John Henry Newman, la prima conversione del teologo che sfidava i tempi

La prima parte di una riflessione sul santo inglese che serviva la causa della verità

Una immagine della beatificazione di John Henry Newman
Foto: pd
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Il 13 ottobre 2019 il Santo Padre dichiarerà santo uno dei più grandi pensatori cristiani dell’epoca moderna: John Henry Newman. Il noto Teologo inglese previde molte delle sfide del nostro tempo e si impegnò con coraggio e umiltà a servire la causa della Verità.

Quando ricevette il “biglietto” per la nomina cardinalizia nel 1879, Newman pronunciò nel Palazzo del Cardinale Howard, a Roma, un discorso che è divenuto famoso. Dopo aver ringraziato il Santo Padre per un onore così grande, egli confessa innanzitutto di aver fatto “molti sbagli” nella sua vita e di non avere “nulla dell’alta perfezione propria degli scritti dei santi”, aggiungendo però di aver agito sempre con “l’intenzione onesta, l’assenza di fini personali, la disposizione all’obbedienza, la volontà di farsi correggere, la paura dell’errore, il desiderio di servire la santa Chiesa e una buona speranza di successo”.

Poi il Cardinale eletto riassume l’impegno fondamentale della sua vita da teologo e pastore: “Gioisco nell’affermare che fin dall’inizio mi sono opposto a un grande male. Per 30, 40, 50 anni ho resistito con tutte le forze allo spirito del liberalismo. Mai la santa Chiesa ha avuto bisogno di essere difesa da esso come in questi tempi nei quali è diventato un errore diffuso come un’insidia su tutta la terra; e in questa grande occasione, essendo naturale per chi si trovi al mio posto dare uno sguardo al mondo, alla Chiesa e al suo avvenire, non sarà inopportuno, io spero, se rinnovo la protesta contro di esso, protesta che ho fatto così di frequente”.

Nel suo impegno contro il liberalismo religioso, Newman non si presentava come puro apologeta e ancora di meno come rigido conservatore, mirava invece con forza a dare ragione alla Verità, valorizzando il ricco patrimonio della tradizione e tenendo conto delle nuove sfide del suo tempo. Per mettere in luce la personalità di Newman, conviene ricordare brevemente alcune tappe della sua vita.

“Il mio Creatore”

Newman nacque il 21 febbraio 1801 a Londra. Il padre, anglicano liberale, lavorava come banchiere; la madre, casalinga, si impegnava ad introdurre i suoi sei figli alla lettura della Bibbia, praticando però una religiosità dei sentimenti. Perciò Newman disse più tardi che nell’infanzia non aveva convinzioni religiose precise. La Sacra Scrittura gli diede regole morali elevate, ma le sue potenzialità intellettuali necessitavano di un qualcosa di più chiaro e definito. Ben presto, a solo quattordici anni, subì la tentazione dell’incredulità e dell’autosufficienza. Copiava certi versi di Voltaire, dove si negava l’immortalità dell’anima, e si diceva: “Quanto è terribile, ma quanto è verosimile”. Voleva essere un gentleman, ma non credere in Dio: “Mi ricordo che volevo essere virtuoso, ma non religioso; non avevo capito che senso avrebbe amare Dio”.

Mentre lottava con questi pensieri, Dio bussò al cuore del giovane studente. Nelle vacanze del 1816 egli leggeva il libro La forza della verità di Thomas Scott, un fervido calvinista, e fu profondamente colpito dal suo contenuto. Di seguito sperimentava la sua “prima conversione”, che egli stesso considerò come una delle più importanti grazie della sua vita: si trattava di una acuta consapevolezza dell’esistenza di Dio, suo Creatore, e della vanità delle cose materiali. Nell’Apologia pro vita sua confessò che quest’esperienza ebbe un grande influsso sulla sua persona “isolandomi, cioè, dalle cose che mi circondavano, confermandomi nella mia sfiducia nella realtà dei fenomeni materiali e facendomi riposare nel pensiero di due soli esseri assoluti e luminosamente evidenti in se stessi, me stesso e il mio Creatore”.

Sin da questa prima conversione, Newman cercò di amare Dio sopra ogni cosa e di seguire la luce della Verità: “Quando avevo quindici anni (nell’autunno del 1816) si verificò in me un grande cambiamento di idee. Subii l’influenza di un credo definito, e accettai nella mia mente alcune impressioni del dogma che, per la misericordia di Dio, non si sono mai più cancellate od oscurate”. Cominciò quindi a rendersi conto dell’importanza delle grandi verità cristiane: l’incarnazione del Figlio di Dio, l’opera della redenzione, il dono dello Spirito che abita nell’anima del battezzato, la fede che non può rimanere una semplice teoria, ma deve tradursi in un programma di vita.

www.newmanfriendsinternational.org

Ti potrebbe interessare