Il Vangelo è presenza di Gesù tra noi. Seconda Domenica di Avvento

San Giovanni Battista
Foto: Centro Aletti
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La Chiesa in questa seconda domenica di Avvento propone alla nostra meditazione un brano del Vangelo di Marco che si apre con parole - Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio – che richiamano quelle del primo libro della Bibbia, la Genesi: In principio Dio creò il cielo e la terra (Gen 1.1). E’ evidente che utilizzando questo parallelismo l’evangelista intende sottolineare che, con la venuta tra noi del Figlio di Dio, il mondo, ha per così dire, un nuovo cominciamento. La frase: “Inizio del Vangelo…” può essere meglio tradotta con “Inizio della lieta notizia che consiste nel fatto che Gesù - quel Gesù che è nato nella povertà di Betlemme, che per trent’anni ha vissuto nel nascondimento di Nazareth, che è morto crocifisso per amore e che ha sconfitto la morte con la sua resurrezione - è il Figlio di Dio”.

E’ questo il Vangelo, cioè la buona novella, il lieto annunzio, il messaggio di gioia che ha raggiunto il mondo e che la Chiesa ha la missione di annunciare a tutti gli uomini. Vangelo, allora, non indica soltanto la predicazione di Gesù, ma la sua presenza tra noi. In altre parole la “lieta notizia”, la bella notizia che ci ha raggiunto è Cristo stesso, la seconda Persona della Santissima Trinità, che si è fatta carne per noi, ci ha chiamati alla fede, ci ha introdotti nella sua intimità, ci ha resi partecipi della Sua famiglia e ha condiviso con noi la sua stessa eredità, cioè la vita eterna.

La Chiesa in questo tempo di Avvento ci presenta alcune persone che sono “parole di Dio”, non tanto per quello che dicono, ma per quello che sono. Esse sono il profeta Isaia, San Giovanni Battista, San Giuseppe e soprattutto la Vergine Maria. Oggi la nostra attenzione viene richiamata sulla persona di San Giovanni e sulla sua predicazione. Il motivo è ovvio. Giovanni è colui che Dio ha scelto per favorire e preparare l’incontro tra Cristo ed il suo popolo.

Il contenuto della sua predicazione è un invito a “preparate la strada del Signore”. E’ come se Giovanni dicesse: “Sta per arrivare il personaggio più grande di tutti, l’atteso dalle genti e, pertanto, è necessario preparare la sua venuta, rendere il più possibile agevole il suo viaggio, come accade quando un personaggio importante visita una persona, una famiglia, un popolo”.  In che modo? Raddrizzando i sentieri della nostra vita, Si tratta di un’immagine che costituisce un invito a cambiare la propria vita per accogliere la volontà di Dio. La via diritta, infatti, è quella della volontà di Dio. Lo afferma con chiarezza il profeta Osea: “La via del Signore è diritta” (14.10).

Raddrizzare le vie, allora, significa abbandonare i progetti, i desideri, i pensieri che contrastano con gli insegnamenti evangelici e la nostra dignità di figli di Dio.

Lo strumento per raggiungere questo obiettivo è la conversione, la quale ha lo scopo di “rimettere a nuovo il nostro cuore”. Perché, come insegna Cristo, è da un cuore “risanato” che nasce un nuovo stile di vita che investe la vita personale e sociale di una persona. La strada al Messia, dunque, viene preparata abbandonando una vita di peccato e “confessando i propri peccati”, cioè riconoscendo il bisogno di essere salvati. Per maturare la consapevolezza che tutti abbiamo bisogno di cambiare la nostra vita Chiesa, in questo tempo di Avvento, ci propone l’esperienza del silenzio. Al riguardo, scriveva il monaco E T. Merton: “Cerchiamo la solitudine per crescere nell’amore verso Dio e nell’amore verso il prossimo. Non ci ritiriamo nel deserto per fuggire gli altri, ma per imparare a trovarli; non lasciamo gli altri per non avere più nulla a che fare con loro, ma per trovare il modo di fare loro un bene maggiore”.

 

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