La Sagrada Familia a 90 anni dalla morte di Gaudì, cantiere di conversione

Una suggestiva immagine dell'interno della Sagrada Familia
Foto: AA
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Sarà davvero il 2026 l’anno del completamento della Sagrada Familia di Bercellona? L’ opera più significativa dell’architetto santo, anche se non ancora ufficialmente elevato agli onori degli altari, Antoni Gaudì è un cantiere dal 1882.

Solo nel 2010 la chiesa è stata dedicata ufficialmente da Benedetto XVI, e tra dieci anni il Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia, come si chiama realmente, le gru lasceranno gli spazi dell’edificio più ricco di significati teologici dell’Europa contemporanea.

I proventi della vendita dei biglietti delle visite dei milioni di visitatori che ogni anno arrivano e sono costretti a guardare in su, al cielo, a Dio, servono proprio a terminare i lavori. Perché la chiesa, il maestoso tempio modernista catalano, è un dono del mondo al mondo.

Eppure la Sagrada Familia è la massima espressione della idea di architettura che stravolge le idee di “stile” e “forma” per arrivare ad un principio che in pochi hanno compreso ancora oggi.

Una architettura che non “lotta” contro la natura, ma che usa le leggi di Dio nelle quali si trova la vera bellezza. Nessuna linea dritta, ma solo curve che assorbono forme e impatti per ridimensionare la gravità. Una compenetrazione tale nella natura che crea leggerezza. Come un muro di mattoni ondulato che devia la forza del vento e diventa più forte di una muraglia.

La storia della Sagrada Familia è una storia di conversione, carità, teologia.

Conversione di molti di coloro che ci lavorano anche se non sono credenti. Scultori, architetti, pittori, maestri vetrai che incontrano le “marquettes” i modellini di Gaudì entrano in una prospettiva  da cantiere medioevale. Quelli delle grandi cattedrali gotiche, che cercano il cielo con le loro prospettive. Ma Gaudì offre di più. Asseconda la natura non la contrasta, ne penetra le leggi perché non ci può essere nulla di più grande delle leggi di Dio.

Nella Barcellona di fine ‘800 flagellata dalla miseria e dalle famiglie borghesi diventate ricche con traffici spesso illeciti e di esseri umani, dove la violenza tenta di sanare le ingiustizie sociali,  Antoni Gaudì lavora per la Associazione dei figli di San Giuseppe, e per prima cosa costruisce una scuola per i ragazzini di quella che è una periferia abbandonata.

Gaudì lavora per le famiglie ricche, case, ville e invece viene travolto da un progetto sociale e spirituale. Le sue forme sono lo sviluppo di formule matematiche, facili da fare per i muratori che usano le tecniche tradizionali catalane. La sua originalità significa tornare all’ origine: nella natura c'è una legge e puoi ritrovarla. La sua è una capacità di contemplare l’ impronta di Dio nella natura.

La Fondazione di San Giuseppe ha scopi caritativi, ma la preghiera è sguardo a Dio e per questo la costruzione della chiesa è centrale. Gaudì inizia a lavorarci a 31 anni, e ci lavora sempre fino al 10 giugno del 1926, quando muore all’ospedale dei poveri dopo essere stato investito dal tram. Tornava al suo cantiere, dove abitava e lavorava in un paio di stanzette di legno, dopo avere seguito la messa nella chiesa di San Filippo nel quartiere gotico, a pochi passi dalla cattedrale.

Nel piccolo museo che spiega come nasce la magia delle colonne che sembrano una foresta ci sono le foto di un evento speciale: la dedicazione della chiesa. C’è tutto Gaudì nella liturgia, il libro della natura, e la Sacra Scrittura.

Ogni colonna è una diocesi, le colonne sono gli Apostoli e ogni vescovo unge una colonna, e poi quell’altare coperto d’olio e di incenso che nei prossimi anni sarà il punti di partenza di un lungo fiume che invade la navata per arrivare alla grande entrata principale, che ancora non c’è. Un fiume che purifichi il mondo.

E ci sarà la torre centrale con la croce illuminata come un faro nella città, ma non più alta di Montjuic, perchè l’opera dell’uomo non può superare quella di Dio.

Ogni angolo di questa moderna cattedrale gotica è un simbolo, è un modo di parlare con il mondo e con la Catalogna in particolare. Come quel grande cipresso sulla facciata della Natività che indica l’accoglienza secondo la tradizione catalana, o le vetrate che filtrano la luce del fuoco e dell’acqua, e il chiostro che avvolge la chiesa piuttosto che essere al suo fianco.

Ci sono tanti giapponesi che visitano la Sagrada Familia, perché loro più di altri comprendono questa amalgama totale con la natura che è il libro della teologia di Dio. E Dio è lì, dietro l’altare, nell’abside, in una cappellina, nel tabernacolo. Non sono moltissimi coloro che si fermano, ma sono un ruscello continuo di preghiera. Anche per lui, Antoni Gaudì, l’architetto di Dio che tutti sperano diventi beato prima che la sua chiesa sia terminata, magari il 10 giugno 2026 giusto a cento anni dalla sua morte.

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