Il relativismo nella pastorale ecclesiale e Benedetto XVI. La lettura di Civiltà Cattolica

L'ultima Messa pubblica di Benedetto XVI
Foto: Stephen Driscoll CNA
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Un interessante saggio di P. Josè Luis Narvaja SJ apparso sull'ultimo numero de La Civiltà Cattolica riporta alla attenzione del lettore la grande battaglia di Benedetto XVI contro il relativismo imperante nella cultura contemporanea partendo dalla storica omelia pronunciata dall'ancora Cardinale Joseph Ratzinger nella Messa Pro Eligendo Romano Pontifice, solo 24 ore prima di essere eletto Romano Pontefice. Nel suo elaborato dal titolo "Benedetto XVI e il problema del relativismo nella pastorale ecclesiale" il Padre Narvaja riporta "due casi nei quali Benedetto XVI ha dato risposte originali, richieste dalla carità, laddove la verità serve l’unità".

Il primo riguarda il percorso di comunione con la Fraternità Sacerdotale San Pio X, un argomento tornato di grande attualità dopo le ultime decisioni di Papa Francesco. Dopo aver ricordato con dovizia di particolari la lettera inviata da Benedetto XVI ai Vescovi per spiegare i motivi della remissione della scomunica, Padre Narvaja afferma che "Papa Benedetto risolve questo caso particolare partendo dal fondamento dell’unità nella carità. Per questo passa sopra alcune dissonanze nella dottrina del gruppo, invitandolo a ristabilire l’unità e concedendo, in concreto, la possibilità di mantenere abitualmente la tradizione liturgica che questo gruppo aveva utilizzato, raddoppiando così le forme della liturgia romana".

Il secondo caso in esame è quello della comunione con gli anglicani passati alla Chiesa cattolica. Anche qui il Padre Narvaja riporta i passi centrali della costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus per poi spiegare che "vediamo di nuovo che il criterio del discernimento, in questo caso concreto, consiste nel rispondere all’azione dello Spirito che chiama alcuni membri della Chiesa anglicana alla piena comunione con l’unica Chiesa. In questo caso, ciò che Papa Benedetto concede sul piano liturgico e della disciplina del celibato facilita il processo suscitato dallo Spirito. Nello stesso tempo, questa concessione è considerata un arricchimento della «comune ed essenziale Tradizione divina, conservando le proprie tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali, che sono conformi alla fede cattolica». La diversità delle tradizioni delle Chiese non è considerata un impedimento per l’unità, perché esiste [...] una ricchezza spirituale nelle diverse Confessioni cristiane, che è espressione dell’unica fede e dono da condividere e da trovare insieme nella Tradizione della Chiesa".

In definitiva il Padre Narvaja sostiene - esaminando casi concreti - che il relativismo visto da Benedetto XVI ha sfaccettature articolate. "C’è - scrive l'autore gesuita - un relativismo che consiste nel sottomettere la fede alle ideologie. È chiaro che la fede deve dialogare con l’uomo che pensa in un certo modo, ma non può essere sottomessa al flusso di queste ideologie. C’è poi un relativismo di carattere pastorale che non mette in dubbio le verità della fede, anzi le riafferma. Il rischio che così viene evitato è che le definizioni astratte e gli anatemi finiscano per relativizzare la misericordia, l’amore e la salvezza delle anime, facendole dipendere dal rispetto di una norma, che viene precisata fin nei minimi dettagli, senza tener presente che nel bene si progredisce sempre gradualmente. È qui che Benedetto XVI relativizza positivamente alcune cose in funzione del bene maggiore dell’amore e dell’unità della Chiesa, mostrandosi paziente nei confronti delle cose non buone che accompagnano il bene maggiore. La Chiesa può permettersi di essere anche generosa in funzione di questo bene maggiore. Il motivo è positivo: la Chiesa è consapevole del lungo respiro che possiede, confida nel Signore della storia, che indirizza tutto verso il bene di coloro che lo amano. In questo modo la parola conclusiva è dello stesso Papa Benedetto, nella sua Enciclica Deus caritas est: «Esso [l’amore] è la luce – in fondo l’unica – che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire».
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