Il Pontificio seminario francese di Roma diventa "casa della vita"

La chiesa del Pontificio Seminario Francese
Foto: FB
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Cresce sempre il numero delle targhe che a Roma definiscono “casa della vita” un luogo che durante la Seconda Guerra Mondiale ha accolto ebrei per proteggerli dalle persecuzioni. E molti sono seminari e conventi.

E’ il caso anche del Pontificio Seminario Francese a Roma.  Su iniziativa della Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg, è stata svelata oggi una targa commemorativa nella sale del Seminario. Alla cerimonia hanno partecipato numerose personalità diplomatiche ed ecclesiastiche e rappresentanti della comunità ebraica di Roma.

Secondo i documenti pubblicati in occasione dei 150 anni del Seminario questa istituzione nel 1943 ha nascosto un centinaio di profughi: ufficiali inglesi e americani, soldati italiani che rifiutarono di combattere a fianco dei tedeschi e cinquanta ebrei. A quel tempo, non c'era quasi nessun seminarista  perché molti sono stati mobilitati nel 1940.

La Fondazione Raoul Wallenberg, che ha condotto un'indagine approfondita di questa azione eroica, vuole onorare il coraggio dei sacerdoti del Seminario e di sviluppare attività educative per il bene delle generazioni più giovani. Ha deciso di assegnare il Pontificio Seminario francese il titolo di "casa della vita."

Il progetto "Life Homes", lanciato dalla Fondazione due anni fa, ha lo scopo di individuare i luoghi che ospitavano le vittime della persecuzione nazista. Finora la Fondazione ha già riunito più di 300 "Case della Vita" in diversi paesi europei. La maggior parte delle "Case della Vita" riconosciute finora sono chiese, conventi e monasteri. In generale, molti rifugiati erano bambini i cui genitori erano stati deportati nei campi di concentramento.

Ora i visitatori potranno scoprire come il Pontificio Seminario Francese di Roma servisse da rifugio per innocenti perseguitati dai nazisti, grazie al coraggio e alla condotta esemplare dei Padri della Casa.

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