In Cristo ritroviamo la dignità di figli di Dio. X Domenica del Tempo Ordinario

Cristo Pantocratore
Foto: Centro Aletti
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Oggi Gesù ci ricorda una verità, seppur scomoda: tutti siamo peccatori e per essere liberati dal nostro peccato abbiamo necessità di accogliere il perdono di Dio, che ci viene offerto da Cristo. Grazie a Lui ritroviamo la nostra dignità di figli di Dio. 

Tuttavia, c’è un peccato che non potrà ottenere misericordia: la bestemmia contro lo Spirito Santo. Come si manifesta questo peccato imperdonabile? Consiste nel rifiutare di credere a Gesù come Figlio di Dio e quindi nel non volere riconoscere in ciò che Egli dice e fa la manifestazione amorosa di Dio che salva. Tuttavia, la consegna di sé a Cristo non è mai ovvia e richiede sempre la conversione della vita. Il rifiuto della divinità di Cristo colloca l’uomo al di fuori dell’unica fonte di misericordia, del solo “luogo” di remissione dei peccati. Sant’Agostino afferma che le bestemmia contro lo Spirito Santo non può essere perdonata perché si è disprezzato lo stesso perdono dei peccati. 

Solo Cristo può perdonare i nostri peccati perché Lui è il Figlio di Dio e solo Dio può perdonare i peccati. Chi non accoglie Cristo non ha altre fonti di salvezza perché Lui con la sua morte e resurrezione ha sconfitto la morte che è la conseguenza del peccato. La parola di Gesù sul peccato contro lo Spirito Santo “mette in guardia, con profonda serietà, da quella estrema, quasi inimmaginabile possibilità demoniaca dell’uomo di dichiarare guerra a Dio” (E. Schweizer).  

Gesù non è rifiutato solo dai responsabili del popolo ebraico, ma anche dalla sua stessa famiglia. I suoi parenti non riescono a capire la sua spossante attività e la sua incondizionata disponibilità nei confronti della gente. Lo giudicano addirittura “fuori di sé”, cioè pazzo, e quindi motivo di vergogna e, pertanto, decidono di riportarlo a casa, a Nazareth. Ma a Gesù non importa la famiglia secondo la carne, bensì quella nuova che è composta da tutti coloro che lo riconoscono come unico Salvatore e compiono la volontà di Dio. La parentela del sangue passa in seconda linea di fronte all’unica vera parentela di Gesù (Schweizer). 

Per fare parte della famiglia di Dio non è sufficiente volere bene a Gesù. Sicuramente anche “i suoi familiari” lo amavano. Ci vuole qualcos’altro: bisogna ascoltare Gesù. L’ascolto costante e fedele della sua parola è necessario per non ridurre il Signore entro i canoni del nostro buon senso o dei nostri schemi mentali. Non è la parentela che conta, ma il coraggio della fede. I discepoli che decidono di staccarsi dalla folla e dagli stessi legami di parentela, costituiscono la vera famiglia di Gesù , la Chiesa. Si entra in essa per mezzo del sacramento del Battesimo che ci rende figli di Dio e coeredi con Cristo dei beni di famiglia: la vita eterna. 

Onoriamo, dunque, come ci insegna il comandamento, la nostra famiglia naturale, ma amiamo ancor più la nostra famiglia spirituale, la Chiesa; amiamo i nostri fratelli nella fede vivendo nella pace e nella comunione e con loro lavoriamo per la diffusione del regno di Dio. Senza spaventarci delle difficoltà e delle persecuzioni che possono nascere dal mondo. Così è accaduto anche a Gesù, nostro Signore e Maestro.  

 

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