La Chiesa col grembiule di don Tonino Bello raccontata da chi ha lavorato con lui

Il manifesto della visita del Papa
Foto: Diocesi di Molfetta
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Venerdì 20 aprile Papa Francesco sarà in visita pastorale ad Alessano e Molfetta in occasione del 25^ anniversario della morte di mons. Tonino Bello, morto in questo giorno del 1993 a causa del cancro.

Nel 1982 è vescovo di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi e tre anni dopo la Conferenza episcopale italiana lo sceglie come successore di mons. Luigi Bettazzi alla presidenza di Pax Christi, il movimento cattolico internazionale per la pace, con il quale pochi mesi di morire, nel mese di dicembre 1992, si reca a Sarajevo, città martoriata dalla guerra, sfidando i ‘cecchini’. E proprio Pax Christi ha definito mons. Bello “il vescovo più straordinario e popolare che la Chiesa abbia avuto dopo il Concilio.

E’ stato un grande ‘esploratore di felicità’, un ‘acceleratore’ nella Chiesa postconciliare, capace di gesti forti e parole inequivocabili, che hanno sfidato le convezioni e scosso le coscienze, tanto da rimanere scolpite nel tempo”. Amava immensamente la Chiesa, tanto da definirla ‘con il grembiule’: “Però l’immagine più bella, direi più consona al linguaggio biblico, è la Chiesa con il grembiule. Nel Vangelo di Giovanni si dice: ‘Gesù allora si alzò da tavola, depose le vesti, si cinse un grembiule e si mise a lavare i piedi’. Si cinse un grembiule: tra i paramenti ecclesiastici che dovrebbero trovarsi in sacrestia, l’unico che avrebbe diritto di starci è il grembiule; invece non c’è… Capite che la nonviolenza comincia di lì: l’etica del volto. Sono convinto che noi ci apriremo alla dimensione divina proprio a partire dal volto umano”.

Per approfondire il significato di questo viaggio papale in terra pugliese abbiamo intervistato il presidente della ‘Pro Civitate Christiana’ di Assisi, don Tonio Dell’Olio, che dal 1985 al 1993 è stato un fedele collaboratore di mons. Tonino Bello: quale sentimento prova per questo viaggio papale?

“Non ho esagerato quando ho detto che il giorno dell’annuncio della visita di papa Francesco nei luoghi di don Tonino (Alessano e Molfetta) è stato il giorno più bello della mia vita. Vedi, don Tonino Bello non ci ha soltanto disvelato un volto nuovo della chiesa ma ci ha mostrato che era possibile vivere quelle esigenze e quella radicalità che il Signore ha raccomandato nel vangelo. E allora la visita di papa Francesco non è un semplice riconoscimento della piena ortodossia della visione ecclesiologica di quel vescovo del sud, di questo non c'era certamente bisogno!, è molto di più: è l'accoglimento di quel modello da parte della chiesa universale. Le intuizioni, le visioni, le scelte, la prassi di don Tonino Bello sono condivise e praticate dal pontefice e proposte a tutta la comunità ecclesiale. Non è straordinario?”

La ‘Chiesa con il grembiule’ e la ‘Chiesa in uscita’: quali assonanze ci sono?

“ Forse si tratta di definire con parole diverse la stessa realtà di una comunità che accetta la sfida evangelica del servizio agli uomini e alle donne del proprio tempo. Si tratta di una Chiesa che ha il coraggio di scommettere tutto sulla povertà perché non si può uscire, non si può decidersi al servizio, se non da poveri, cioè dopo aver ‘deposto le vesti’ (Gv 13,4), dopo aver operato la ‘spogliazione’ come Francesco d'Assisi per sposare ‘madonna povertà’. Negli Atti degli apostoli Pietro si rivolge allo storpio che gli chiede l'elemosina dicendogli: ‘Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!’ (At 3,6). La Chiesa può annunciare il Cristo che libera solo se ha le tasche vuote! E’ questa la lezione evangelica di don Tonino e Papa Francesco”.

Ad ottobre ci sarà il Sinodo dei vescovi sui giovani: quale era la sua attenzione verso loro?

“La consapevolezza che essi non sono semplicemente la speranza del nostro futuro ma costituiscono l’oggi. Perché quando parliamo dei giovani al futuro li stiamo tradendo; diventano un alibi, non ci stiamo ponendo al servizio dei loro progetti, delle loro fatiche di vivere così come dei loro sogni. I giovani con don Tonino avevano un corridoio preferenziale e quando li incontrava li poneva al centro della propria attenzione scordandosi letteralmente di tutto il resto. Se anche noi riuscissimo a fare la stessa cosa sul piano ecclesiale ma anche politico, economico, sociale... non avremmo concorso soltanto a risolvere i problemi dei giovani, ma della vita comune, di tutti. Quella dei giovani insomma è un’unità di misura che serve per tutta la società. Anche in questo caso la decisione del papa del Sinodo per i giovani indica la sintonia con don Tonino”.

A 25 anni dalla sua morte quale eredità ha lasciato alla Chiesa?

“Tutto ciò di cui abbiamo parlato finora ma soprattutto una libertà che permette alla Chiesa di non sentirsi continuamente minacciata e assediata dal mondo ma piuttosto al servizio del mondo stesso. Una Chiesa meno preoccupata della dottrina e più della vita. Una comunità che sa amare sempre e tutti. Con lo stile di un Dio che ‘fa piovere sui buoni e sui cattivi...’. Una Chiesa che sappia annunciare innanzitutto la pace e non perché questa corrisponde alla sensibilità di un vescovo ma perché è Gesù stesso che quando invia la chiesa nascente ad annunciare il vangelo dice: ‘In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa!’ (Lc 10, 5). Questo faceva dire a don Tonino che ‘la pace è l’unico annuncio’”.

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