La povertà viola i diritti umani. Un manuale per combatterla

Conferenza stampa di presentazione del manuale "Making Human Rights Work for People Living in Extreme Poverty", Sala Stampa vaticana, 17 dicembre 2015
Foto: Daniel Ibañez / CNA
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Combattere l’estrema povertà è un diritto umano? La risposta la dà un manuale, “Making Human Rights Work for People Living on Extreme Poverty and Human Rights” (“Fare dei diritti dell’uomo una realtà per le persone che vivono in estrema povertà”) curato dal movimento internazionale “Agirt tous pour la Dignité (Atd) quart monde e Franciscans International, con la collaborazione di Caritas Internationalis.

Si tratta di un manuale che indica come attuare i principi guida delle Nazioni Unite sull’estrema povertà dell’uomo. Si tratta – ha spiegato Jean Tonglet di Atd in una conferenza stampa il 17 dicembre – di “principi dei diritti umani adottati dalle Nazioni Unite nel settembre 2012”, che però hanno una storia lunga alle spalle. E’ padre Joseph Wresinski a teorizzarli, e poi a renderli concreti a partire dagli anni Ottanta (nel 1987 è stato relatore del piano economico-sociale francese). Un lavoro così riconosciuto che Giovanni Paolo II andò a pregare sulla lapide di Wresinski nel 1997, quando fu a Parigi per la Gioranta Mondiale della Gioventù. Un lavoro che ha avuto varie difficoltà quando si è arrivati alla stesura dei diritti umani. “Padre Wresinsky non è riuscito a fare una carta – racconta Tonglet – perché c’era troppa divisione tra Est e ovest, tra Nord e Sud, alcuni dicendo che la povertà è un problema del Sud, e quelli del Nord dicevano che non c’era la povertà da loro”. Una empasse che si è risolta quando la Francia ha portato il suo sostegno alla risoluzione. E lo stesso Cardinal Jorge Mario Bergoglio ha apprezzato l’impostazione, tanto che l’ha ripresa completamente in un discorso in cui sottolineava come “i diritti umani si violano anche con la povertà”.

L’approccio di partenza è proprio quello che la povertà rappresenta di per sé una violazione dei diritti umani. Francesca Restifo, dell’advocacy di Franciscan International, spiega che “la povertà estrema non è una dimensione economica, ma un fenomeno multidimensionale. Questo fenomeno facilita una serie di violazioni dei diritti umani, e per questo aiutare le persone in estrema povertà è un obbligo legale che gli Stati hanno in materia di diritti umani”.

Perché “la povertà è estrema non è inevitabile. È una situazione che in parte è generata, favorita e perpetuata da azioni ed omissioni di Stati e altri agenti economici”. Per combatterla, ci si deve – prosegue Restifo – “basarsi sui diritti umani, e rendere concreto l’empowerment, ovvero rendere le persone che vivono in povertà estrema autonome, essere esse stesse agenti di cambiamento. E poi, si deve incoraggiare la partecipazione delle persone che vivono in povertà”.

Per questo c’è bisogno di un manuale: per aiutare gli operatori a comprendere le implicazioni di quanti vivono in povertà estrema. “Ci siamo concentrati sulla povertà estrema – spiega anora Restifo – perché la povertà estrema implica un circolo vizioso di impotenza, stigmatizzazione, elementi che si perpetuano. Si può cadere in una povertà temporanea, ma rimanendo parte del tessuto sociale. La povertà estrema ti esclude dal diritto sociale. C’è la povertà con il futuro e la povertà senza futuro”.

Il vescovo Bernardo Johannes Bahlmann, vescovo di Óbidos nel nord-est del Brasile, ha portato tutto sul piano concreto. Da vescovo dell’Amazzonia, ha raccontato della deforestazione che influisce negativamente sulle popolazioni della regione, ma anche sul pianeta, e per questo c’è la necessità di costituire “un movimento verde” per portare avanti un “rimboschimento sostenibile”. C’è, in realtà, anche una Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica, che coinvolge i vescovi locali, ma anche la Santa Sede e gli Stati coinvolti e quelli sfruttatori, secondo il modello diplomatico dell’inclusione di cui si parla molto anche per superare il dramma della povertà estrema.

È una delle tante attività della Santa Sede. Spiega Michel Roy, Segretario Generale di Caritas Internationalis, che il manuale è “sistematico ed estremamente concreto”, e riflette la pedagogia di Caritas Internationalis. Sono molti gli interventi sul campo di Caritas Internationalis, che mette in campo anche un lavoro di advocacy in favore dei poveri spesso sconosciuto al grande pubblico.

Padre Perry, ministro generale dei Frati Minori, si è invece concentrato sul concetto di dignità, che “non si può guadagnare o meritare”, ma è intrinseca di ciascuno, e per questo le società che non rispettano la dignità non solo danneggiano i poveri gli emarginati e gli esclusi, ma minano le loro stesse fondamenta.

Padre Perry ha poi ricordato alcuni programmi di promozione umana che i francescani stanno portando avanti in varie parti del mondo (in particolare in India, in Indonesia, Sud Sudan, Libano, Kenya e Italia) in collaborazione con le conferenze episcopali, con gruppi legati alla Caritas e con altre congregazioni religiose, ma anche con musulmani, ebrei, indù e non credenti.

 

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