La Passione di Cristo ci salva. Domenica delle Palme

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

L'ingresso di Gesù a Gerusalemme
Foto: pubblico dominio
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Con questa domenica iniziamo la settimana più santa dell’anno. In essa la Chiesa celebra i misteri centrali della fede: la passione, la morte, la sepoltura e la resurrezione di Cristo. Con questi eventi Gesù conclude la Sua esistenza terrena e  prende avvio il tempo della Chiesa.

Siamo introdotti a questa grande settimana dalla processione con i rami di ulivo - che vivremo in forma ridotta - con la quale riviviamo il solenne e trionfale ingresso di Gesù nella città di Gerusalemme. Un trionfo di breve durata! Infatti, nei giorni successivi, vedremo Cristo rifiutato, tradito e condannato ad una morte atroce. E’ questa la ragione per la quale la Chiesa ci propone in questa domenica la lettura della Passione secondo il Vangelo di san Marco.

Nel racconto emerge che Gesù di Nazareth - disprezzato, torturato e dichiarato colpevole - non è un profeta qualsiasi, ma è Dio stesso il quale dona la sua vita per liberarci dalla schiavitù del peccato che ci impedisce di amarci e di amare Dio e i fratelli. Nella morte di Cristo in croce, dunque, noi leggiamo non solo l’ eroismo di un uomo, ma l’amore infinito di Dio nei confronti dell’umanità.

Il racconto è pieno di personaggi che si relazionano a Cristo. Di questi, alcuni sono da imitare, altri, invece, sono da “evitare”. Sicuramente non sono da assumere a modello di vita la figura inquietante e tragica di Giuda, che tradisce; la mancata vigilanza degli apostoli che, pur animati da un sincero amore nei confronti di Gesù, sono vinti dal sonno e dalla paura; la chiusura alla grazia dei capi del popolo; il rinnegamento di Pietro; l’atteggiamento incoerente e timoroso di Pilato; la cattiveria dei soldati che insultano e scherniscono Gesù.

E’ doveroso, invece, fare nostri l’amore e la tenerezza della donna che versa il profumo sul capo di Gesù; la fedeltà ed il coraggio delle donne che accompagnano Cristo nella via crucis; la professione di fede del centurione, che vedendo come il Signore muore lo confessa vero Figlio di Dio; l’eroica fede della Vergine Madre la quale sotto la croce rinnova il proprio “fiat” alla volontà di Dio e, così, viene associata all’opera di redenzione del suo divin Figlio; il coraggio di Giuseppe di Arimatea, che chiede il corpo del Crocifisso, mettendo a repentaglio la sua stessa vita.

E’ la Passione di Cristo che ci salva, perché è nella Passione che veramente si esprime e si attua l’amore di Dio. A salvarci, dunque, non è il dolore - che lasciato a se stesso conduce alla disperazione - ma l’amore del Figlio di Dio consumato fino al dono di sé, il quale esige di essere accolto e ricambiato.

Ci aiuta a comprendere questa esigenza un grande pensatore cristiano, Pascal. Un giorno udì la voce del Signore che gli diceva: “Io ti sono più amico che il tale e il talaltro; io ho fatto per te più di essi: essi non soffrirebbero da te quello che io ho sofferto e non morirebbero per te, come io ho fatto e sarei disposto a fare ancora…vuoi tu che io continui a versare per te il sangue della mia umanità, senza che tu mi doni neppure una lacrima?”

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