Io sono il pane della vita. XVIII Domenica del Tempo Ordinario

Gesù spezza il pane
Foto: Centro Aletti
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In ogni uomo che viene al mondo è presente una fame ed una sete che nessun cibo e nessuna bevanda materiali è in grado di estinguere. Ha bisogno, l’uomo per vivere, anche di verità, di giustizia, di amore, di pace, di senso, di eternità. Ora tutto questo trova il suo compimento vero, ultimo e definitivo in Gesù Cristo. Scrive Giovanni Moioli: Il discorso che Dio fa sull’umano non è un discorso astratto. Egli sa che noi cerchiamo l’umano autentico e sa che la verità del nostro umano è in un umano concreto: l’umano di Gesù. Per questo è la verità ultima sull’uomo. E’ l’assoluta risposta alla ricerca dell’umano da parte dell’uomo. 

Noi siamo fatti per Dio. Che lo vogliamo o no, la nostra fame e la nostra sete sono fame e sete di Dio. Il nostro cuore è così assetato di amore e di felicità che solo il Signore è in grado di corrispondere pienamente a questi bisogni. Ne è una riprova il desiderio che torna a ri-nascere dopo ogni appagamento parziale. Senza Cristo non c’è cibo o bevanda che siano veramente utili all’uomo, che siano un grado di dare una risposta al bisogno di andare “oltre” presente nell’uomo. Nasce, allora, la questione: “che cosa cerco veramente nella vita?”.

Gesù cerca di offrirci come orizzonte vero la vita eterna, di cui Egli è il rivelatore e il datore inviato dal Padre. Per questo motivo nella sinagoga di Cafarnao invita i suoi i suoi ascoltatori, e con loro anche noi, a procurarsi “non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna”. E questo cibo si identica con lui stesso: “Io sono il pane della vita”. Tra Gesù e gli uomini esiste lo stesso rapporto che esiste tra noi e il pane. Cristo, tuttavia, ci può dare molto di più di quello che il pane ci offre. Il pane sostenta la nostra esistenza terrena mentre il Signore ci dona la vita divina, la vita eterna. Questo significa che per avere la vita eterna è necessario ricorrere a Gesù, così come facciamo ricorso al pane per sostenere la nostra vita materiale. 

Il Signore realizza questa possibilità nel sacramento dell’Eucarestia dove si rende presente come il Dio con noi, che si dona come cibo. Quando ci accostiamo a ricevere la santa Comunione è Cristo che con il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità, cioè con tutta l’identità della sua Persona che si dona a noi e ci divinizza, ci trasforma in Lui, ci dona forza, consolazione, ci trasmette i suoi sentimenti, ci rende partecipi del suo amore. Se fossimo consapevoli di quanto accade nella Comunione ogni giorno noi rivolgeremmo a Gesù la richiesta degli ebrei: “Signore dacci sempre questo pane”. 

Per accogliere queste riflessioni è necessaria la fede la quale apre al progetto di Dio sull’umanità. Se essa manca il discorso di Gesù è esposto alla incomprensione e all’equivoco, come è accaduto per i Giudei.  Essi hanno reagito con l’incredulità e l’ironia perché si sono rifiutati di lasciarsi istruire dal Signore, di divenire suoi “scolari” e di nutrire un atteggiamento di fiducia nei suoi confronti. 

La fede è rapporto e legame che nasce da persona a persona. In altre parole la fede sboccia quando accade l’incontro tra l’ “io sono fame” e l’ “Io sono il Pane di Dio” disceso dal cielo. Solo così è possibile scoprire che Gesù di Nazareth è il Figlio di Dio, è la manifestazione di Dio stesso, è la bontà di Dio fatta cibo. Accogliere Gesù, andare a Lui, ascoltare Lui, mangiare Lui rende possibile la nostra trasformazione a sua immagine e somiglianza. E così la nostra vita si apre alla sua piena realizzazione. Il legame con Gesù va oltre la morte, perché anche Lui, come il Padre suo, ha la vita in se stesso e i rende partecipi della sua vittoria sulla morte coloro che credono in Lui.

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