Il perdono riabilita e rende diversi. V Domenica di Quaresima

Gesù e la donna adultera
Foto: pubblico dominio
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Scrive Pascal che “La verità senza la carità è crudeltà”. E’ molto difficile coniugare insieme queste due qualità. Sono come due sorelle gemelle che entrano spesso in conflitto tra di loro. La verità se non è animata dalla carità si trasforma in intolleranza ed in intransigenza, è una spada che inchioda l’altro alla sua colpevolezza. Ma un amore che rifugge dalla verità finisce per ridursi ad una forma di buonismo, ad un surrogato di dubbia qualità che atrofizza la verità stessa. Una cosa, comunque, è certa. Nell’uno e nell’altro caso l’obiettivo è mancato. Verità e amore devono potere vivere insieme, in un felice, anche se non sempre facile connubio.

L’episodio che il Vangelo ci racconta costituisce una stupenda pagina che permette di vedere, anzi quasi di toccare, la misericordia di Dio che si è resa visibile nella persona di Cristo.

Gesù si trova nella spianata del tempio di Gerusalemme e tutto il popolo andava da Lui. Si siede e si mette ad insegnare. Assume, cioè, un atteggiamento che esprime la Sua autorità. La parola che Egli proclama non è una parola come le altre che riempiono l’aria, ma lasciano vuoti i cuori è, invece, efficace, suscita interesse, entra nel cuore, tocca l’intelligenza, muove la volontà.

Mentre insegna gli viene portata davanti una donna colta in flagrante adulterio. In realtà gli scribi e i farisei intendono tendere una trappola a Gesù. Infatti, la domanda che essi gli pongono a Gesù – Mosè nella Legge ci ha comandato di lapidare donne come queste - lo obbliga a prendere posizione. Se il Signore avesse rimandato la donna a casa, egli sarebbe stato accusato di trasgredire la legge di Mosè. Nel caso di condanna sarebbe stato denunciato all’autorità romana perché avrebbe autorizzato un omicidio per lapidazione senza il consenso della competente autorità romana.

Cosa fa Gesù in questa situazione? Prende tempo e incomincia a scrivere per terra. Quello che colpisce è la tranquillità di Gesù, la sua serenità. Attorno a Lui c’è tempesta, ma il Signore non perde la calma, non si lascia prendere da una fretta avventata. Ad un certo momento squarcia il suo silenzio e la parola che pronuncia è come una spada che si conficca nella profondità della coscienza e colpisce tutte le miserie e le ipocrisie che in essa si annidano: Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei. Nessuno ha la coscienza pulita. Gli accusatori si trovano sul banco degli imputati e manifestano la loro colpa con un vergognoso allontanamento.

Il Signore tratta con molta umanità la donna.

Quando tutti se ne sono andati tra Gesù e la donna si apre un dialogo fatto di poche parole, ma decisivo. Il Signore si rivolge alla peccatrice con il termine di “donna”. E’ lo stesso titolo che Gesù dà a sua Madre. Non dimentica di avere davanti a sé una persona, la quale seppur degradata dal peccato, va rispettata e nello stesso riabilitata: Neppure io ti condanno.

Gesù non scusa la donna né la giustifica per il suo peccato, semplicemente perdona. E il perdono, chi l’ha provato lo sa, riabilita, fa rinascere a vita nuova, rende diversi, permette di iniziare un cammino nuovo.

A conclusione e coronamento dell’incontro la donna riceve dal Signore una missione: Va e d’ora in poi non peccare più. Non si tratta di un semplice congedo, ma di un invio a farsi portavoce presso i fratelli che Dio è misericordia e che lei lo ha incontrato visibilmente in Gesù di Nazareth.

Gesù non fa sconti alla donna. Non cede alla tentazione di confondere il vero con il falso. Oggi è di moda giustificare tutto e tutti con espressioni del tipo: “Che cosa c’è di male? Lo fanno tutti…”. Così si diventa conniventi, complici con la menzogna e si tradisce la verità. Accoglienza non fa rima con connivenza né comprensione è sinonimo di complicità.

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