In memoria del Cardinale Pironio, l’uomo della “Chiesa della Pasqua”

La prima sessione dei lavori sul Cardinale Eduardo Pironio, Palazzo San Calisto, 30 maggio 2018
Foto: Congregazione delle Chiese Orientali
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Il Cardinale Eduardo Francisco Pironio amava definire la Chiesa dell’America Latina come “Chiesa della Pasqua”. Una Chiesa, nelle sue parole, povera, contemplativa, profetica, ma anche una Chiesa del silenzio, della Croce e che ha una sua espressione alta nell’Eucarestia. Ed è questa sua visione profetica, insieme alle sue opere, che hanno permeato il convegno organizzato il 30 maggio dall’Ambasciata di Argentina presso la Santa Sede.

Ma chi era il Cardinale Eduardo Pironio? Argentino di origini friulane, parroco, rettore di seminario, poi vescovo di La Plata, segretario generale e poi presidente del CELAM, fu prima chiamato a Roma da Paolo VI a guidare la Congregazione dei Religiosi, e poi a capo del dicastero per i Laici negli Anni Ottanta da cui organizzò e “inventò” le prime Giornate Mondiali della Gioventù. C’è una causa di beatificazione in corso, perché prima di tutto il Cardinale Pironio fu una persona che visse santamente, come riconosciuto da tutti.

Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha sottolineato infatti che “non si può spiegare la sua esistenza e i molteplici incarichi che gli vennero affidati senza considerare il suo amore incondizionato a Cristo”.

Il Segretario di Stato vaticano ha anche ricordato che il Cardinale Pironio seppe “lodare il Signore” anche quando fu “provato da una lunga malattia”, e “la Croce si trasformò in lui in felicità, non per la dimensione della sofferenza e della fragilità, ma perché strumento di salvezza”.

Ma non solo. Il Cardinale Pironio “voleva portare il Vangelo tra quanti erano nelle situazioni più difficili”, e da lì viene il suo impegno tra i contadini di Mercedes. La sua straordinaria voglia di evangelizzare fu anche il motore dell’organizzazione delle Giornate Mondiali della Gioventù, parte di quell’impulso che il Cardinale Parolin ha descritto come volontà di far sì “che tutti i battezzati fossero protagonisti e non comparse”.

Il Cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, ha invece tratteggiato la figura del Cardinale in maniera personale, perché padre Pironio era stato suo rettore al seminario, prima che divenisse vescovo ausilire di La Plata.

Di lui, il Cardinale Sandri ricorda la sua “profonda pace del cuore e un sorriso che non era soltanto sulle labbra, ma nello sguardo”, nonostante le fatiche e le difficoltà che ha dovuto affrontare. Una serenità – ha aggiunto il Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali – che gli veniva dal fatto di essere pienamente sacerdote, perché “un profondo radicamento nel Signore Gesù che porta ad assumere proprio come il Maestro una grande attenzione umana, semplice, concreta e quotidiana, alla vita degli uomini che gli sono affidati”.

Il Cardinale Sandri ha ricordato i colloqui del Cardinale Pironio con i seminaristi, ne tratteggia la figura come quello di “un rettore che sapeva prendere delle decisioni – come nel caso di un seminarista allontanato per un episodio grave di indisciplina – ma anche capace di stare vicino alla nostra crescita superando delle barriere formali, come quando durante la vacanza presso la Casa estiva del Seminario ‘La Montenera’ (Pilar) venne con noi fino al fiume Lujan e salì con noi sulle barchette per fare un giro sull’acqua, cosa che per quei tempi era fuori luogo anche solo pensare”.

Il Cardinale ha anche raccontato di ricordi degli anni di Roma, come il modo in cui il Cardinale curava il fratello Angel e l’amicizia nei confronti del Cardinale Quarracino (il predecessore di Bergoglio come arcivescovo di Buenos Aires), che visitò all’ospedale quando fu ricoverato a Roma per un ictus occorso mentre stava per tornare in Argentina.

Il Cardinale Parolin non aveva mancato, nel suo intervento, di menzionare le critiche all’operato del Cardinale, e anche il Cardinale Sandri ha sottolineato che “non sempre il Cardinale Pironio è stato ben compreso nel suo tratto e nelle sue scelte, sia in America Latina come qui a Roma”, ma – ha aggiunto – “questo non ci deve scandalizzare o rendere partigiani dividendoci tra noi in schieramenti come il mondo (e forse - direbbe lo scrittore Benson amato e citato da Papa Francesco - il Padrone del mondo) vorrebbe, ma farci attraversare ogni tempesta con la serenità che il Servo di Dio aveva”.

La sua serenità – ha concluso - veniva dalla consapevolezza che “la Chiesa è di Cristo e lui rimane sulla barca per farci affrontare il mare della missione, portando il suo Vangelo”.

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