La Resurrezione genera una nuova umanità. Domenica di Pasqua

La Resurrezione di Gesù
Foto: pubblico dominio
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Nel brano di Vangelo abbiamo sentito raccontare che le donne, testimoni della morte e della sepoltura di Cristo, si recano al sepolcro e a loro si presentano due uomini in abito sfolgorante che si rivolgono ad esse con queste parole: “… Voi cercate Gesù Nazareno, il crocefisso. È risorto, non è qui". La constatazione del sepolcro vuoto, e le parole esplicative dell’angelo, suscitano grande stupore nelle donne. E’ lo stupore dell’uomo di fronte alla risurrezione del Crocefisso. La narrazione che fa Pietro di questo avvenimento è semplice: "Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse a noi … che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti". Qui è narrata l’unica novità vera accaduta in questo mondo.

In che cosa consiste precisamente la novità di quanto è accaduto a Pasqua? Nel fatto che un corpo umano già morto e sepolto è stato reso partecipe di una vita umana incorruttibile, cioè della stessa vita divina, della vita eterna di Dio. Non si tratta dunque di un semplice ritorno alla vita. Perché se così fosse si sarebbero semplicemente aggiunti qualche giorno in più ad una vita comunque destinata alla morte. Cristo, invece, risorge per non morire più.

Il corpo di Cristo che risorge è un corpo come il nostro, fragile ed inconsistente e, pertanto, nella resurrezione del corpo di Cristo noi vinciamo il nostro destino di morte, il nostro essere per la morte. Senza la risurrezione di Cristo, infatti, l’uomo sarebbe inesorabilmente prigioniero della corruzione, e non avrebbe mai avuto la possibilità di essere afferrato dalla Vita infinita di Dio. In altre parole per mezzo di Cristo risorto anche a noi è stato aperto il passaggio alla vita eterna" (Colletta della Messa).

L’Apostolo Paolo nella seconda lettura afferma: "Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato". Con queste parole ci insegna che dentro la pasta vecchia dell’umanità è stato posto un "lievito" nuovo che è in grado di trasformarla. Questo "lievito nuovo" è Cristo morto-risorto. La risurrezione di Cristo, quando è riconosciuta in modo tale da investire la nostra vita è una generazione nuova. In altre parole, dal riconoscimento della Risurrezione di Cristo viene generata una nuova umanità. Cristo risorto ha reso realmente possibile un amore vero, un lavoro vero, una società umana vera, una pace vera.

Questo riconoscimento della risurrezione di Cristo come accade dentro alla nostra vita? Il "lievito nuovo" della resurrezione penetra nella nostra pasta vecchia, e la trasforma attraverso la fede ed i sacramenti, in particolare attraverso il sacramento del Battesimo ed in seguito della confessione e dell’Eucarestia.

Due, allora, sono oggi le posizioni che impediscono all’uomo di riconoscere la risurrezione di Cristo, di farla accadere nella sua vita quotidiana. Il pensare di potere redimere la nostra condizione umana segnata dal peccato e dall’egoismo con le nostre sole forze morali, dimenticando che senza il Signore risorto tutta la volontà dell’uomo non basta per conseguire un solo frammento di salvezza. Oppure continuare a ritenere che nulla di nuovo è accaduto, perché nulla di nuovo può assolutamente accadere, e che sarebbe ingenuità o stoltezza anche il solo pensarlo.

La preghiera della Chiesa è invece indirizzata verso un’altra direzione: "Concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto". La novità è possibile, ma è dono che va invocato: la novità raggiunge le radici dell’essere, perché è opera dello Spirito del Risorto.

Buona e santa Pasqua a tutti.

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