Il Presepe più artistico? A Rieti nel Palazzo Papale

La Valle del Primo Presepe rinnova l'invito all'alla spiritualità del presepe di San Francesco

Il Presepe di Arese nel Palazzo Papale di Rieti
Foto: La Valle del Primo Presepe
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Quella di Rieti  è la Valle del Primo Presepe, tanto che Papa Francesco ha deciso di firmare proprio a Greccio la sua lettera sul Presepe. Ma non solo. La  iniziativa della Diocesi di Rieti portata avanti in collaborazione con i comuni di Greccio e Rieti grazie al sostegno della Fondazione Varrone e della Regione Lazio si chiama proprio così, la Valle del Primo Presepe.

Esposizioni di arte presepiale, concorsi, dimostrazioni e laboratori sui saperi del Medioevo, rievocazioni storiche, mostre-mercato legate al presepe, concerti e spettacoli tutto per la gente del reatino e per chi vuole conoscere questa realtà.

Tra le novità la nuova opera monumentale realizzata dal maestro presepista Francesco Artese sotto gli archi del Palazzo Papale e l’allestimento, nel salone soprastante, del raffinato “Presepe Antinori” risalente al ‘600.

Il presepe degli Archi del Palazzo Papale è frutto delle sapienti mani di numerosi artisti.  Il capolavoro regala al visitatore una suggestiva immagine: a un occhio attento non sfuggiranno i particolari del borgo di Greccio e alcuni dettagli architettonici della città di Rieti, metafora di un’unione che lega i due luoghi simbolo de “La Valle del Primo Presepe”.

Il maestro Artese ha tratto ispirazione da quanto narrato da Tommaso da Celano nel capitolo XXX della Vita Prima, dedicato proprio al presepio di Greccio.

San Francesco infatti, due settimane prima del Natale 1223, condivise un suo profondo desiderio col suo amico Giovanni Velita, appartenente ad una nobile famiglia del luogo e dotato nel contempo di grande nobiltà d’animo:”Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”.

Ecco dunque svelata “l’assenza” nell’opera di Maria e Giuseppe a cui sono in genere abituati gli occhi di grandi e piccini.  Le oltre settanta statue sono pezzi unici e molto preziosi, plasmati in terracotta a Caltagirone dal maestro Vincenzo Velardita ,“vestiti” a Napoli dalle sorelle Balestrieri della Nicla Presepi secondo i costumi dell’epoca e dipinti dall’artista Rosa Ambrico. Le campane, le porte e finestre con tanto di cardini e vetri, sono autentiche raffinatezze realizzate a mano dall’artista reatino Gianni Scacciafratte. Pezzi unici artigianali sono anche gli animali, le tinozze e le scope, le ceste e gli stendardi, i comignoli e le quasi seimila tegole che ricoprono i tetti, tutte rigorosamente applicate a mano.

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