La sacralità della vita umana attraverso il cammino di quattro nascite

A colloquio con Don Marco Gianola sacerdote milanese che lavora in ospedale

Don Marco Gianola
Foto: Chiesa di Milano
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Il Papa emerito Benedetto XVI scriveva alcuni anni fa, nel libro ‘L’elogio della coscienza. La Verità interroga il cuore’: “La radice ultima dell’odio e di tutti gli attacchi contro la vita umana è la perdita di Dio. Dove Dio scompare, scompare anche la dignità assoluta della vita umana”. Parte da questo assunto il libro ‘4 nascite. La sacralità della vita umana’ di don Marco Gianola, collaboratore del servizio per le Cause dei Santi presso la curia arcivescovile di Milano e cappellano dell’ospedale Policlinico.

Il libro presenta le ‘quattro nascite’ dell’uomo (nel grembo materno, al mondo, alla fede ed al cielo) e, nel medesimo tempo, analizza le rispettive questioni bioetiche: l’aborto e la fecondazione artificiale, il non riconoscimento e l’abbandono dei neonati, il suicidio assistito e l’eutanasia. Ciò che unisce la diversità dei singoli capitoli è l’amore, che si declina in svariati aspetti derivanti dalla sua origine, essenza, modalità e fine. L’autore, mettendo in evidenza la relazione intrinseca tra scienza e fede, invita ciascuno a riscoprire dentro e fuori di sé la presenza viva di Dio, affinché ogni vita umana possa essere  rispettata, sempre, nella propria inviolabilità e sacralità.

All’autore abbiamo chiesto di spiegarci il motivo delle ‘quattro nascite’: “Perché sono quattro le ‘nascite’ che caratterizzano la vita di ciascun essere umano: quelle nel grembo materno, al mondo ed al cielo sono certe e si manifestano, principalmente, nelle dimensioni naturale e soprannaturale; la nascita alla fede, invece, è per coloro che desiderano camminare nella vita nuova in Dio e si rivela, soprattutto, a partire dallo stato spirituale. La prima (nel grembo materno), la seconda (al mondo) e la quarta (al cielo) sono inevitabili, mentre la terza nascita è possibile, perché la fede non s’impone, ma si propone”.

In cosa consiste la sacralità della vita? 

“L’uomo è composto, essenzialmente, da un corpo, una mente ed un’anima. Tale composizione tripartita è un riflesso dell’Amore trinitario di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo: ‘Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò’. Da qui scopriamo che la vita umana è sacra, poiché è la creatura che, rispetto a tutte le altre cose create, rimanda direttamente al Creatore. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine; così la vita umana, dono prezioso di Dio, è sacra ed inviolabile. In ogni bimbo che nasce ed in ogni uomo che vive o che muore è importante intravedere la gloria di Dio, incarnata in ciascuna vita umana. Tuttavia non solo l’essere umano, ma tutto il creato porta in sé un germe di sacralità, poiché ogni cosa creata rimanda alla potenza creatrice di Dio. A riguardo ha molto da insegnarci la spiritualità francescana!”

Come si pone la vita davanti alle questioni bioetiche?  

“Le questioni bioetiche sono tematiche delicate, a volte anche complesse, perché toccano la vita nella sua totalità. Nel mio libro analizzo i temi bioetici presenti nelle ‘4 nascite’ come l’aborto e l’eutanasia. Credo sia fondamentale distinguere, dal punto di vista morale,  l’azione da colui che la compie o, secondo l’insegnamento evangelico, il peccato dal peccatore: da una parte Dio ha elargito all’uomo l’intelligenza affinché, per mezzo di essa, egli impari a discernere il bene dal male; dall’altra il Creatore ha donato alla creatura un cuore che sia umilmente capace di non giudicare nessuna persona, dal momento che solo Lui conosce i misteri nascosti nell’abisso del cuore di ogni uomo e di ciascuna donna. A proposito ritengo estremamente illuminante una riflessione della mistica sant’Angela da Foligno, che così scrive: ‘Non giudicate nessuno, anche se lo vedeste nel momento in cui commette peccati mortali. Non dico che non vi debba dispiacere il peccato o che non dobbiate aborrirlo; dico soltanto che non dovete giudicare chi sbaglia, poiché non conoscete il giudizio di Dio’. Penso che questo sia il miglior criterio per approcciarsi alle questioni bioetiche”. 

Quale è la relazione tra scienza e fede?

“Nel corso della storia ‘scienza’ e ‘fede’ sono state messe, a volte, in contrapposizione ed ancora oggi ci sono persone che la pensano così. Ritengo che sia un grave errore leggere così il rapporto, dal momento che tra scienza e fede c’è, invece, una relazione intrinseca. L’obiettivo del libro consiste nel mostrare la complementarietà tra il dato naturale e quello soprannaturale, il legame determinante tra scienza e fede, secondo una prospettiva etica che pone al centro le quattro nascite dell’uomo.

Certamente è vero che l’origine, il metodo ed il fine della ‘scienza’ non sono uguali a quelli della ‘fede’; a riguardo possiamo ricordare la celebre espressione di Galileo Galilei che affermò: ‘La scienza ci insegna come è fatto il cielo, la fede come andare al cielo’. Tuttavia, tale diversità non ha significato di  contrapposizione, ma sussiste nell’ottica di una complementarietà”. 

Allora quale è il significato della vita al tempo di Covid 19?

“Al tempo del Covid-19 più che la ‘vita’ sembra prevalere la ‘morte’: eppure, questo tempo può diventare un periodo di purificazione affinché la vita vera possa riemergere in tutta la sua bellezza e forza a livello personale, familiare e sociale. La pandemia ci ha colpito nel punto più vitale: le relazioni umane. Questo mi ha fatto molto riflettere! ‘Vita’ è anzitutto ‘relazione’: forse di questo c’eravamo un po’ dimenticati”.

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