La preghiera dei siro-cattolici per padre Jacques Murad

Padre Jacques Murad (a destra nella foto) con padre Paolo Dall'Oglio
Foto: I. Vanoni da www.terrasanta.net
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“Offriamo preghiere, messe, suppliche e digiuni”, “supplicando la Madre di Dio e tutti i santi martiri e confessori per la liberazione di Padre Jacques”. E’ l’appello del patriarca siro cattolico Ignace Youssif III, inviato a  tutte le comunità siro-cattoliche sparse per il mondo, “nella speranza che padre Jacques sia liberato e torni presto alla sua parrocchia”. A riportarlo l’agenzia Fides. Nel testo il Patriarca invita tutti i fedeli “a essere fermi nella fede, nella speranza e nella fiducia nel Signore e nelle sue promesse che non deludono”; “nella festa di Pentecoste chiediamo che lo Spirito Santo ci illumini, ci consoli e ci custodisca”.

Il messaggio è stato letto ieri in tutte le chiese siro-cattoliche del mondo. Padre Jacques Murad e il diacono Boutros Hanna, sono stati rapiti venerdì scorso in Siria, presso il monastero di Mar Elian. “Dei due rapiti non si hanno notizie dal momento del loro sequestro”, afferma l’agenzia Fides.

Padre Murad aveva collaborato con il gesuita Paolo Dall’Oglio, rapito anche lui in Siria, il 29 luglio 2013 a Raqqa, città siriana in mano allo Stato islamico.

Secondo fonti locali  il sequestro sarebbe avvenuto per mano di due individui armati, che si ipotizzano vicini a gruppi salafiti presenti nella zona.

Nel Monastero dove si è consumato il rapimento, riferisce ancora Fides, “sono stati ospitati centinaia di rifugiati, compresi più di cento bambini sotto i dieci anni. Padre Jacques e i suoi amici hanno provveduto a trovare il necessario per la loro sopravvivenza anche ricorrendo all'aiuto di donatori musulmani. Bastano questi pochi cenni a far intuire quale oasi di carità rappresenti il Monastero di Mar Elian per tutto il popolo siriano, massacrato da una guerra assurda, alimentata dall'esterno”.

Già venerdì scorso, il Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III aveva invitato tutti i fedeli siro-cattolici del mondo a esprimere con la preghiera e con altri atti di devozione e penitenza la propria comunione spirituale con i due sequestrati.

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