Il sindaco di Addis Abeba Takele Uma Banti da Papa Francesco

Molte le sfide: dall’università cattolica in Etiopia, al lavoro per rendere la capitale di Etiopia sempre più inclusiva

Takele Uma Banti, sindaco di Addis Abeba, capitale di Etiopia
Foto: Account Twitter Takele Uma
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Aveva già salutato Papa Francesco in udienza generale un paio di settimane fa. Ma Takele Uma Banti, sindaco di Addis Abeba, è ritornato a Roma, dove ha trascorso dei giorni di incontri per cercare appoggi, anche economici, per il suo piano case e per i suoi progetti per la capitale. E torna a salutare Papa Francesco, anche per parlare dell’Università Cattolica in Etiopia.

Non a caso, è accompagnato dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, che è stato nunzio in Etiopia dal 1997 al 2003 e che è stato colui che ha lavorato per primo alla costituzione di Università Cattolica Etiope.

Una università che fu stabilita su esplicita richiesta di Meles Zenawi, allora primo ministro di Etiopia, a Giovanni Paolo II. Era il 1997.

L’accordo per la costituzione dell’Università Cattolica di Etiopia aperta a tutti gli studenti di ogni provenienza e credo è stato siglato nel settembre del 2005, e già il 30 novembre 30 novembre 2005 ha donato 60 ettari di terreno alla Chiesa cattolica alla periferia della capitale per edificare la nuova università, che si chiama “Ethiopian Catholic University of St. Thomas Aquinas (ECUSTA).

La prima pietra dell’università fu posta il 27 gennaio 2007 dal presidente Girma Wolderghiorghis di Etiopia. L’università è finanziata anche grazie all’appoggio della Conferenza Episcopale Italiana,. Il primo corso di laurea di ECUSTA è cominciato nel 2008: si tratta di un corso di laurea quadriennale per tecnici di laboratorio medico. Attualmente, l’università è ospitata in un edificio messo a disposizione dall’arcivescovado di Addis Abeba.

L’università è solo uno dei segni dell’impatto che i cattolici hanno in Etiopia, Paese a maggioranza ortodosso. Dopo la storica pace tra Etiopia ed Eritrea, il presidente Abiy Ahamed, Premio Nobel per la pace quest’anno, ha voluto anche una Commissione Nazionale per la Riconciliazione e la Pace e, riconoscendo il grande ruolo della Chiesa nel territorio, ha voluto come coordinatore di questa commissione il Cardinale Berhaneyseus Demerw Souraphiel. Vice presidente della commissione è Yetnebersh Nigussie, una donna cattolica.

In una recente intervista, il cardinale ha sottolineato che la situazione in Etiopia è “difficile, ma aperta alla speranza”, e che “il governo etiope e le altre confessioni religiose hanno fiducia nella Chiesa cattolica, perché siamo piccoli, una minoranza che non arriva neanche al 2 per cento” e “quando si è piccoli non si è pericolosi”.

L’Etiopia ha vissuto una serie di proteste interne portate avanti da supporter dell’attivista Jawar Mohammed che hanno portato un bilancio di 86 morti. Papa Francesco ha fatto riferimento alle proteste in Etiopia nell’Angelus dello scorso 3 novembre Le proteste erano nate in vista delle elezioni del 2020. Abiy è chiamato a portare avanti un piano delicato, sospeso tra la concessione di sempre maggiori libertà politiche e la necessità di bilanciare i poteri di uomini forti a ragione della loro etnia.

Il Cardinale Souraphiel ha infine detto di aver incontrato Papa Francesco a maggio in Vaticano, e di averlo invitato a visitare l’Etiopia, così come hanno fatto il primo ministro e l’Unione Africana. Per il cardinale, la presenza del Papa sarebbe fondamentale per tutto il Corno d’Africa.

Anche il sindaco di Addis Abeba dovrebbe reiterare l’invito a Papa Francesco. Così, il nuovo nunzio in Etiopia, Antoine Camilleri, si troverebbe subito a dover organizzare un viaggio papale. L’Etiopia potrebbe in fondo essere un buon passaggio prima della tanto agognata tappa di Papa Francesco in Sud Sudan, da tempo desiderata.

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