Il Papa oggi a Paliano, fortezza-carcere e opera di misericordia

L'ingresso della Casa di Reclusione di Paliano (FR)
Foto: www.detenzione.eu
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Che fosse stata una fortezza rinascimentale, e per di più dell’antica famiglia romana dei Colonna, lo testimoniano gli affreschi raffiguranti le gesta di Marcantonio Colonna nella Sala del Capitano, le riproduzioni delle opere di Caravaggio, e anche la cappella, dove da poco la Caritas ha impiantato un nuovo altare. Ma il carcere di Paliano, dove Papa Francesco andrà a celebrare la Coena Domini, è qualcosa di più: è un luogo di misericordia.

Questo è riconosciuto da tutti, come da tutti è riconosciuto lo straordinario lavoro del direttore, Nadia Cersosimo. Situato nella diocesi di Palestrina, sotto l’amministrazione del vescovo Domenico Sigalini che tra poco compirà 75 anni ed ha il regalo della visita del Papa prima della “pensione”, il carcere di Paliano include due tipi particolari di detenuti: sono quasi tutti collaboratori di giustizia, persone che hanno fatto un percorso a ritroso dalla loro precedente vita e che cercano di riguadagnare il loro ruolo in società; e poi c’è una parte di malati di tubercolosi, quasi tutti immigrati, perché il sanatorio del carcere è l’unico in Italia attrezzato per questi tipo di malattia.

È un luogo dove si respira la storia. La struttura è nata nel 1565, su volontà di Marcantonio Colonna, che poi la famiglia Colonna donò allo stato Pontificio nel 1864, e che poi lo Stato italiano incamerò per utilizzarlo come carcere.

Non è una struttura facile da gestire. I collaboratori di giustizia devono continuamente muoversi sul territorio, per udienze e testimonianze, e il lavoro di relazione non viene fatto solo con i detenuti, ma anche con le Procure, con la Direzione Distrettuale Antimafia e con il Servizio Centrale Protezione. La cura dei malati di tubercolosi è una particolarità tutta da gestire.

Il direttore Cersosimo ha responsabilizzato tutti: ogni agente è responsabile di un progetto, che porta avanti in collaborazione con altre aree: la gestione della cucina, l’orto, l’organizzazione di spettacoli teatrali e musicali, scrittura di poesie e diesegni di murales, ma anche riproduzione di armi storiche e la collaborazione con l’associazione Palio per il corteo dell’Assunta. I detenuti sono tutti coinvolti in attività di ogni tipo, da quelle artigianali – nella Sala Marcantonio Colonna c’è un presepe fatto da loro – a quelle culinarie – il bar del carcere è rifornito del “bacio palianese”, dolce prodotto proprio nel carcere.

Molti i progetti educativi. La scuola del carcere ha messo a disposizione anche un corso di studi superiori in ragioneria, che è per i detenuti, ma che anche gli agenti possono frequentare. Si tratta, tra l’altro, dell’unica scuola superiore di Paliano.

In generale, il lavoro educativo è svolto attraverso una formazione professionale, che permetta ai detenuti di costruirsi una professione. Anche perché – essendo quasi tutti collaboratori di giustizia – i detenuti, una volta scontata la pena, non possono tornare nei luoghi di origine. Tutto per loro è destinato a reiniziare da zero. Ci sono corsi di panificazione, quelli per piastrellista e per posatore di rivestimenti ceramici, attività artigianali che vengono svolti anche “sulla struttura”, migliorata grazie anche al lavoro dei detenuti. E poi, ci sono due corsi dedicati alla coltivazione, quello di tecnico e quello di operatore di agricoltura biologica – ognuno di 350 ore – che hanno permesso la realizzazione dell’orto biologico, fiore all’occhiello del carcere di Paliano. L’orto, in particolare, sorge su una vecchia discarica, completamente bonificata, tra le produzioni ci sono melanzane, zucchine, cipolle di Tropea e bieta, fagioli bianchi, aglio e peperoncino, tutti in attesa del marchio “DOC”.

A questo, si aggiunge l’ammodernamento continuo della struttura, con il progetto di avere una doccia per ogni cella.

Nella casa di reclusione sono ospitati 70 carcerati. La struttura si compone di 2 sezioni ordinarie maschili e una femminile; una parte adibita all’isolamento dove i detenuti sostano per 180 giorni, nel periodo preliminare all’attestazione della collaborazione. La sezione sanatoriale impone, invece, continui contatti con la Asl di competenza, che è quella di Frosinone, con la quale la struttura ha stabilito degli ottimi rapporti in virtù dei quali il passaggio di gestione della sanità al Servizio Sanitario Nazionale non è stato traumatico; le relazioni umane hanno consentito di superare le difficoltà burocratiche.

Gli agenti in servizio sono 92, molti dei quali in attesa di pensionamento. La tipologia e l’età della struttura obbligano peraltro una tipologia di sorveglianza a uomo, senza l’aiuto dei moderni sistemi di videsorveglianza. Ma anche questo elemento di difficoltà nella gestione quotidiana, non ha impedito a Paliano di confermarsi come una struttura di eccellenza, impegnata in particolar modo nel recupero dell’individuo.

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