La dottrina sociale della Chiesa torna a ruggire

Papa Francesco
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Dalla Rerum Novarum di Leone XIII del 1891 alla Caritas in Veritate del 2009 di Benedetto XVI. La dottrina sociale della Chiesa passa per le pietre miliari delle encicliche ma anche dalla predicazione ‘ordinaria’ dei Papi. E finora Francesco ha scelto quest’ultima opzione.

Fin dai primi giorni di pontificato Jorge Mario Bergoglio ha predicato in favore della giustizia sociale e di una economia etica da contrapporre a consumismo sfrenato e soprattutto alla cultura dello scarto. Pagare il giusto salario al lavoratore, astenersi dalla corruzione e dallo sfruttamento delle persone, in primis attraverso le tante forme di lavoro nero. E per spiegare questi concetti il Pontefice ha usato parole semplice, puntando direttamente al cuore delle persone.

‘Se in tante parti del mondo – ha avuto modo di dire Papa Bergoglio - ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia. Sembra normale! Al contrario di questo, per esempio, un abbassamento di 10 punti nelle Borse di alcune città, costituisce una tragedia. Così le persone vengono scartate. Noi, le persone, veniamo scartati, come se fossimo rifiuti’. Tutto questo- proseguiva il Pontefice – per colpa di una mentalità consumistica che ‘ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Quello che comanda oggi non è l’uomo, è il denaro: il denaro, i soldi comandano!’.

 

Papa Francesco come ricetta alternativa ha proposto la globalizzazione della solidarietà, unico strumento valido affinchè nessuno resti indietro. Una economia che non faccia marketing ma che invece sia capace ‘di far crescere le persone in tutte le loro potenzialità’.

 

In questi due anni di pontificato Francesco si è posto sulla scia dei suoi predecessori. Da Leone XIII in poi i Papi hanno spinto sull’acceleratore della dottrina sociale.

 

Lo fece Paolo VI nel 1967 con la Popolorum Progressio in cui, tra l’altro, spiegava che ‘lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere sviluppo autentico, dev'essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo’. E ancora affermava che ‘la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario’.

 

Giovanni Paolo II ha dedicato alla dottrina sociale tre encicliche: Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis e Centesimus Annus. Papa Wojtyla denunciando sia la dottrina economica marxista, contro la quale ha combattuto in prima linea in Polonia, sia le disfunzioni e le devianze del sistema capitalistico, riaffermava che ‘il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro’, aggiungendo inoltre che subordinare i rapporti sociali ai fattori economici è una azione ‘contraria alla natura della persona umana’.

 Caritas in Veritate è l’ultima delle encicliche sociali pubblicate finora dai Papi e porta la firma di Benedetto XVI. Siamo nel 2009, ed è scoppiata già la grande crisi economica mondiale. Il Pontefice si rivolgeva ai governi del mondo sottolineando che ‘ il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: l'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale’. Necessaria dunque per Papa Benedetto la maturazione di una coscienza solidale ed ‘una nuova e approfondita riflessione sul senso dell'economia e dei suoi fini, nonché una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni’.

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