Il Vaticano dopo il coronavirus: riprendono le attività della Cappella Giulia

La storica “cappella” propria della Basilica di San Pietro ha ripreso ufficialmente il servizio lo scorso 1 luglio

I cantori della Cappella Giulia con mons. Encina Commentz
Foto: facebook di Giuseppe Tedeschi
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È stata con una Messa per il 25esimo di sacerdozio di monsignor Carlos Encina Commentz, officiale del Tribunale della Penitenzieria Apostolica, che il Coro della Cappella Giulia ha ripreso, lo scorso 1 luglio, il proprio servizio attivo dopo una lunga pausa dovuta all’emergenza coronavirus. Si tratta di un altro passo verso il ritorno alla normalità per il Vaticano, considerando che la “Cappella Giulia” è la cappella propria della Basilica di San Pietro.

Con oltre cinque secoli di storia alle spalle, la Cappella Giulia accompagna musicalmente tutte le celebrazioni nella Basilica di San non presiedute dal Papa. Le celebrazioni con il Papa sono invece accompagnate dal coro della Cappella Sistina.

La Cappella Giulia deve il suo nome a Papa Giulio II, che la organizzò nel 1513, nel suo ultimo anno di pontificato. Non ci sono documenti che attestano l’esistenza della cappella prima di quell’anno. La Cappella aveva il compito di operare quotidianamente nella Basilica di San Pietro sia durante le ore canoniche che alle Messe e ai Vespri. La Cappella operava anche in altre chiese di Roma, in occasione di alcune ricorrenze. Poteva capitare che Cappella Giulia e Cappella Sistina potessero assistere insieme ad alcune grandi celebrazioni, come le speciali liturgie di Pasqua e di Natale, sebbene intervenendo distintamente. Tra i direttori storici e più famosi della Cappella Giulia, il maestro Giovanni Pierluigi da Palestrina.

La Cappella fu sospesa dal 1980 al 2008, quando il Capitolo Vaticano riorganizzò le attività musicali della Basilica e ne approvò le ricostituzione. Nel corso dell’interregno, la Cappella Giulia fu sostituita da un coro diretto da monsignor Pablo Colino, con le stesse funzioni della Cappella Giulia e con la sostituzione delle voci bianche con voci femminili.

Durante il periodo del coronavirus, complice l’assenza di celebrazioni nella Basilica di San Pietro con le eccezioni di quelle presiedute dal Papa, la Cappella Giulia è rimasta sostanzialmente inattiva.

Per il ritorno in attività, lo scorso 1 luglio, la cappella ha eseguito la Missa IV in Estis Apostolorum Cunctipotens Genitor Deus, e tra i vari brani il mottetto “O Sacrum Convivium” di Oreste Ravanello.

La Messa è stata presieduta dal Cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro. I cantori erano vestiti con il solenne abito corale, ovvero la talare “paonazza” (un tipo di rosso) simile a quella dei monsignori, con la cotta.

La possibilità di vestire questo abito “ecclesiastico” è una antica e mai interrotta concessione papale ai cantori della Cappella Giulia, della Cappella Pontificia detta Sistina e di altre cappelle storiche Romane, come quella Liberiana di Santa Maria Maggiore e della Cappella Musicale di San Giovanni in Laterano.

L’abito sta a segnalare che le cappelle musicali appartengono alle antiche istituzioni della Chiesa, di cui sono “espressione liturgica” e “parte integrante”. È anche il motivo per cui la Cappella Giulia fa parte del Capitolo di San Pietro.

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