato nel testo un riferimento alle condizioni di vita nelle carceri. Coloro che sono reclusi "troppo spesso sono tenuti in condizioni indegne della persona umana, e dopo non riescono a reinserirsi nella società. Ma grazie a Dio ci sono anche dirigenti, cappellani, educatori, operatori pastorali che sanno stare vicino a voi nel modo giusto".

Necessario per il Papa lavorare sul fronte del reinserimento: "alla base di questo impegno c’è la convinzione che l’amore può sempre trasformare la persona umana. E allora un luogo di emarginazione, come può essere il carcere in senso negativo, può diventare un luogo di inclusione e di stimolo per tutta la società, perché sia più giusta, più attenta alle persone".

"Non perdiamo - ha concluso il Papa - la nostra speranza nella infinita misericordia di Dio e nella sua provvidenza".

"Il gesto del Papa è importante dal punto di vista spirituale ed umano, noi carcerati siamo dimenticati da tutti, ma non da Dio", ha detto salutando il Pontefice Claudio Fabian, detenuto argentino. "Il Papa è in carcere per cercare e fasciare la pecorella smarrita, ma noi siamo marchiati come detenuti e questa è una grande ingiustizia", ha aggiunto Pasquale, recluso nel penitenziario di Secondigliano.

"E' vero - ha risposto il Papa, ci racconta uno dei cappellani di Poggioreale don Giovanni Licciardo - la società può essere ingiusta e indifferente perchè non chi accoglie chi ha sbagliato. Ma ricordate che il primo salvato da Cristo era un carcerato condannato con Lui sulla croce. Avete un santo protettore così e questo vi deve infondere coraggio. Se sbagliamo, chiediamo perdono e ci rialziamo: il perdono di Dio è totale ed incondizionato. Di questo potete essere sicuri!'.

Prima di lasciare il carcere il Papa ha salutato uno per uno i circa 120 detenuti suoi commensali, il personale e i volontari.

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