Indulgenza giubilare, la spiega il cardinale Mauro Piacenza

Papa Francesco attraversa la porta santa di San Pietro
Foto: Osservatore Romano
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Tra le diverse pubblicazioni per il Giubileo della Misericordia una in particolare va segnalata considerando che l’ autore è il cardinale Mauro Piacenza Penitenziere maggiore, insieme al giornalista Saverio Gaeta. “ Il Giubileo della Misericordia. Un manuale per vivere l’Anno Santo” è edito da Rai-Eri. Tra i temi trattati dal cardinale quello della indulgenza. Abbiamo chiesto al Penitenziere maggiore di spiegare ai nostri lettori il rapporto tra porta santa, giubileo ed indulgenza.

Eminenza, qual è il significato dell’apertura delle Porte Sante e il valore dell’indulgenza?

"Il valore della Porta Santa è abbastanza facilmente comprensibile se si pensa che Gesù Cristo è la porta, è la porta dell’ovile, è la porta attraverso la quale si entra nella realizzazione piena di se stessi che è la santità. Quindi varcare la Porta Santa, significa entrare nella Gerusalemme Celeste. Venendo dal cammino, dal pellegrinaggio – la vita è in fondo un pellegrinaggio – e passando dalla Porta Santa, si entra con le disposizioni giuste nella casa del Signore, che è la nostra casa, perché la Chiesa al suo interno rappresenta la Gerusalemme Celeste, la Casa con Dio.

Le disposizioni per entrare dalla Porta fruttuosamente - perché altrimenti in fondo faremmo un atto magico, sarebbe ritualismo e basta – e invece si tratta del rito significativo di una realtà, passare da un modo di essere ad un altro modo di essere. È  cambiare lo stile di vita. Dopo aver contestato la propria coscienza, aver esaminato se stessi e aver visto cosa c’è da rimuovere perché non congruo con il Vangelo e con la professione cristiana, rimuovere la crosta di peccato. Certo questo presuppone che ci sia stata la confessione, o che ci sia stata la volontà della confessione. La miglior cosa sarebbe che ci fosse già stata. Che ci sia già stata la confessione con la assoluzione data dal confessore e una confessione fatta veramente bene, con la coscienza di dire: “Voglio veramente fare il Giubileo nel senso classico della parola, nel senso tipico, con lo stesso spirito con il quale il Santo Padre lo ha indetto”. Si tratta di una conversione dei propri costumi. Vedere in modo evangelico la propria esperienza di vita nella quotidianità.  La confessione ben fatta richiede il pentimento, l’accusa dei peccati, l’accettazione della penitenza indicata e la disposizione di non cadere più negli stessi peccati. Poi è chiaro, la fragilità umana potrà darci ancora l’esperienza, e purtroppo lo facciamo tutti i giorni, di cadere ancora, ma l’importante è rialzarsi e avere sempre la volontà di seguire Cristo Colui che è la vita".

Ma cosa è la indulgenza?

"Con la confessione viene assolto il peccato, ma il peccato è qualche cosa di mostruoso davanti alla santità di Dio. Anche il peccato non mortale, è  grave di fronte alla santità di Dio. Ma la misericordia di Dio ci viene incontro. Noi dobbiamo guardare alla sua santità per camminare sempre meglio, e allora ecco che, oltre al perdono dei peccati, che avviene nella confessione, rimangono le briciole del peccato, e cioè la pena annessa al peccato. Sempre sullo sfondo, teniamo presente la santità di Dio, e quindi il dislivello che c’è. È proprio perché Dio è misericordioso, che ci dà questa possibilità, e cioè l’indulgenza, e cioè spazzare via tutti i residui del peccato, la pena che dovremmo scontare per il nostro peccato. In genere popolarmente si dice “quello che non si sconta di qui, si sconta di là”, per dire la sofferenza offerta qui, o il purgatorio dall’altra parte. Teniamo presente ancora che l’indulgenza ci riporta alle stesse condizioni del bambino appena battezzato, non c’è più nulla di peccato e non c’è più un grammo della pena che dovremmo soffrire in questo mondo per il peccato compiuto anche se assolto. Quindi l’indulgenza è una realtà molto importante".

Possiamo brevemente ripetere quali sono le condizioni per ottenere l’indulgenza…

"Per ottenere l’indulgenza giubilare, dopo una buona confessione, con la regolare assoluzione, occorre avere il cuore completamente distaccato dal peccato, detestare il peccato commesso, ma il cuore staccato è quello che nella benedizione, nella formula della benedizione papale, è il cor semper penitens, il cuore sempre penitente, sempre disposto a porre in discussione se stesso per affermare il primato di Dio e della legge di Dio. Poi naturalmente la comunione, l’opera di misericordia e il Credo, la Professione di fede, e una preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre. Questo ci dice anche il senso della ecclesialità dell’indulgenza".

Ti potrebbe interessare