Il Papa ribadisce: "La misericordia è il nome di Dio"

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez CNA
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“Oggi iniziamo le catechesi sulla misericordia secondo la prospettiva biblica, così da imparare la misericordia ascoltando quello che Dio stesso ci insegna con la sua Parola. Iniziamo dall’Antico Testamento, che ci prepara e ci conduce alla rivelazione piena di Gesù Cristo, nel quale in modo compiuto si rivela la misericordia del Padre”. Lo ha detto stamane Papa Francesco, aprendo nell’Aula Paolo VI, la consueta udienza generale del mercoledì.

“Nella Sacra Scrittura il Signore è presentato come Dio misericordioso. È questo il suo nome, attraverso cui Egli ci rivela, per così dire, il suo volto e il suo cuore: il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà. Anche in altri testi ritroviamo questa formula, con qualche variante, ma sempre l’insistenza è posta sulla misericordia e sull’amore di Dio che non si stanca mai di perdonare”.

La parola misericordia – ha spiegato il Papa - “evoca un atteggiamento di tenerezza come quello di una madre nei confronti del figlio. Il termine ebraico usato dalla Bibbia fa pensare alle viscere o anche al grembo materno, perciò l’immagine che suggerisce è quella di un Dio che si commuove e si intenerisce per noi come una madre quando prende in braccio il suo bambino, desiderosa solo di amare, proteggere, aiutare, pronta a donare tutto, anche sé stessa. Un amore che si può definire in senso buono viscerale”. L’amore di Dio – ha aggiunto – è come quello di un “padre che non si chiude nel risentimento per l’abbandono del figlio minore, ma al contrario continua ad aspettarlo, e poi gli corre incontro e lo abbraccia, non gli lascia neppure finire la sua confessione  tanto è grande l’amore e la gioia per averlo ritrovato. E poi va anche a chiamare il figlio maggiore, che è sdegnato e non vuole far festa, il figlio che è rimasto sempre a casa ma vivendo come un servo più che come un figlio, e pure su di lui il padre si china, lo invita ad entrare, cerca di aprire il suo cuore all’amore, perché nessuno rimanga escluso dalla festa della misericordia”. Non si tratta di “un amore di telenovela” perchè “è l’amore che fa il primo passo, che non dipende dai meriti umani ma da un’immensa gratuità. Dio sa attendere, i suoi tempi non sono quelli impazienti degli uomini. È come il saggio agricoltore che sa aspettare, lascia tempo al buon seme di crescere, malgrado la zizzania”.

“La fedeltà nella misericordia – ha detto ancora Papa Bergoglio – è proprio l’essenza di Dio: il Signore si proclama grande nell’amore e nella fedeltà. Com’è bella questa definizione di Dio! Qui c’è tutto perché Dio è grande e potente, ma questa grandezza e potenza si dispiegano nell’amarci, noi così piccoli, così incapaci. E questo Dio misericordioso è fedele nella sua misericordia. Dio è totalmente e sempre affidabile, una presenza solida e stabile. È questa la certezza della nostra fede. E allora, in questo Giubileo della Misericordia, affidiamoci totalmente a Lui, e sperimentiamo la gioia di essere amati da questo Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore e nella fedeltà”.

Prima di concludere l’udienza generale Papa Francesco ha pregato per le vittime dell’attentato che ieri ha insanguinato Istanbul.  “Vi invito a pregare per le vittime. Che il Signore, il Misericordioso – ha auspicato il Pontefice – dia pace eterna ai defunti, conforto ai familiari, fermezza solidale all’intera società, e converta i cuori dei violenti”.

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