Il Papa: "Vaccini, teniamo conto del bisogno di tutti, soprattutto dei più vulnerabili"

Papa Francesco scrive una lettera al Segretario Generale della Segreteria Generale Iberoamericana in occasione del XXVII Vertice Iberoamericano

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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"Prima di tutto, voglio ricordare le tante vittime e i milioni di malati a causa del Covid19. Prego per loro e per i loro parenti. La pandemia non ha fatto distinzioni e ha colpito persone di tutte le culture, credo, stato sociale ed economico". Così scrive Papa Francesco in una lettera inviata al Segretario Generale della Segreteria Generale Iberoamericana, Rebeca Grynspan Mayufis, e letta ai partecipanti al XXVII Vertice Iberoamericano in corso ad Andorra - in diretta streaming - dal 20 al 21 aprile 2021.

Il Vertice si occupa delle sfide poste dalla pandemia da Covid19 e il Papa ricorda subito nella lettera "il duro lavoro di medici, infermieri, personale sanitario, cappellani e volontari, che in questi tempi difficili, oltre a curare i malati, a rischio della loro vita, sono stati a loro volta familiari o amici che mancavano".

Del Vertice fanno parte 22 Paesi, più nove osservatori

Poi il Papa ribadisce la sua posizione in merito ai vaccini. "Riconoscendo gli sforzi nella ricerca di un vaccino efficace contro il Covid-19 in breve, desidero ribadire che l'immunizzazione estesa dovrebbe essere considerata un bene comune universale , una nozione che richiede azioni concrete che ispirino l'intero processo di ricerca, produzione e distribuzione di vaccini", scrive ancora il Papa nella lettera in lingua spagnola.

Per il Pontefice la distribuzione dei vaccini deve essere "equa, non basata su criteri puramente economici, ma tenendo conto dei bisogni di tutti, soprattutto dei più vulnerabili e bisognosi".

"Dobbiamo unire le forze per creare un nuovo orizzonte di aspettative in cui il vantaggio economico non è l'obiettivo principale, ma è la protezione della vita umana", sottolinea Papa Francesco.

Il Papa sottolinea poi “la necessità di riformare la ‘architettura’ del debito internazionale, come parte integrante della nostra risposta comune alla pandemia. La rinegoziazione del peso del debito dei paesi più bisognosi è un gesto che aiuterà le persone a svilupparsi, ad avere accesso ai vaccini, alla salute, all’istruzione e al lavoro”.

"Niente di tutto ciò sarà possibile senza una forte volontà politica che abbia il coraggio di decidere di cambiare le cose, soprattutto le priorità, in modo che non siano i poveri a pagare il costo più alto di questi drammi che stanno colpendo la nostra famiglia umana", conclude infine il Papa sempre in spagnolo.

 

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